Meno è di più

Jana Avanzini

L’idea dell’Ecoparc de Daval è nata a Sierre una ventina di anni fa. Di cosa si tratta? Di una zona industriale grande come 30 campi di calcio che vuole sfruttare le opportunità offerte dall’economia circolare per svilupparsi in modo sostenibile. Per ora il sito conta solo una dozzina di aziende, non certo per mancanza di interesse, ma per i criteri molto severi che si devono soddisfare per entrare a far parte di questa comunità: condizioni di lavoro eque e sostenibili, capacità di guardare oltre il proprio orticello e volontà di cercare sinergie con i vicini. A proposito di orto, un criterio prevede che si coltivi una zona verde sulla propria particella.

L’uso dell’energia solare è vivamente raccomandato. E per incrementare l’efficienza a lungo termine, i rifiuti devono essere una fonte di energia per le altre aziende. Le aziende presenti nell’Ecoparc de Daval beneficiano di un sistema di gestione dei rifiuti, di un servizio postale e di una consulenza per i propri stabili.

Sebastian Barbey, Aqua4D © regiosuisse

Possono condividere sistemi di logistica e sicurezza, mense e asili nido. Certo è che il prefisso «eco» di Ecoparc non sta solo per «ecologico», ma anche per «economico». L’Eldorado, infatti, non arriva per grazia ricevuta, ma è il risultato di un lungo percorso e di un intenso lavoro di coordinamento. Contattare le aziende vicine, fare conoscenza e discutere di sinergie richiede tempo, un investimento che molte aziende non osano fare, a causa di una prospettiva di breve termine, ma che viene più che ripagato a lungo termine. Ne sono convinti l’esperto Benoît Charrière, responsabile Comunità delle conoscenze di regiosuisse e Stéphane Revey, responsabile della promozione economica a Sierre.

sierre.ch/fr/ecoparc-daval-2042.html

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Verso appalti pubblici circolari

Pirmin Schilliger

Il Centro di competenza per gli appalti pubblici circolari è stato creato nella primavera del 2020 e da aprile 2022 opera in qualità di organizzazione autonoma con il nome di Prozirkula. In particolare promuove e sostiene la transizione dell’economia verso modelli di produzione e di consumo circolari e provvede affinché i criteri dell’economia circolare vengano considerati già nei bandi di gara.

I servizi di Prozirkula includono tra l’altro la consulenza, la competenza, l’informazione, la formazione continua, il trasferimento di conoscenze e la messa in rete e sono destinati sia alle aziende pubbliche che a quelle private. La direttrice del centro Antonia Stalder spiega che, con un volume di acquisti complessivo di circa 40 miliardi di franchi, il settore pubblico è il principale attore sul mercato degli appalti e, di conseguenza, può dare la necessaria accelerazione alla transizione verso l’economia circolare.

Prozirkula © regiosuisse

Con la revisione del 2021, la legge federale sugli appalti pubblici (LAPub) obbliga i decisori a tenere maggiormente conto dei criteri di sostenibilità, in particolare di quelli dell’economia circolare. Due anni fa, subito dopo la sua creazione, Prozirkula ha lanciato un progetto pilota che ha spianato la strada a molte altre iniziative. Nel 2021, grazie alle linee guida per il riutilizzo di mobili, l’Ufficio dell’ambiente e dell’energia (AUE) di Basilea Città ha per esempio riutilizzato i vecchi mobili nel nuovo edificio inaugurato in centro. L’edificio stesso è una costruzione ibrida in cemento e legno con una facciata fotovoltaica conforme agli standard Minergie-A Eco e rispecchia ampiamente i principi dell’economia circolare. Prozirkula ha aiutato inoltre le Aziende industriali di Basilea (IWB) a integrare questi principi anche nella gara di appalto per la realizzazione di colonnine di ricarica elettrica.

prozirkula.ch

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Prospettive di traffico 2050

In futuro il traffico crescerà meno della popolazione in ragione delle tendenze in atto a livello sociale ed economico, come il telelavoro, l’urbanizzazione costante, la digitalizzazione e l’invecchiamento della popolazione. È quanto mostrano le prospettive di traffico 2050 elaborate dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC). Nello scenario principale di riferimento le prestazioni di trasporto in chilometri di passeggeri aumenteranno dell’11% entro il 2050, mentre la popolazione crescerà del 21%. Le tendenze sociali ed economiche in atto si riflettono anche nel trasporto merci: lo scenario di riferimento prevede un aumento significativo, pari al 31%, entro il 2050 a fronte di una crescita del prodotto interno lordo del 57%. Le prospettive di traffico 2050 servono tra l’altro come base per la pianificazione dei trasporti e del territorio a livello federale.

are.admin.ch/prospettive-traffico

Tool di monitoraggio per le regioni

regiosuisse ha creato un nuovo tool interattivo per il monitoraggio dei bacini d’impiego che consente ai responsabili dello sviluppo regionale di generare online indicatori per l’area di loro competenza, ma anche di visualizzare e valutare indicatori di regiosuisse quali la densità di posti di lavoro o la crescita dell’occupazione. Rende inoltre possibili confronti con altre regioni o tra diversi periodi. Permette ad esempio al responsabile dello sviluppo regionale dell’area di Sion di visualizzare l’evoluzione demografica e l’andamento occupazionale degli ultimi anni. I Cantoni, le regioni e altri attori che si occupano di sviluppo regionale possono inoltre commissionare a regiosuisse valutazioni specifiche per singole aree, in linea di massima fino al livello comunale.


regiosuisse.ch/arbeitsmarktregionen

Prospettive di traffico 2050

In futuro il traffico crescerà meno della popolazione in ragione delle tendenze in atto a livello sociale ed economico, come il telelavoro, l’urbanizzazione costante, la digitalizzazione e l’invecchiamento della popolazione. È quanto mostrano le prospettive di traffico 2050 elaborate dal Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC). Nello scenario principale di riferimento le prestazioni di trasporto in chilometri di passeggeri aumenteranno dell’11 % entro il 2050, mentre la popolazione crescerà del 21 %. Le tendenze sociali ed economiche in atto si riflettono anche nel trasporto merci: lo scenario di riferimento prevede un aumento significativo, pari al 31 %, entro il 2050 a fronte di una crescita del prodotto interno lordo del 57 %. Le prospettive di traffico 2050 servono tra l’altro come base per la pianificazione dei trasporti e del territorio a livello federale.

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Arve, area di svago nel cuore dell’agglomerato di Ginevra

Raphaël Chabloz

L’Arve, il fiume franco-svizzero che nasce nel Massiccio del Monte Bianco e si snoda su 107,8 km – di cui solo 9 in territorio svizzero – è molto meno conosciuto del Rodano, nel quale si getta. La confluenza si trova a Ginevra, alla Jonction. Il progetto paesaggistico «Arve» mira a rendere accessibile al pubblico le rive dell’Arve nell’agglomerato Grand Genève e prevede la riqualifica di parchi e la realizzazione di percorsi pedonali e ciclistici, che possono essere utilizzati anche dai numerosi pendolari. Attraverso interventi leggeri si punta a mantenere il carattere selvaggio dell’area fluviale. L’agglomerato Grand Genève finanzia il progetto nell’ambito del programma d’agglomerato, mentre la Confederazione lo ha sostenuto dal 2014 al 2018 nell’ambito dei Progetti modello per lo sviluppo sostenibile del territorio. Il progetto ha un’impostazione transfrontaliera e la sua governance è complessa. Gestito dall’agglomerato Grand Genève, coinvolge enti territoriali pubblici in Francia e in Svizzera, tra cui nove comuni.

La prima tappa è stata la creazione, nel 2014, del Parc des Falaises sul territorio del comune di Chêne-Bougeries. Questo sito era già stato in parte riqualificato, ma la vegetazione aveva ricoperto il corso del fiume. Nell’area boscata è stata creata una radura con un sentiero per incitare i cittadini a fermarsi e contemplare il fiume immersi nella natura, lontani dal tumulto della città. «Dovevamo agire in fretta per mobilitare la popolazione, incoraggiarla a fruire di questo spazio e dimostrare l’utilità della pianificazione» spiega Anne-Lise Cantiniaux, responsabile del progetto Natura e paesaggio alla Divisione del territorio del Cantone di Ginevra.

Il progetto paesaggistico «Arve» impone un’accurata analisi della relazione tra le politiche federali, cantonali e locali in materia di gestione del paesaggio e le politiche in materia di urbanizzazione e mobilità. Oltre a una riflessione su scala differenziata, in questi contesti serve soprattutto una coerenza costante tra i diversi livelli di pianificazione e tra la fase pianificatoria e quella operativa.

Attualmente l’obiettivo è dare continuità al progetto, in modo che le nuove autorità comunali lo facciano proprio e lo promuovano a lungo termine. È necessario assicurare una continuità su vari anni, altrimenti l’approccio non sarà coerente. Dopo le elezioni comunali del 2020, è stato necessario sensibilizzare la nuova generazione di municipali in modo da mantenere vivo l’interesse per il progetto.

progetti-modello.ch

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Modello del traffico viaggiatori a livello nazionale (MTVN)

Il Dipartimento federale dell’ambite, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha sottoposto a revisione il Modello del traffico viaggiatori a livello nazionale (MTVN), che è ora a disposizione delle autorità, delle imprese di trasporto e di altri attori per l’elaborazione di pianificazioni e analisi. Lo strumento permette ad esempio di studiare le ripercussioni di progetti di trasporto sul comportamento di mobilità della popolazione. Il modello MTVN si fonda sullo stato di base del sistema svizzero dei trasporti nel 2017 e considera i modi di trasporto automobile, trasporto pubblico, bicicletta e traffico pedonale. Il nuovo modello distingue circa 8000 zone di traffico in Svizzera, 5000 in più della versione precedente, e considera anche le strade di quartiere e tutti gli orari del trasporto pubblico. Nel complesso, il nuovo MTVN offre una panoramica più dettagliata delle singole regioni.

are.admin.ch/mtvn

Forme di lavoro flessibili, un’opportunità per le aree rurali?

Pirmin Schilliger & Urs Steiger
Il mondo del lavoro sta subendo un profondo cambiamento strutturale nel quale le forme di lavoro flessibili assumono un’importanza crescente. Queste nuove forme di lavoro, meno strutturate gerarchicamente, offrono grande autonomia, non sono vincolate a orari fissi o una data ubicazione e possono quindi essere praticate in modo decentrato. Il lockdown imposto da metà marzo a causa del coronavirus ha dato slancio a queste nuove forme organizzative, schiudendo opportunità di sviluppo economico per le aree rurali e periferiche. Per poter cogliere le opportunità, queste aree devono però dotarsi di un’infrastruttura efficiente con spazi di coworking, smart working e reti di comunicazione veloci, ma non solo. Devono anche aumentare la loro attrattiva territoriale come spazio abitativo e vitale migliorando l’offerta di prestazioni e servizi.
© regiosuisse

In Svizzera, molte aree rurali e periferiche crescono a un ritmo nettamente più lento di quelle urbane. Alcune sono confrontate da decenni alla perdita di posti di lavoro e allo spopolamento. Quest’erosione più o meno graduale può essere fermata. Ci sono riusciti soprattutto le grandi destinazioni turistiche alpine, i centri regionali delle maggiori valli alpine e le aree attorno alle sedi delle grandi aziende. In certi casi, si può invertire la spirale negativa migliorando i collegamenti di trasporto. Tuttavia, se è vero che una migliore accessibilità rende i comuni periferici più attrattivi come luogo di residenza per i pendolari, i lunghi tragitti casa-lavoro non sono una soluzione sostenibile a lungo termine.

Nei villaggi e nei comuni in cui l’emorragia non può essere fermata, l’offerta di servizi si assottiglia di pari passo: i servizi pubblici e privati (ufficio postale, scuola, negozi) non possono più essere gestiti in modo economicamente redditizio a causa delle dimensioni ristrette e della domanda limitata. Si innesca così una spirale negativa: mancando i servizi di base, diminuisce anche l’attrattiva come luogo di residenza. Se troppi abitanti lasciano il territorio, anche la vita sociale si ferma.

Questo circolo vizioso è noto ormai da decenni e rientra nelle tematiche centrali dello sviluppo regionale. Ciò non vuol dire che sia ormai una causa persa: grazie al sostegno fornito dalla Nuova politica regionale (NPR) vengono ad esempio lanciati regolarmente progetti e strategie di sviluppo per tentare di spezzare la dinamica.

Regioni di montagna, luoghi di vita e di lavoro (flessibile)

Di recente, le nuove forme di lavoro flessibile che si sono sviluppate sulla scia della digitalizzazione hanno fatto nascere nuove speranze negli attori dello sviluppo regionale e nei comuni interessati. Finora adottate soprattutto dalle grandi aziende dell’informatica e dei servizi localizzate nelle aree urbane, potrebbero diffondersi capillarmente ad altri comparti, aiutando anche le zone periferiche più colpite dal declino economico a ritrovare slancio. È quanto per lo meno sperano molti attori che operano nello sviluppo regionale a tutti i livelli. Sebbene non ci sia ancora la prova definitiva che questa ricetta dello sviluppo funzioni davvero, nelle scorse settimane e mesi la cultura del telelavoro (smart working) adottata da molte aziende a causa dell’emergenza coronavirus sembra aver innescato una nuova tendenza.

Poiché la digitalizzazione elimina gli ostacoli spaziali, temporali e materiali, la distanza tra le aree periferiche e i centri urbani non rappresenta più un problema. Grazie alle forme di lavoro flessibili, il mercato del lavoro decentrato può raggiungere anche gli angoli più remoti. Tutto appare improvvisamente molto semplice, almeno nei settori in cui si lavora soprattutto al computer. Vivere e lavorare nelle regioni di montagna diventa possibile. Ma per farlo servono reti digitali, contatti virtuali, possibilità di lavorare al proprio domicilio, spazi di coworking e piattaforme di produzione 3D.

1000 spazi di co-working

I numerosi spazi di coworking creati negli ultimi anni anche al di fuori dei centri urbani dimostrano che questo scenario è più di un pio desiderio. Secondo un’indagine condotta dalla Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU), nelle aree rurali esistono già una cinquantina di spazi di questo tipo, che vengono utilizzati in modo flessibile da circa 2500 persone. Il numero può sembrare modesto, ma siamo ancora agli inizi.

Tra i promotori del coworking in Svizzera vi è la cooperativa VillageOffice, che ha già fornito supporto e consulenza per la creazione di quasi una quarantina di spazi di coworking nelle aree rurali, periferiche e alpine, otto dei quali nell’ambito di progetti NPR. Fabienne Stoll, responsabile della comunicazione di VillageOffice, si dice ottimista: «Oggi più di tre milioni di lavoratori potrebbero essere mobili, ma solo un milione usufruisce di questa opportunità e lavora occasionalmente da casa. Credo però che ci sarà una crescita importante, perché con la crisi coronavirus molte aziende e i loro collaboratori ne hanno capito i vantaggi». Stoll stima che a medio termine circa un terzo delle postazioni di lavoro tradizionali scomparirà ed è probabile che una parte significativa del lavoro venga svolta in comuni rurali o in regioni di montagna da postazioni esterne all’azienda usate temporaneamente. VillageOffice si prefigge di creare nei prossimi anni un migliaio di spazi di coworking nelle aree rurali di tutta la Svizzera, non da ultimo per motivi ecologici. Secondo i calcoli, questo potrebbe far risparmiare ogni anno 4,4 miliardi di chilometri ai pendolari e, di rimando, ridurre di decine di migliaia di tonnellate le emissioni di CO2.

Le previsioni del professor Timo Ohnmacht dell’HSLU sono un po’ più caute. Ohnmacht ha analizzato il fenomeno del coworking nell’ambito di uno studio finanziato dal Fondo nazionale per la ricerca scientifica (FNS). «Anche se ci sono storie di successo, gli spazi di coworking non offrono ancora benefici economici regionali misurabili», afferma. Secondo il professore, il «movimento» del coworking potrebbe presto allargarsi grazie agli spazi finanziati dagli enti pubblici, che fungendo da strumenti di sviluppo regionale innescano impulsi duraturi nelle aree rurali.

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Tutti gli spazi di coworking gestiti dalla comunità Voisins nell’agglomerato di Ginevra hanno un bar.

Devono anche aumentare la loro attrattiva territoriale come spazio abitativo e vitale migliorando l’offerta di prestazioni e servizi

L’attrattiva è maggiore dove i prezzi sono più accessibili

Gli spazi di coworking sono una specie di «punta di diamante» del lavoro flessibile nelle aree rurali. Tuttavia, in ottica economica conta di più il numero crescente di «pendolari part-time» che lavorano sempre più spesso e per periodi più lunghi da casa. L’attuale situazione del mercato immobiliare favorisce lo sviluppo di questa forma di organizzazione del lavoro. In un recente studio sul mercato immobiliare svizzero1, i ricercatori di Credit Suisse hanno esaminato la correlazione tra flussi pendolari e scelta del luogo di residenza e hanno individuato una tendenza a un trasferimento del luogo di residenza verso le aree rurali. Fredy Hasenmaile, responsabile Analisi immobiliare presso Credit Suisse, spiega: «Sempre più persone cercano casa dove è più conveniente piuttosto che nel luogo dove lavorano. Una volta trovata, tendono a restarci. Il luogo di residenza diventa una costante in uno stile di vita caratterizzato da cambiamenti di impiego sempre più frequenti e da un ambiente di lavoro in continua evoluzione». Secondo lo studio di Credit Suisse, se nella città di Zurigo un appartamento medio di 4,5 locali e 110 m2 costa più di 1,5 milioni di franchi, il prezzo scende a meno della metà in località che distano un’ora di treno.

Non c’è da stupirsi se sempre meno persone sono disposte a pagare prezzi elevati per un appartamento in città e preferirebbero vivere vicino alla natura, a condizione che ciò sia compatibile con la loro attività lavorativa. La situazione del mercato induce un numero crescente di pendolari (che rappresentano nove lavoratori su dieci in Svizzera) a trasferirsi in periferia. Secondo gli autori dello studio di Credit Suisse, questo favorirà ulteriormente lo sviluppo delle nuove forme di lavoro nelle aree rurali. Anche un’inchiesta condotta da gfs-zürich per conto della SECO2 giunge a conclusioni analoghe. A dimostrare il maggiore interesse per le nuove forme di lavoro sono i pendolari con un tragitto casa-lavoro di un’ora o più. Si tratta di un gruppo che è cresciuto molto negli ultimi mesi e che oggi rappresenta il 20 per cento dei pendolari. Quasi tutti i pendolari vorrebbero poter lavorare da casa per un giorno o più alla settimana.

Infrastrutture necessarie

Accanto ai nuovi bisogni abitativi, il potenziale di sviluppo delle forme di lavoro flessibili per le aree rurali e periferiche è indiscutibilmente grande. Per poterlo sfruttare, occorre prima di tutto assicurarsi che le aree interessate siano dotate delle necessarie infrastrutture.

  • Immobili: la disponibilità di immobili rappresenta probabilmente la sfida minore. Secondo VillageOffice, la domanda e l’offerta, ad esempio per gli spazi di coworking, sono attualmente in equilibrio. Inoltre, soprattutto nelle aree rurali vi sono edifici vuoti che possono essere convertiti e equipaggiati rapidamente a costi relativamente bassi. Senza dimenticare i molti lavoratori che si sono organizzati e hanno allestito una postazione di lavoro a casa.
  • Reti di telecomunicazione: rispetto ai Paesi limitrofi, la Svizzera dispone già di una rete relativamente buona di connessioni Internet ad alte prestazioni. Tuttavia, in molte località il divario infrastrutturale tra città e campagna si sta allargando3. Considerata la flessibilità delle forme di lavoro, l’esigenza di un accesso ottimale alla rete in tutte le regioni della Svizzera è comprensibile. Le opzioni per garantire alle regioni periferiche e ai centri turistici alpini connessioni di qualità analoga a quella dei centri urbani non mancano. Con il suo piano di promozione della banda ultra larga, il Cantone dei Grigioni sta ad esempio portando avanti il potenziamento dell’autostrada dei dati. La NPR cofinanzia il lavoro di concettualizzazione nell’ambito di progetti di sviluppo. Anche la tecnologia di telefonia mobile 5G rappresenta un’opportunità per le aree rurali e di montagna, anche se attualmente in molte località il suo potenziamento è bloccato da opposizioni e da questioni politiche.
  • Mobilità: la maggior parte dei nuovi lavoratori «agili» rimane pendolare a tempo parziale. Questi lavoratori vogliono poter essere liberi di suddividere il loro orario di lavoro tra casa/spazio di coworking e azienda (generalmente basata in un centro urbano). Questo presuppone una buona rete di viaria e di trasporto. Negli scorsi anni diversi progetti, la cui fase pianificatoria e concettuale è stata sostenuta anche nell’ambito della NPR, hanno contribuito a colmare le lacune su questo fronte. I progetti sviluppati e promossi nell’ambito di Interreg sono serviti soprattutto a migliorare il trasporto pubblico transfrontaliero nelle regioni di Basilea, Ginevra, Giura e Ticino. Inoltre, sono stati effettuati test pilota sull’uso intelligente di diversi mezzi di trasporto, comprese nuove forme di mobilità condivisa. Tuttavia, secondo i promotori dello sviluppo regionale questo non basta. Uno degli obiettivi della cooperativa VillageOffice è di provvedere affinché ogni persona in Svizzera possa raggiungere lo spazio di coworking più vicino entro 15 minuti in bicicletta o con i mezzi pubblici. Secondo Peder Plaz, direttore del Wirtschaftsforum Graubünden, la soluzione più efficace per permettere alle nuove forme di lavoro di affermarsi anche nelle zone rurali e di garantire l’occupazione decentrata del territorio, è probabilmente quello di fare in modo che in tutta la Svizzera le distanze per la mobilità pendolare siano ragionevoli.

Gestione e messa in rete degli spazi di co-working

Reto Bürgin, dottorando in geografia economica all’Università di Berna, ha studiato la nuova multilocalità digitale in relazione agli spazi di coworking nelle regioni alpine svizzere ricorrendo tra l’altro al geotracking. Secondo il ricercatore, gli spazi di lavoro condivisi, da soli, nella migliore delle ipotesi, contribuiscono a ridurre il traffico pendolare. Tuttavia, affinché possano fungere da motori di sviluppo e rivitalizzare una comunità sul piano sociale ed economico, occorre di più: questo fenomeno, ancora nuovo, dev’essere ancora interiorizzato e gli spazi devono essere gestiti in modo intensivo. Una buona offerta di spazi di lavoro con un’infrastruttura ottimale è quindi solo un punto di partenza. Affinché il potenziale di sviluppo delle aree rurali e periferiche possa dispiegarsi pienamente, è necessario che i lavoratori «agili» facciano rete e formino una comunità all’interno della quale possono sviluppare nuove idee, discutere dei loro problemi, creare nuovi progetti e, eventualmente, collaborare nell’ambito di nuove cooperazioni. «Lo scambio reciproco si traduce spesso in progetti innovativi, nuovi prodotti, servizi e modelli di business, fino a processi di ricerca e sviluppo al di fuori delle istituzioni tradizionali», spiega il professor Timo Ohnmacht (HSLU).

I gestori degli spazi di coworking possono fornire impulsi decisivi per creare una comunità. Secondo Ohnmacht l’esigenza di incontri comunitari informali, presentazioni introduttive, eventi di networking con imprenditori, seminari e eventi pubblici è effettiva. Gli spazi di coworking gestiti in modo diversificato possono diventare un interessante microcluster per la promozione della piazza economica locale. Questo è l’approccio che segue anche la NPR, come dimostra la dozzina di progetti sostenuti, tra cui il «Macherzentrum Lichtensteig SG» , lo spazio coworking Steckborn TG, il Mountain co-working Mia Engiadina a Scuol GR (vedi «regioS 14»), la piattaforma Haslital BE, la Working Station St-Imier BE e il progetto Interreg «GE-NetWork». Questi microcluster innescano effetti a monte e a valle: chi lavora da casa o da uno spazio di coworking contribuisce a rivitalizzare i villaggi e utilizza l’offerta di servizi locale – dai ristoranti ai negozi al dettaglio, dall’ufficio postale al parrucchiere, dalle strutture per il tempo libero ai piccoli artigiani. Questo, a sua volta, crea valore aggiunto a livello locale e contribuisce alla creazione di nuovi posti di lavoro.

© regiosuisse

Spazi di coworking, alveo dello sviluppo dei villaggi

Jana Z’Rotz, economista presso dell’Istituto di economia aziendale e regionale dell’HSLU, si spinge oltre. Poiché dagli studi condotti emerge che nelle zone rurali è più difficile gestire spazi di coworking puramente orientati al lavoro, invita a creare spazi multifunzionali che forniscano anche servizi culturali, comunitari e sociali. Auspica luoghi utilizzati da persone di diverse generazioni e afferma che questi spazi dovrebbero servire tra l’altro anche da punto di incontro, atelier aperto al pubblico, sportello sociale e centro di consulenza con caffè e asilo nido. In breve, devono diventare l’alveo da cui si sviluppa la vita comunitaria.

La NPR può fornire esempi positivi in questo senso: il progetto Swiss Escape «co-Living/Co-Working Grimentz VS», il progetto di sviluppo partecipativo del villaggio Saint-Martin VS e la casa multigenerazionale «Generationehuus Schwarzenburg BE». Quest’ultimo progetto si trova in fase iniziale e, data la sua spiccata multifunzionalità, potrà fungere da modello per tutta la Svizzera. Il progetto prevede uno spazio di coworking con un atelier, due appartamenti per la condivisione multigenerazionale, un asilo nido, un ristorante e spazi per offerte di istituzioni sociali, consulenza in ambito sanitario e l’organizzazione di eventi. La Confederazione e il Cantone di Berna hanno sostenuto la progettazione con un contributo di 140 000 franchi nell’ambito della NPR. Nel frattempo, l’organizzazione promotrice, una società anonima senza scopo di lucro, ha raccolto 3,5 milioni di franchi (in gran parte donazioni private) per la realizzazione. La casa multigenerazionale, che sorgerà in una villa al centro del villaggio ristrutturata con grande attenzione e cura, sta diventando realtà. «Per ora l’offerta di spazi è limitata. Saremo pienamente operativi solo dopo che avremo realizzato e ci saremo trasferiti nella nuova ala prevista dal progetto», spiega la responsabile Linda Zwahlen Riesen.

Un fattore economico sottovalutato

È indubbio che il mondo del lavoro 4.0 aumenta il potenziale delle aree rurali e periferiche come spazio economico e abitativo. Di pari passo crescono le opportunità di migliorare l’offerta di servizi e mantenere il valore aggiunto generato sul posto. Finora, però, sono ancora pochi i comuni che hanno sfruttato queste opportunità in modo mirato. «Si impone con urgenza un’ampia discussione su come, nelle aree periferiche, la politica regionale possa prendere maggiormente in considerazione progetti volti a rafforzare l’attrattiva abitativa per combinare meglio le esigenze abitative e quelle lavorative», spiega Peder Plaz. «Serve un cambiamento di paradigma nella promozione della piazza economica e nella NPR dato che oggi ci si focalizza troppo sulla creazione di posti di lavoro sottovalutando l’importanza dell’attrattiva abitativa come fattore motivazionale ed economico».

Nei suoi studi sull’economia residenziale presenziale4 Olivier Crevoisier, professore di sociologia all’Università di Neuchâtel, fornisce importanti spunti di riflessione sull’orientamento da dare allo sviluppo. I risultati delle sue ricerche suggeriscono che la promozione di progetti NPR dovrebbe tenere maggiormente conto da un lato dell’attrattiva del luogo di residenza come fattore economico e motivazionale, dall’altro dei cicli economici locali. Quest’aspetto si riflette anche nelle misure pilota della NPR per le regioni di montagna 2020–20305, con le quali verranno sperimentati nuovi approcci per sostenere lo sviluppo economico delle regioni di montagna. Le esperienze raccolte serviranno a sviluppare la NPR a partire dal 2024.

regiosuisse.ch/npr-itvillageoffice.chgenerationehuus.chswissescape.co

1 Ciclo non concluso – ennesimo prolungamento per il mercato immobiliare svizzero

2 Inchiesta di gfs-zürich commissionata dalla SECO

3 Atlante della banda larga, Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM)

4 Crevoisier O., Segessemann A.: L’économie résidentielle en Suisse: identification et mise en perspective

5 Sviluppo economico delle regioni di montagna: strumenti e misure della Confederazione. Rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato 15.3228 Brand del 19 marzo 2015 (versione abbreviata)

Meno traffico pendolare grazie al coworking

Raphaël Chabloz

Creare dai 150 ai 200 spazi di coworking entro il 2025 nell’agglomerato franco-svizzero di Grand Genève e proporre 7000 postazioni di lavoro per circa 35 000 utenti: questo era l’obiettivo dichiarato del progetto «GE-NetWork», avviato nel quadro di un progetto Interreg volto a sviluppare il telelavoro e il coworking nell’area di Ginevra. Gli spazi di lavoro condiviso, passati da una ventina nel 2014 a una cinquantina nel 2018, si concentrano principalmente sul territorio svizzero e nelle zone centrali dell’agglomerato. Gli studi realizzati durante la prima fase del progetto mostrano che la creazione della rete franco-svizzera ha permesso di ridurre del 6% il traffico nell’agglomerato, per un totale di circa 12 milioni di spostamenti in meno l’anno. Il progetto mira inoltre a dinamizzare le regioni periferiche.

Se gli startupper sono già abituati al lavoro agile, le grandi aziende sono ancora restie ad adottarlo. Un obiettivo prioritario del progetto è proprio quello di evidenziare i vantaggi di queste nuove forme di lavoroe di accompagnare le aziende nel processo di trasformazione.

Vi sono diverse soluzioni per promuovere nuovi spazi di coworking nei comuni periferici, ad esempio partenariati pubblico-privato oppure modelli che offrono anche altri servizi.

Dal canto loro, gli enti pubblici dispongono di varie possibilità d’azione: possono motivare le grandi aziende ad assumere un ruolo di esempio e a lanciare progetti pilota, possono mettere a disposizione gli spazi necessari e infine possono investire per ridurre il rischio imprenditoriale mantenendo come obiettivo a lungo termine il raggiungimento dell’autonomia finanziaria.

interreg.chteletravail-geneve.com –  «GE-NetWork» nella banca dati dei progetti di regiosuisse.ch

La versione integrale in tedesco è consultabile qui.

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