VADEME, ridare vita ai rifiuti minerali

Nathalie Jollien

Il materiale di scavo proveniente da grandi cantieri potrebbe essere trasformato in terra fertile ad alto valore ambientale. Il progetto franco-svizzero vademe valuta se e come si potrebbe creare una filiera per il riciclaggio di questi materiali, oggi considerati rifiuti, nella regione di Ginevra e Annecy.

© regiosuisse

Nel Cantone di Ginevra il settore edile produce ogni anno milioni di tonnellate di inerti minerali. Si tratta di rifiuti di demolizione come cocci di mattoni e altri laterizi, ma anche di rifiuti risultanti da attività di scavo o terrazzamento. Durante questi lavori si presta grande attenzione a preservare il suolo fertile, ossia lo strato biologicamente attivo del terreno il cui spessore varia da alcuni centimetri nelle zone urbane a poco più di un metro in quelle forestali. Il sottosuolo non fertile al disotto di questo strato, invece, è spesso considerato materiale di rifiuto e destinato alla discarica. «In generale questi rifiuti sono presi in consegna da cave che interrano i materiali non riciclabili. Le imprese edili ginevrine sono spesso costrette a trasportarli fuori dal Cantone, percorrendo a volte lunghe distanze, il che causa un forte inquinamento atmosferico e acustico», rileva Sébastien Kicka, capoprogetto Innovazione presso l’Ufficio di promozione dell’industria e della tecnologia del Cantone di Ginevra. Poiché il Cantone non dispone di sufficienti capacità di discarica, questi rifiuti vengono esportati in gran parte nella vicina Francia.

Lanciato nel dicembre 2020, il progetto vademe («Valorisation agronomique des déchets minéraux») si propone di affrontare questa problematica nell’ambito di una cooperazione transfrontaliera. Vi partecipano nove partner pubblici e privati provenienti sia dalla Francia che dalla Svizzera, le cui competenze si completano a vicenda. L’obiettivo è di coinvolgere le reti degli attori interessati per potenziare e strutturare le collaborazioni e accrescere la parte riciclata di questi rifiuti, sperimentando tra l’altro soluzioni innovative per trasformarli in terra fertile. A lungo termine il progetto dovrebbe favorire la nascita di un’economia circolare per i materiali di scavo.

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Ricreare meccanismi naturali

La società Edaphos, uno dei partner del progetto, ha sviluppato competenze nel riciclaggio dei rifiuti minerali con un procedimento di ingegneria pedologica che permetterebbe di creare terra vegetale fertile. «Aggiungiamo a minerali sterili ammendanti organici e microbici. L’associazione di questi tre elementi permette di ricreare dinamiche e meccanismi naturali che rendono il suolo fertile. Nella natura lo stesso processo richiederebbe un secolo per un solo centimetro di suolo fertile.

Questo metodo innovativo viene testato per la prima volta su scala industriale nel quadro del progetto vademe: durante i lavori di rinaturazione del fiume Aire a Ginevra (nel tratto tra il villaggio di Certoux e la frontiera francese), entro la fine del 2022, verranno trattate direttamente sul posto 10 000 tonnellate di materiale. Un secondo cantiere di sperimentazione è in corso con la società Chavaz specializzata nel trasporto e nella fornitura di materiali da cava. «In una delle sue sedi, la società dispone di un impianto di trattamento dei rifiuti. Dopo la fase di smistamento e separazione, sottoponiamo il materiale di scavo proveniente da differenti cantieri al nostro processo», spiega Mathieu Pillet. Da notare che la produzione di terra fertile è possibile soltanto se le qualità fisiche, chimiche e biologiche dei materiali di scavo e degli ammendanti organici (tessitura adeguata, tenore di elementi nutritivi, buon equilibrio tra le comunità di organismi del suolo, assenza di inquinamento ad es. da microplastiche ecc.) sono sufficienti e comprovate.

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Il progetto vademe analizza anche la fattibilità e la sostenibilità economica del processo appena descritto. La terra fertile ricavata potrebbe essere venduta a paesaggisti o privati, essenzialmente per la sistemazione di giardini, visto che non si presterebbe per un uso agricolo. Nell’ambito del progetto vengono peraltro condotte riflessioni sulla possibilità di far evolvere gli standard di qualità svizzeri. «Il quadro normativo è molto impreciso», rileva Mathieu Pillet. Il progetto vademe fornirà spunti per compiere passi avanti in questo ambito. Verrà in particolare effettuato un confronto con la norma francese NF U 44-551, il cui marchio molto diffuso sui terricci in vendita in Francia è garante di qualità per i consumatori.

Ricadute economiche e ambientali

Oggi, a causa di limitazioni di ordine tecnico e giuridico, non è possibile produrre artificialmente suoli agricoli. Se gli esperimenti in corso daranno i risultati sperati, la trasformazione del materiale di scavo in terra fertile porterà numerosi vantaggi sia economici che ambientali alla regione di Ginevra e Annecy. L’interesse economico ci sarà se l’offerta troverà una domanda adeguata: anziché pagare terzi per disfarsi di «rifiuti», si potrà trasformare il materiale di scavo e commercializzare il prodotto così ottenuto creando valore aggiunto per gli operatori del mercato. «Con il nostro progetto vogliamo sostenere anche l’economia locale», sottolinea Sébastien Kicka. «Seguiamo le attività della start-up Edaphos ormai da alcuni anni e incoraggiamo la creazione di sinergie con aziende della regione».

A fronte del depauperamento dei suoli su scala mondiale, la possibilità di produrre terra fertile comporterebbe indubbi vantaggi. «La terra fertile scarseggia e non è una materia prima che l’uomo può rinnovare. Il processo naturale di creazione di suolo fertile è estremamente lento», ricorda Mathieu Pillet. «Il suolo è inoltre molto prezioso dal punto di vista ambientale, visto che a livello globale immagazzina una grandissima quantità di CO2, quattro volte superiore a quella assorbita dalla vegetazione». Questa possibilità consentirebbe inoltre di evitare i trasporti transfrontalieri di rifiuti minerali con veicoli pesanti su distanze talvolta importanti tra la Svizzera e la Francia, con tutto l’inquinamento che ne deriva.

Léa Carlesso et Georges Descombes © regiosuisse

Infine, se questa nuova forma di riciclaggio dovesse rivelarsi valida, potrebbe sostituire un metodo di riciclaggio dei rifiuti minerali attualmente applicato in Francia nelle zone agricole, che consiste nel rimuovere lo strato superficiale di terra fertile, distribuire uno strato di rifiuti minerali e ricoprirlo con lo strato precedentemente asportato. Se non viene realizzata a regola d’arte, l’operazione può causare gravi problemi legati al deflusso delle acque o compromettere la capacità di esplorazione radicale delle piante. Vietato nelle zone agricole in Svizzera, questo metodo non è sufficientemente monitorato e controllato dalle pubbliche amministrazioni francesi.

Le conclusioni del progetto vademe saranno disponibili entro la fine del 2022.

Cooperazione transfrontaliera
VADEME è un progetto Interreg Francia-Svizzera. Ha una durata di due anni (da gennaio 2021 a dicembre 2022) e riunisce partner francesi e svizzeri. Il budget di 820 000 franchi comprende fondi europei di sviluppo regionale (FESR), fondi federali (NPR) e fondi cantonali. I due capifila del progetto sono il Consiglio dell’architettura, dell’urbanismo e dell’ambiente dell’Alta Savoia (CAUE 74) per la parte francese e l’Ufficio ginevrino di promozione dell’industria e della tecnologia (OPI) per la parte svizzera.

interreg-vademe.caue74.fr/le-projet-vademe

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Verso appalti pubblici circolari

Pirmin Schilliger

Il Centro di competenza per gli appalti pubblici circolari è stato creato nella primavera del 2020 e da aprile 2022 opera in qualità di organizzazione autonoma con il nome di Prozirkula. In particolare promuove e sostiene la transizione dell’economia verso modelli di produzione e di consumo circolari e provvede affinché i criteri dell’economia circolare vengano considerati già nei bandi di gara.

I servizi di Prozirkula includono tra l’altro la consulenza, la competenza, l’informazione, la formazione continua, il trasferimento di conoscenze e la messa in rete e sono destinati sia alle aziende pubbliche che a quelle private. La direttrice del centro Antonia Stalder spiega che, con un volume di acquisti complessivo di circa 40 miliardi di franchi, il settore pubblico è il principale attore sul mercato degli appalti e, di conseguenza, può dare la necessaria accelerazione alla transizione verso l’economia circolare.

Prozirkula © regiosuisse

Con la revisione del 2021, la legge federale sugli appalti pubblici (LAPub) obbliga i decisori a tenere maggiormente conto dei criteri di sostenibilità, in particolare di quelli dell’economia circolare. Due anni fa, subito dopo la sua creazione, Prozirkula ha lanciato un progetto pilota che ha spianato la strada a molte altre iniziative. Nel 2021, grazie alle linee guida per il riutilizzo di mobili, l’Ufficio dell’ambiente e dell’energia (AUE) di Basilea Città ha per esempio riutilizzato i vecchi mobili nel nuovo edificio inaugurato in centro. L’edificio stesso è una costruzione ibrida in cemento e legno con una facciata fotovoltaica conforme agli standard Minergie-A Eco e rispecchia ampiamente i principi dell’economia circolare. Prozirkula ha aiutato inoltre le Aziende industriali di Basilea (IWB) a integrare questi principi anche nella gara di appalto per la realizzazione di colonnine di ricarica elettrica.

prozirkula.ch

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Tra agricoltura e start-up

Patricia Michaud

Star’Terre, una struttura nata da un’iniziativa intercantonale di Vaud, Ginevra, Friburgo e Vallese sostiene quattro progetti innovativi permettendo loro in particolare di attingere alle competenze settoriali di professionisti, accedere a una base di conoscenze e a strumenti specifici e appoggiarsi alla solida rete di attori all’intersezione tra agricoltura, imprenditoria, innovazione, formazione e ricerca, settori in cui Star’Terre si posiziona attivamente. Local Impact nasce dalla piattaforma digitale friburghese «Cuisinons notre région».

L’Ortie è un progetto di orticoltura biointensiva condivisa nel Cantone di Ginevra mentre Lupi Food riguarda lo sviluppo di una nuova filiera di produzione di proteine vegetali a base di lupini svizzeri. Il quarto progetto, lanciato dall’associazione Au-Potager che conta già tre antenne nel Canton Vaud, mette a disposizione orti «chiavi in mano» per praticare l’agricoltura contrattuale, intesa come nuovo modo di consumo alimentare. Il nome Star’Terre la dice lunga sulla missione e gli obiettivi di questa struttura, che vuole fungere da anello di congiunzione tra il mondo delle startup e quello dell’agricoltura.

Magali Estève, membro del gruppo di coordinamento, spiega che Star’Terre punta a far convergere gli ecosistemi agricolo, alimentare, dell’innovazione e dell’imprenditoria verso la tematica centrale del consumo locale. La dimensione locale si riferisce al territorio della «metropoli del Lemano» che comprende i Cantoni di Vaud, Ginevra, Friburgo e Vallese. Creata nel marzo 2020, Star’Terre è la continuazione di un progetto intercantonale realizzato tra il 2017 e il 2019 nell’ambito del programma pilota Aree d’intervento economia sviluppato dalla SECO.
Il suo modello, che mette l’accento sui circuiti corti e sul ritorno di valore aggiunto per la regione, suscita già l’interesse di altre regioni della Svizzera.

starterre.ch

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Economia circolare, un’opportunità anche per le regioni

Pirmin Schilliger & Urs Steiger
L’economia circolare figura da decenni nell’agenda per la transizione ecologica. Negli anni è divenuta un modello integrato e maturo che punta a rendere sostenibili le attività economiche. Ora si tratta di applicarlo all’economia nel suo insieme, e quindi anche allo sviluppo regionale, integrandolo per esempio nella Nuova politica regionale (NPR).
La start-up Basis 57 nachaltige Wassernutzung SA con sede a Erstfeld (UR) utilizza l’acqua calda e pulita della galleria di base del San Gottardo per la pescicoltura (lucioperca). © regiosuisse

© regiosuisse

Nell’economia globale il 90 per cento dei materiali proviene da materie prime di nuova estrazione e, tra queste, il 40 per cento è costituito da fonti energetiche fossili. Da questi semplici dati emerge in tutta la sua evidenza la necessità di adottare un modello economico che utilizzi le risorse con parsimonia. Il concetto di economia circolare offre un approccio basato su un sistema di energie rinnovabili e cicli dei materiali chiusi. Le sostanze inquinanti e nocive per la salute andrebbero inoltre sostituite con sostanze non pericolose.  

Il principio dell’economia circolare

Il concetto di economia circolare è stato introdotto agli inizi degli anni 1990 dall’economista britannico David W. Pearce a partire dai principi dell’ecologia industriale. Successivamente, Michael Braungart, chimico tedesco e professore di ingegneria di processo, e l’architetto americano William McDonough hanno sviluppato ulteriormente quest’approccio tra la fine degli anni 1990 e l’inizio degli anni 2000. Nel loro libro «Cradle to Cradle. Remaking the Way We Make Things»1 auspicano l’adozione di un sistema di produzione profondamente nuovo nel quale i materiali non vengono più conferiti in discarica o inceneriti e le sostanze non biodegradabili sono riutilizzate per produrre nuovi oggetti.

In base al principio «cradle-to-cradle» (C2C, letteralmente «dalla culla alla culla») l’economia circolare distingue tre categorie di sostanze:

➊ i beni di consumo – come detergenti, shampoo o materiali di imballaggio – devono essere sistematicamente prodotti con sostanze biologiche in modo da essere compostabili e degradarsi nell’ambiente senza lasciare alcuna traccia inquinante;

➋ i beni durevoli – come auto, lavatrici o televisori – costituiti da componenti e materiali «tecnici» vanno progettati in modo tale che alla fine del loro ciclo di vita possano essere completamente scomposti in elementi riutilizzabili; in tal modo i materiali sono ripetutamente reimmessi nel sistema di produzione industriale;

➌ sostanze considerate rifiuti che vengono inceneriti o conferiti in discarica: nell’economia circolare questa categoria di sostanze non esiste praticamente più.

Michael Braungart, uno degli ispiratori dell’economia circolare, sottolinea che questa non punta semplicemente a ridurre o minimizzare i rifiuti, quanto piuttosto a evitarne la produzione. Nel caso in cui i materiali impiegati per i beni durevoli non possano (ancora) essere sostituiti da materiali riciclabili, bisogna almeno ridurre il consumo di risorse e prolungare la durata di vita dei prodotti.


L’economia circolare rappresenta un approccio integrato che prende in considerazione l’intero ciclo di produzione, dall’estrazione delle materie prime al riciclaggio, passando per le fasi di concezione, produzione, distribuzione e utilizzazione, con quest’ultima che dovrebbe essere quanto più lunga possibile. Se si riesce a chiudere il ciclo dei materiali e dei prodotti, le materie prime possono continuare a essere riutilizzate. © UFAM/regiosuisse

Un progetto interdisciplinare globale

L’eliminazione graduale dei combustibili fossili è un presupposto imprescindibile per realizzare un’economia circolare. Se politicamente la Svizzera è sulla buona strada nella promozione della transizione energetica, l’inclusione di tutti i flussi di materiali in un ciclo rappresenta un’enorme sfida. Affinché la trasformazione abbia successo, è necessario fare ulteriori passi avanti, anche a livello politico. Secondo Braungart, fintanto che i contribuenti saranno disposti a pagare per lo smaltimento dei rifiuti in costosi impianti di incenerimento, non vi è alcuna ragione che spinga i produttori ad applicare volontariamente il principio C2C (dalla culla alla culla).

La trasformazione dell’economia lineare in economia circolare è un progetto globale interdisciplinare che deve coinvolgere tutti gli attori e tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti, dall’estrazione delle materie prime allo sviluppo e al design dei prodotti, passando per la produzione, la distribuzione/logistica, il consumo e la gestione dei rifiuti. Quest’ultima permette di evitare di smaltire i materiali, reimmettendoli nel ciclo produttivo come materie prime secondarie. L’economia circolare concerne però anche le modalità di fruizione dei prodotti e quindi anche i modelli di business. Gli imperativi sono noleggiare (anziché acquistare), condividere (anziché possedere), riparare/ricondizionare/rinnovare (anziché gettare). Con le loro abitudini e i loro comportamenti, i consumatori e le consumatrici possono contribuire in misura determinante al cambio di paradigma.

Successo economico grazie alla circolarità

Nell’ambito della produzione, la circolarità chiama in causa soprattutto le aziende. Con prodotti come sedie, scarpe da ginnastica o moquette, diverse aziende pioniere hanno già dimostrato che i modelli di business circolari possono rivelarsi redditizi. La Forster Rohner di San Gallo, per esempio, ha sviluppato imbottiture rivestite compostabili per sedie d’ufficio e sedili degli aerei. Solo poche aziende sono però in grado di soddisfare le rigorose esigenze del label «C2C». Uno degli esempi è rappresentato dalla Vögeli Druck di Langnau, la prima tipografia al mondo ad aver ottenuto, nel 2016, la certificazione C2C Gold.

Nell’industria metallurgica e meccanica, la transizione verso l’economia circolare passa generalmente da un percorso di ottimizzazione articolato in più fasi. Grazie ai miglioramenti apportati ai processi, per produrre i lavelli da cucina oggi la ditta Franke consuma tre quarti di energia in meno e solo la metà dell’acciaio inossidabile rispetto ad alcuni anni fa. Nell’industria è ormai prassi corrente riciclare molti metalli, in particolare il platino, l’oro e il palladio, semplicemente perché sono troppo preziosi per finire tra i rifiuti. Inoltre, molti metalli possono essere facilmente rilavorati per poi essere utilizzati in un successivo ciclo di produzione senza perdite di qualità. Ogni anno, in Svizzera, circa 1,6 milioni di tonnellate di rottami di ferro e acciaio vengono trasformati in acciaio da costruzione e acciaio inossidabile e 3,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani raccolti in modo differenziato sono rimessi in circolo. Nell’edilizia e nell’ingegneria civile, quasi 12 milioni di tonnellate di materiali di demolizione come cemento, ghiaia, sabbia, asfalto e muratura – ovvero i due terzi del totale – vengono riciclati. Secondo David Hiltbrunner della sezione Cicli delle materie prime dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), 5 milioni di tonnellate di materiali da demolizione e 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sfuggono (ancora) ogni anno al riciclo.

Le fibre tessili, le plastiche e i materiali compositi, i rottami elettronici, le sostanze chimiche e alcuni rifiuti biogenici restano complessi da gestire in un’ottica di economia circolare. Si tratta infatti di materiali che possono essere scomposti e riciclati solo con un enorme dispendio. Tuttavia, il numero di aziende che sviluppano modelli di business innovativi basati sui principi dell’economia circolare sta crescendo anche nei settori più difficili. Alcuni esempi: la ditta Mobili Pfister propone dal 2018 una collezione di tende con la certificazione C2C Gold, la start-up TRS (Tyre Recycling Solutions) con sede a Yvonand (VD) rigenera o ricicla vecchi pneumatici e la Bauwerk di St. Margrethen (SG) ricondiziona vecchi pavimenti in parquet.

© regiosuisse

Verso l’abbandono della società dell’usa e getta

Per rendere riciclabili anche i beni di consumo più complessi, come lavatrici, computer o automobili, occorre però creare condizioni quadro adeguate. La direttiva UE sulla progettazione ecocompatibile (direttiva Eco-Design) e la direttiva quadro (sempre dell’UE) sui rifiuti, per esempio, esigono esplicitamente la promozione di modelli di produzione e consumo sostenibili, in particolare una progettazione orientata alla durabilità, la riparabilità degli apparecchi elettrici, misure contro lo spreco alimentare e campagne di informazione per la popolazione. In alcuni Paesi europei l’attuazione è già molto avanzata. Da dieci anni i Paesi Bassi privilegiano la circolarità nelle procedure di appalto pubbliche e acquistano beni e servizi che soddisfano il principio C2C per un valore di diverse decine di miliardi di euro. Con il Piano d’azione per l’economia circolare adottato nel 2020, l’UE ha ulteriormente intensificato i propri sforzi. Attualmente si sta discutendo di estendere la direttiva Eco-Design a tutti i beni di consumo: l’Europa vuole abbandonare definitivamente il modello di economia lineare fondato sull’usa e getta. Le direttive europee si applicano anche a tutti i produttori svizzeri che vogliono esportare prodotti nei Paesi dell’UE.

Non è un caso che la progettazione ecocompatibile sia al primo posto nel piano d’azione dell’UE: fino all’80 per cento dell’impatto ambientale dei prodotti è determinato nella fase di progettazione, così come la loro durata di vita e la loro riparabilità. Inoltre, vale la regola ecologica della sufficienza, secondo cui bisogna prolungare la vita utile degli oggetti il più a lungo possibile prima di riciclarli. Un uso parsimonioso delle risorse limitato allo stretto necessario evita il funzionamento a vuoto e ulteriori costi successivi. Secondo Hiltbrunner, tutte le strategie che vanno nel senso di un utilizzo delle sostanze e dei materiali più economico, efficiente e duraturo contribuiscono all’economia circolare.

L’agenda svizzera

Anche in Svizzera l’economia circolare rappresenta una delle priorità dell’agenda politica. La ragione è semplice: in nessun altro Paese la quantità di rifiuti urbani prodotta pro capite è così elevata, e questo nonostante l’alto tasso di riciclo.

Attualmente gli interventi depositati in Parlamento che concernono l’economia circolare sono almeno otto. Il più importante è l’iniziativa parlamentare 20.433 «Rafforzare l’economia circolare svizzera» con il relativo rapporto della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale dell’11 ottobre 2021. Questa primavera il Consiglio federale ha fatto il punto della situazione e intravede un enorme potenziale per l’economia circolare nei settori delle costruzioni e delle abitazioni, dell’agricoltura e dell’industria alimentare, della mobilità, dell’ingegneria meccanica e dell’industria chimica. L’Amministrazione federale ha identificato una serie di prescrizioni e norme che ostacolano l’economia circolare e sta valutando in che modo eliminare gli ostacoli. Appare chiaro che gli aspetti dell’economia circolare, approccio che presuppone un uso parsimonioso delle risorse, dovranno essere integrati nelle politiche settoriali della Confederazione. Il Consiglio federale ritiene che la strada migliore sia un coordinamento con la Strategia per uno sviluppo sostenibile 2030 della Confederazione e con le strategie nazionali di lungo periodo in materia di clima, economia e agricoltura.

© regiosuisse

Evoluzione della NPR

Finora la promozione dell’economia circolare non è stata una priorità esplicita della NPR, ma ne diventerà parte integrante a partire dal prossimo periodo di programmazione. È quanto auspica anche Romed Aschwanden, direttore del Centro di studi «Culture delle Alpi» dell’Università di Lucerna con sede a Altdorf, secondo cui la NPR dovrebbe orientarsi in modo radicale al principio della sostenibilità. A detta di Aschwanden, presto il problema principale nelle regioni periferiche non saranno tanto le disparità salariali quanto i cambiamenti climatici. Gli uffici competenti, primo fra tutti la SECO, e i servizi cantonali responsabili della NPR hanno già avviato i necessari lavori preparatori. Il quadro di riferimento è rappresentato dai diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che sono parte integrante dell’Agenda 2030, un programma d’azione globale su cui poggia anche la Strategia per uno sviluppo sostenibile 2030 adottata dal Consiglio federale. La Direzione per la promozione della piazza economica della SECO potrà partire da questa base per integrare le idee e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile nella NPR. Secondo Ueli Ramseier, che per conto della SECO coordina i lavori per l’integrazione della dimensione della sostenibilità nella NPR, l’economia circolare svolgerà un ruolo importante per l’ambito tematico prioritario «consumo e produzione sostenibili». Inoltre, da anni la NPR promuove le energie rinnovabili e la progettazione di insediamenti sostenibili e resilienti nell’ambito del tema prioritario «clima, energia e biodiversità».  

L’allineamento della NPR con gli obiettivi di sviluppo sostenibile va inteso come un’evoluzione e un completamento della NPR piuttosto che come un cambiamento di sistema. Nel periodo di programmazione 2024-2027, i contributi agli aspetti sociali ed ecologici dello sviluppo sostenibile saranno ampliati e avranno un peso maggiore. La NPR continuerà a focalizzarsi sull’economia regionale, ma i servizi cantonali responsabili e la SECO saranno chiamati a cofinanziare un numero maggiore di progetti NPR incentrati sull’economia circolare. Ueli Ramseier conferma comunque che la NPR manterrà i propri obiettivi generali, ossia rafforzare la competitività delle regioni, creare posti di lavoro, mantenere l’occupazione decentrata del territorio ed eliminare le disparità regionali.

Sfruttare i punti di forza della politica regionale

Anche se a prima vista non si direbbe, le regioni svolgono un ruolo importante nella promozione dell’economia circolare. Lo scorso anno regiosuisse ha deciso di cogliere la sfida. Lorenz Kurtz, capoprogetto, spiega che regiosuisse intende costruire un know-how in questo campo, diffondere le conoscenze necessarie e sviluppare ausili concreti per le regioni. Nell’ambito della comunità delle conoscenze «Economia circolare e sviluppo regionale», regiosuisse ha messo a punto un toolbox nel quale sono raccolte le conoscenze acquisite con esempi di buona prassi, ausili pratici e possibili approcci. Per favorire l’implementazione di questo tema complesso nelle regioni, nel marzo 2022 regiosuisse ha organizzato un workshop online (RegioLab Economia circolare) su come integrare l’economia circolare a livello strategico.

Si schiudono quindi opportunità concrete per le regioni che si focalizzano già su temi e ambiti strutturati a livello regionale piuttosto che globale – agricoltura e silvicoltura, produzione alimentare, lavorazione del legno, energie rinnovabili, infrastrutture, servizi regionali e quindi anche turismo. Un’analisi sistematica dei flussi di materiali e delle catene di produzione in questi settori mostra che il potenziale regionale per l’economia circolare è enorme. Oltre alla formazione e al trasferimento di conoscenze, per promuovere l’economia circolare occorrono ulteriori incentivi finanziari. Servono fondi non solo per i progetti in sé, ma anche per il loro accompagnamento professionale e per l’elaborazione di strategie regionali di sviluppo dell’economia circolare. Secondo Ramseier, si potrebbe ampliare la promozione per i progetti particolarmente impegnativi che raggiungono il massimo livello in fatto di sostenibilità e aumentare i finanziamenti da parte della Confederazione.

Norman Quadroni, responsabile della politica regionale presso arcjurassien, vede nell’economia circolare una grande opportunità per utilizzare meglio le risorse naturali delle regioni rurali, di confine e di montagna e per valorizzarne altre, che in una prospettiva di sviluppo puramente orientata all’esportazione sarebbero trascurate. Inoltre, alcune attività economiche attualmente organizzate a livello internazionale potrebbero, secondo Quadroni, essere riportate nella regione e inserite in cicli corti. Grazie a qualità strutturali, come la prossimità e le dimensioni ridotte e controllabili, le regioni si prestano particolarmente per l’attuazione di processi circolari. La cooperazione interdisciplinare e interaziendale in rete, attuata da sempre dalla NPR, risulta infatti essere particolarmente preziosa in un’ottica di economia circolare.

regiosuisse.ch/economiacircolare

ufam.ch

Promotori dell’economia circolare

Oltre a regiosuisse, varie altre organizzazioni offrono agli attori interessati know-how, conoscenze e coaching in materia di economia circolare:

Go for impact associazione creata in collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) con l’obiettivo di promuovere politicamente ed economicamente l’economia circolare in Svizzera e contribuire alla sua realizzazione.

Circular Economy Switzerland movimento che promuove l’economia circolare e che gode di un ampio sostegno economico, politico e sociale. Gestisce una piattaforma rivolta a tutte le organizzazioni, aziende e persone interessate all’economia circolare. Ha redatto una Carta per l’economia circolare e sostiene una serie di iniziative fornendo conoscenze, organizzando workshop e portando attività di lobbying a livello politico.

CircularHub piattaforma aperta di conoscenze e di messa in rete per promuovere l’economia circolare in Svizzera, che propone alle start-up e alle imprese innovative offerte di formazione, consulenza e accompagnamento di progetto.

Rete Svizzera per l’efficienza delle risorse (Reffnet) rete di esperti che forniscono consulenza e supportano le aziende in vista dell’elaborazione di un piano di misure con interventi concreti volti ad aumentare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse.

Ressource pressure design method metodo di progettazione basato sulla pressione sulle risorse e sviluppato da un gruppo di ricerca dell’EMPA nell’ambito del PNR 73 «Economia sostenibile», con il quale si vuole contribuire all’adozione di decisioni più sostenibili nella progettazione di prodotti e di servizi.

PRISMA comunità di interessi delle aziende dell’industria alimentare, dei beni di consumo e degli imballaggi che si impegna per implementare l’economia circolare nel settore del confezionamento.

Prozirkula centro di competenza per gli appalti pubblici circolari che promuove l’integrazione dei principi dell’economia circolare nelle procedure di gara pubbliche e private. Offre consulenza, trasferimento di conoscenze e networking (vedi anche articolo Verso appalti pubblici circolari).

PAP piattaforma di conoscenze sugli appalti pubblici sostenibili.

Kompass Nachhaltigkeit piattaforma di conoscenze finanziata dalla SECO e gestita congiuntamente dalla fondazione Pusch e dall’associazione öbu (associazione per l’economia sostenibile in Svizzera).

Idee, iniziative e progetti riguardanti l’economia circolare

Agricoltura/alimentari

Star’Terre iniziativa intercantonale nella regione del Lago Lemano che promuove la produzione e la commercializzazione regionale di prodotti agricoli e alimentari e cicli di produzione e consumo corti (vedi articolo Tra agricoltura e start-up).

Azienda di orticultura Gebr. Meier Primanatura AG, Hinwil ZH l’azienda possiede serre a zero emissioni di CO2 riscaldate grazie al calore recuperato dal vicino impianto di incenerimento dei rifiuti. Anche il CO2 utilizzato per favorire la crescita degli ortaggi proviene dall’inceneritore o viene aspirato e filtrato dall’aria.

Bösiger Gemüsekulturen AG, Niederbipp (BE) orticoltura circolare.

Acquaponica tipologia di agricoltura mista ad allevamento sostenibile basata su una combinazione di acquacoltura e coltivazione idroponica. La Scuola universitaria di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) studia questo settore e offre workshop e corsi per le persone interessate.

Progetti contro lo spreco alimentare: start-up/app «Too good to go», piattaforma «United against Waste».

«Kreislaufwirtschaft im Seeland» (progetto NPR 2021–2023) progetto con il quale ristoranti, panetterie e mense scolastiche della regione del Seeland cercano, insieme ad altri attori (produttori di ortaggi, consumatori), di chiudere i cicli della catena del valore.

Centravo AG, Lyss (BE) azienda che da 25 anni ricicla sottoprodotti e materiali residui di origine animale risultanti dai processi di macellazione.

Finge Funghi AG azienda zurighese che produce funghi bio da sottoprodotti della macinazione (crusca di grano).

RethinkResource start-up che ha creato «Circado», un mercato B2B che favorisce il recupero e il riciclo di sottoprodotti dell’industria alimentare.

Ricoter Erdaufbereitung AG azienda fondata nel 1981 con sedi a Aarberg (BE) e Frauenfeld (TG) che produce terra per giardini a partire da rifiuti organici di raffinerie di zucchero.

Brauerei Locher Appenzell (AI) progetto agroindustriale.

ortoloco – cooperativa di orti, Dietikon (ZH) cooperativa formata da 500 persone che gestiscono orti condivisi e prendono le decisioni insieme ai produttori e ai consumatori.

Cooperative d’acquisto in cui i consumatori cooperano direttamente con i produttori, p. es. Tante Emmen, Koop Teiggi Kriens, piattaforma Crowd Container, IG Foodcoops.

Qwstion marca zurighese di borse che ha lanciato un nuovo materiale tessile fabbricato a partire da fibre di banano.

Edilizia/settore immobiliare

Edilizia circolare (Beat Bösiger, bluefactory), demolizione, calcestruzzo riciclato, utilizzo di materiali locali, sostenibili e rinnovabili ecc., riciclo dell’asfalto.

Eberhard Bau AG azienda da 40 anni pioniera del riciclaggio di materiali edili, che trasforma rifiuti da costruzione e demolizione in materie prime secondarie senza perdite di qualità.

Altri specialisti del riciclo di materiali da costruzione: Ronchi SA di Gland (VD), Sotrag SA di Etoy (VD), Kästli Bau AG di Rubigen (BE),BOWA Recycling di Susten (VS).

Neustark, Berna azienda bernese specializzata nella cattura del CO2 atmosferico nel granulato di calcestruzzo riciclato.

Pianificazione integrata e gestione congiunta di zone industriali e artigianali progetti a Le Locle (NE), St-Imier (NE) , Val-de-Ruz (NE), Sensebezirk BE (zone di attività), Sierre VS (Ecoparc di Daval, vedi articolo Meno è di più), Schattdorf (UR) ecc.

enoki, Friburgo start-up friborghese che progetta e pianifica quartieri e città circolari.

Terrabloc, Ginevra azienda ginevrina che produce materiali di costruzione e isolanti a partire dall’argilla.

VADEME progetto Interreg che punta a una soluzione coordinata per il riciclo degli inerti minerali nella regione di Ginevra e Annecy (vedi articolo VADEME, ridare vita ai rifiuti minerali).

ORRAP progetto Interreg (2016–2019) per il riciclo dell’asfalto nella regione di Basilea.

Iniziative, progetti, strategie

AlpLinkBioEco progetto Interreg conclusosi nell’aprile 2021 nell’ambito del quale è stato ideato un generatore di catene di valore e un masterplan per un’economia circolare basata su materie prime naturali locali nello Spazio alpino.

Sharely start-up che gestisce una piattaforma per noleggiare oggetti d’uso quotidiano.

Make furniture circular iniziativa della fondazione Pusch e del Fondo pionieristico Migros per promuovere la fabbricazione di mobili con materiali riciclati.

Riparazione, riuso, riciclo iniziative regionali per promuovere la riparazione, il riuso e il riciclo di oggetti, tra cui Second hand Day, negozi dell’usato, officine/caffè riparazione, centri di riciclo e riuso ecc.

Economia circolare nel Parc Naturel Régional Chasseral rilocalizzazione di catene del valore, conservazione e valorizzazione di risorse naturali locali.

Roadmap economia circolare nel Cantone di Friburgo strategia cantonale.

Plattform 1PEC borsa delle idee per promuovere l’economia circolare in Vallese.

Kreislaufwirtschaft Oberwallis progetto per promuovere l’economia circolare in una regione rurale (sostenuto dal programma «Sviluppo sostenibile», ARE, 2022).

Share Gallen rete e piattaforma di condivisione a San Gallo (progetto sostenuto dal programma «Sviluppo sostenibile», ARE, 2018).

Energie rinnovabili

Impianti biogas: p. es. Kägiswil OW e Kompogasanlage Wauwil LU (entrambi sostenuti dalla NPR), BiogasTicino SA sul Piano di Magadino.

Satom SA, Monthey (VS) produzione di biometano da rifiuti organici.

Programma «Promozione della filiera legno» del Cantone di Vaud (progetto NPR): promozione della filiera regionale del legno, quale materia prima e vettore energetico rinnovabile, con l’obiettivo di aumentare il valore aggiunto in tutte le fasi di produzione e trasformazione.

«Il futuro è circolare»

Pirmin Schilliger & Urs Steiger

Come si può integrare la circolarità nell’economia regionale e nella società? Come si può promuoverla in modo mirato? Secondo Tobias Stucki, professore di economia e codirettore dell’Istituto per il business sostenibile della SUP di economia di Berna, la transizione circolare presuppone un ripensamento – e se del caso una riorganizzazione – delle catene di approvvigionamento globali. Il problema maggiore non è tanto la logistica, quanto i prodotti stessi. La questione fondamentale è decidere quali materiali e quali sostanze utilizzare.

Tobias Stucki © regiosuisse

Secondo Antonia Stalder, direttrice di Prozirkula, si dovrebbe limitare la circolazione globale delle merci: in futuro ricondizioneremo, ripareremo e condivideremo molti più prodotti e apparecchi sia su scala regionale che locale. Per quanto sia da tempo un tema di discussione, la transizione dall’economia lineare a quella circolare si trova tuttora allo stato embrionale.

Antonia Stalder © regiosuisse

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot, sustainability manager nonché responsabile per il Canton Friburgo della strategia per lo sviluppo sostenibile e l’economia circolare, è convinta che la circolarità diventerà un elemento fondamentale dell’economia perché è un importante fattore di abbattimento dei costi, di competitività e di resilienza e aiuta in particolare le regioni a rafforzare la loro capacità di resistenza economica. Le attuali condizioni quadro normative, per esempio la revisione della legge federale sugli acquisti pubblici, offrono già un certo margine di manovra per promuovere l’economia circolare. A livello internazionale, però, l’UE è molto più avanti e ha già adottato basi normative vincolanti.

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot © regiosuisse

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot spera che la revisione della legge sulla protezione dell’ambiente darà presto lo slancio necessario anche in Svizzera. Sottolinea inoltre che occorre avviare un’ampia campagna di formazione e aggiunge che per implementare con successo l’economia circolare servono persone capaci che dispongano delle conoscenze e delle competenze necessarie. La conclusione unanime è che a tutti i livelli c’è tuttora un forte bisogno di formazione teorica e pratica, consulenza e sviluppo.

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Un piano direttore intercomunale al servizio dello sviluppo turistico

Nathalie Jollien

I comuni tra loro confinanti di Crans-Montana, Icogne e Lens, nelle Alpi vallesane, presentano un tasso di abitazioni secondarie del 62 %. Dall’entrata in vigore, nel gennaio 2016, della nuova legge federale sulle abitazioni secondarie (LASec), nota anche come Lex Weber, sul territorio di questi comuni non sono praticamente più state costruite residenze secondarie. Thomas Ammann, responsabile di Arcalpin, ufficio di pianificazione specializzato nelle regioni di montagna, si esprime a nome dei tre comuni: «Dopo una difficile fase di adattamento, ora le amministrazioni comunali gestiscono piuttosto bene la maggior parte degli aspetti legati alla LASec, in particolare chiedono prove di domicilio agli acquirenti di residenze principali in costruzione. Per gli alberghi e le abitazioni utilizzate esclusivamente per soggiorni di breve durata, ritengo invece che la LASec ponga ancora seri problemi ai comuni turistici di montagna. La possibilità di trasformare vecchi alberghi in abitazioni secondarie è considerata un incentivo a cessare definitivamente l’attività.»

Strumento di pianificazione e di coordinamento, il piano direttore intercomunale adottato dai tre comuni costituisce un mezzo efficace per gestire le conseguenze della nuova LASec. Ha permesso alle amministrazioni comunali di chiarire l’applicazione della legge e di fissare condizioni quadro precise per favorire la costruzione di nuove strutture alberghiere e salvaguardare quelle esistenti. Sono stati mappati i fabbisogni in termini di nuovi alberghi e le ubicazioni ideali ad accoglierli sono state determinate e indicate sui piani di zona dei comuni. In futuro le aree individuate potranno ospitare esclusivamente strutture alberghiere. Gli alberghi esistenti che hanno una certa importanza per la stazione turistica sono preservati mediante misure di pianificazione del territorio e la loro ristrutturazione viene agevolata.

cransmontana.ch

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Un villaggio come albergo

Peter Jankovsky

Reception centralizzata e camere sparse in un intero villaggio: questo è il concetto di «albergo diffuso» nato in Italia negli anni Settanta dopo il terribile terremoto del Friuli. L’idea è quella di riutilizzare abitazioni abbandonate ma in buono stato, contribuendo quindi a rivitalizzare i villaggi. Oggi il modello è interessante soprattutto per le regioni periferiche dove i villaggi rischiano di spopolarsi ed essere abbandonati. In Italia esistono attualmente circa 150 alberghi decentrati che occupano edifici storici ristrutturati con gusto. L’offerta soddisfa l’esigenza di autenticità di molti ospiti e permette loro di vivere fianco a fianco con la gente del posto fruendo al contempo di servizi alberghieri.

Vacanze a Corippo (TI) © regiosuisse

La pandemia di coronavirus ha favorito e favorisce lo sviluppo di questa proposta alberghiera. Gli ospiti apprezzano le piccole abitazioni o camere dotate di angolo cottura sparse in un centro abitato: si sentono più liberi e al tempo stesso maggiormente protetti dal rischio d’infezione. Il concetto di «albergo diffuso» ha preso piede anche in Svizzera. Nel 2017 è stato aperto un albergo di questo tipo, cofinanziato dalla NPR, nel centro storico della cittadina giurassiana di Porrentruy; dal mese di aprile 2021, il suo tasso di occupazione risulta particolarmente elevato e la durata di permanenza degli ospiti è aumentata. Due altri alberghi diffusi si stanno sviluppando in Ticino. La struttura di Scudellate, nella Valle di Muggio, funziona già a titolo sperimentale dalla fine del mese di giugno 2021 e suscita un notevole interesse turistico. L’altro albergo si trova in Val Verzasca, a Corippo, un tempo il più piccolo Comune svizzero; aprirà le sue porte nella primavera del 2022 e ha già ricevuto un premio quale iniziativa particolarmente innovativa. 

albergodiffuso.com

alberghidiffusi.it

corippoalbergodiffuso.ch

fondazionecorippo.ch/de/albergo-diffuso

albergodiffuso.ch

regiosuisse.ch/npr

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Un parco da vivere e condividere

Nathalie Jollien

Il paesaggio è la risorsa principale del Parco naturale regionale Gruyère Pays-d’Enhaut. Fornisce un contributo significativo alla qualità della vita e al miglioramento dell’ambiente nella regione, svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo regionale e permette la valorizzazione economica di prodotti regionali tradizionali come il Gruyère d’alpage DOP, l’Etivaz DOP e il Vacherin fribourgeois DOP. Anche tutte le attività turistiche sono direttamente legate alla qualità del paesaggio. I turisti sono attratti soprattutto dalle bellezze naturali e dal patrimonio culturale immateriale, costituito dalle tradizioni viventi che formano l’identità di queste regioni. L’impatto economico del parco nel periodo 2011– 2018 è stato stimato complessivamente a 25 milioni di franchi. Questa cifra include sia i benefici diretti e indiretti sia il ritorno di immagine. Per preservare e curare i paesaggi che lo contraddistinguono, il parco ha puntato principalmente sull’economia alpestre e sull’agricoltura, due settori che sostiene attivamente. Per selezionare, orientare e promuovere i suoi progetti, usa gli strumenti della politica del paesaggio. In particolare, ha realizzato iniziative a favore della biodiversità che hanno permesso di migliorare la qualità del paesaggio, tra cui la piantumazione di oltre 900 alberi da frutta ad alto fusto, una campagna per la creazione di siepi e il ripristino di 2,4 ettari di castagneti. Il parco sta attualmente lavorando all’elaborazione di una strategia e allo sviluppo di progetti di qualificazione paesaggistica, un processo che passa anche dall’integrazione del tema «paesaggio» nelle politiche comunali e nelle discussioni pubbliche. L’obiettivo è di dare uno spazio esplicito al paesaggio, ancora oggi troppo spesso relegato in secondo piano.

© regiosuisse

gruyerepaysdenhaut.ch

bafu.admin.ch/parchi

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Idee fresche per lo sviluppo regionale

Lukas Denzler

Attraverso il Next Generation Lab, regiosuisse ha testato quest’anno un approccio nuovo e creativo per coinvolgere i giovani adulti nello sviluppo regionale. Previsto originariamente per la conferenza formation-regiosuisse di aprile 2020, il laboratorio si è finalmente tenuto in modalità virtuale. Gruppi composti da tre o quattro giovani sono stati chiamati a sviluppare un’idea di progetto per la propria regione, seguiti e assistiti da coach di regiosuisse oltre che da mentori locali. Alla prima giornata, il cosiddetto «design sprint», hanno preso parte quattro gruppi provenienti, rispettivamente, da Prättigau/Davos, Turgovia, Alto Vallese e Vallese romando. I loro componenti si sono incontrati in forma presenziale nelle regioni, mentre gli scambi con coach e mentori nonché la valutazione delle idee da parte di una giuria sono avvenuti in modo virtuale.

Secondo Thomas Probst di regiosuisse, che ha diretto il Next Generation Lab, le esperienze fatte dimostrano che l’approccio funziona. L’accompagnamento intensivo nel processo di design thinking è tuttavia di fondamentale importanza. Due dei gruppi hanno poi avuto la possibilità di approfondire nel corso di una seconda giornata le proprie idee progettuali, che hanno in comune il fatto di promuovere e valorizzare prodotti regionali. Il gruppo del Vallese romando ha proposto un’offerta turistica per la Val d’Hérens, mentre quello turgoviese ha lavorato su come favorire l’incontro tra produttori regionali e consumatori.

Sherine Seppey e François Parvex © regiosuisse

Brigitte Fürer, che ha accompagnato il gruppo turgoviese in qualità di mentore e fino alla scorsa estate è stata direttrice di Regio Frauenfeld, è convinta che un formato come il Next Generation Lab possa dare nuovi impulsi ed essere fonte d’ispirazione, tanto che incoraggia la regione a far propria l’idea e a svilupparla ulteriormente. Thomas Probst sottolinea infine come nel corso delle due giornate entrambi i gruppi siano riusciti, partendo da idee vaghe, a sviluppare modelli di business concreti e a ottenere così risultati ben superiori a quelli attesi al momento della concezione del Next Generation Lab.

Next Generation Lab: progetta il tuo futuro!
Un laboratorio serve a ideare e testare nuove idee. Con un lavoro di squadra si sviluppano idee, si sperimentano nuove procedure, si scartano gli approcci meno promettenti, si elaborano e ottimizzano soluzioni creative. Ed è proprio così che funziona il regiosuisse Next Generation Lab, un laboratorio di innovazione per lo sviluppo di nuove idee. Con esso regiosuisse sperimenta un metodo co-creativo nello spazio virtuale per dare una risposta a una serie di domande: quali sono i temi regionali che interessano i giovani? Come possono i giovani dare nuovi impulsi allo sviluppo regionale? Come possono fornire un contributo per un futuro sostenibile e a misura d’uomo? regiosuisse.ch/it/next-generation-lab

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La ripartenza digitale delle imprese dell’Arco giurassiano

Muriel Raemy

La resilienza economica rappresenta uno degli elementi fondamentali del progetto «Digital Arc Hub», una missione più che mai d’attualità in questi tempi di pandemia. Sostenuto nel quadro del programma d’attuazione intercantonale NPR dell’Arco giurassiano, il progetto mira a sviluppare uno strumento diagnostico che consenta alle pmi di valutare la propria maturità digitale. Le imprese potranno così disporre di una piattaforma informatica per analizzare il proprio grado di maturità in base alle loro dimensioni e al settore di attività, oltre che di aiuti mirati per pianificare gli obiettivi e realizzare la trasformazione digitale.

«Il clima di incertezza legato alla pandemia di coronavirus e le capacità di adattamento necessarie per far fronte al succedersi degli eventi hanno rivelato alle imprese l’importanza della digitalizzazione». Maxime Marteil è responsabile di progetto presso l’associazione arcjurassien.ch, che gestisce e coordina il programma intercantonale NPR Arc jurassien. A suo avviso, la missione del Digital Arc Hub, ossia accompagnare l’innovazione sul territorio, ha assunto un senso del tutto nuovo da quando è esplosa la crisi sanitaria: per il momento, le imprese che hanno portato avanti lo sviluppo del proprio ambiente digitale se la cavano meglio delle altre. «Una certa curiosità per la trasformazione digitale non basta più. Le strutture economiche devono obbligatoriamente posizionarsi: ne va della loro sopravvivenza a più o meno breve termine».

Malgrado le imprese siano coscienti dell’opportunità, il tema può sembrare piuttosto vago: Quali obiettivi vanno fissati? Con quali tempistiche? Per ottenere quali risultati? E, soprattutto, da dove cominciare?

Uno strumento diagnostico
Questi interrogativi hanno portato, a fine 2018, alla creazione del Digital Arc Hub sotto forma di partenariato pubblico-privato. Il progetto coinvolge numerosi attori economici dei Cantoni Giura e Neuchâtel, del Giura bernese e del Nord vodese, interessati a misurare la maturità digitale delle imprese che formano un tessuto industriale specifico. «Avevamo bisogno di uno strumento pratico che permettesse loro di fare un’autovalutazione», spiega Maria Sokhn, professoressa all’Alta scuola di gestione Arc (heg Arc) alla quale è affidato il progetto. Un gruppo di lavoro composto da esperti e imprese pilota ha dunque studiato la letteratura in materia e affinato i diversi modelli fino a ottenere uno strumento di autodiagnosi, oggi in fase di aggiustamento. «L’abbiamo concepito per l’impiego più ampio possibile, assicurandoci che fosse adatto a tutti i settori di attività e alle imprese di ogni dimensione». Il questionario copre attualmente 26 aspetti, che passano in rassegna i processi interni, l’esperienza cliente e la strategia relativa al modello d’affari. «L’abbiamo messo a dispo­sizione di un centinaio d’imprese a fine novembre», precisa soddisfatta Maria Sokhn. La raccolta dei dati è iniziata da poco.

Merlyde Berisha, informatica, e il suo capo Michel Perrin nella sede dell’azienda di software Uditis a Peseux (NE)
© regiosuisse

Ottimizzare le prestazioni
In pochi clic, le imprese ottengono un punteggio globale e un voto per ciascuna delle dimensioni valutate. Lo scopo? «Accertare la situazione di partenza: in quali ambiti le prestazioni sono migliori? Dove ci sono lacune? A partire da questa presa di coscienza, si delinea un orizzonte da raggiungere», spiega Thierry Linder, socio e dirigente di uditis SA, una società specializzata nei sistemi informativi, che aggiunge: «Nella pratica, mi imbatto nella sindrome della pagina bianca – con il titolare paralizzato di fronte all’ampiezza del compito — oppure, al contrario, nell’effetto «fuoco d’artificio», in cui più progetti avviati simultaneamente diventano troppo pesanti da gestire. Il lancio di un ciclo di riflessione grazie a questo strumento si rivelerà estremamente efficace».

Il programma entrerà allora nella seconda fase, ovvero il cuore del Digital Arc Hub: accompagnare le imprese nell’attuazione della loro trasformazione digitale. Saranno per esempio organizzati servizi di coaching da affidare a professionisti esterni e conclusi partenariati con istituzioni universitarie per la ricerca e lo sviluppo di un’innovazione tecnologica. «Questa fase sarà adattata alle esigenze, ai mezzi e alle aspirazioni di ciascuno. Non bisogna dimenticare che stiamo parlando di processi di lunga durata. Non si tratta di una decisione che un’impresa prende una volta per tutte, ma di uno sforzo permanente», sottolinea Thierry Linder.

Srinagar Gunasekaram, primo utilizzatore del software sviluppato dal Digital Arc Hub, ella cucina del ristorante «Paprika» © regiosuisse

Cartografia settoriale e regionale
L’ultima parte del progetto Digital Arc Hub prenderà il via quando lo strumento di autodiagnosi avrà fornito i suoi primi dati. Una volta aggregati, questi serviranno infatti a realizzare una cartografia della maturità digitale a livello dell’Arco giurassiano: per settore, competenza, profilo d’impresa ecc. Florian Németi, direttore della Camera di commercio e dell’industria di Neuchâtel, si compiace dell’atout rappresentato da questo modulo di trattamento dei dati: «La possibilità di fare raffronti e di avere un’idea delle strategie intraprese dalla concorrenza rappresenta un grande vantaggio per le singole imprese e, in definitiva, per l’intera regione».

Il team di Digital Arc Hub aspira, a termine, a creare un osservatorio della maturità digitale. La cartografia consentirà in effetti alle associazioni economiche e ai decisori politici di visualizzare, tra l’altro, la ripartizione generale delle imprese, i settori maggiormente avanzati e la maturità digitale per regione. «Questo strumento indicherà loro le leve necessarie per l’implementazione di politiche pubbliche mirate: orientare i dirigenti delle organizzazioni impegnate su questo fronte, colmare lacune in fatto di formazione o anche istituire scambi di buone pratiche, al fine di generare resilienza per e con le imprese dell’Arco giurassiano», conclude Maxime Marteil.

La posta in gioco è considerevole. Le difficoltà in cui è caduto il commercio mondiale a seguito della crisi coronavirus pesano sull’economia dell’Arco giurassiano più che nel resto della Svizzera romanda. Il pil della regione è infatti strettamente legato a settori estremamente sensibili al contesto internazionale come quello della meccanica, degli strumenti di precisione e, naturalmente, dell’orologeria. «Molte imprese vivono alla giornata e nell’angoscia. Non hanno risorse sufficienti per pensare alla trasformazione digitale. Questi impulsi sono quindi essenziali. Il fatto di sapere di essere innovativi determina un effetto traino per la regione, senza dover necessariamente guardare alla Silicon Valley!», esclama Florian Németi. Lo slancio impresso dal Digital Arc Hub sarà ulteriormente rafforzato dal primo «Innovation Tour», un’iniziativa di networking tra i diversi poli di competenza della regione che prenderà il via nel 2021.

arcjurassien.chregiosuisse.ch/npr-itdigitalarchub.ch«Digital Arc Hub» nella banca dati dei progetti di regiosuisse.ch

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