Tool di monitoraggio per le regioni

regiosuisse ha creato un nuovo tool interattivo per il monitoraggio dei bacini d’impiego che consente ai responsabili dello sviluppo regionale di generare online indicatori per l’area di loro competenza, ma anche di visualizzare e valutare indicatori di regiosuisse quali la densità di posti di lavoro o la crescita dell’occupazione. Rende inoltre possibili confronti con altre regioni o tra diversi periodi. Permette ad esempio al responsabile dello sviluppo regionale dell’area di Sion di visualizzare l’evoluzione demografica e l’andamento occupazionale degli ultimi anni. I Cantoni, le regioni e altri attori che si occupano di sviluppo regionale possono inoltre commissionare a regiosuisse valutazioni specifiche per singole aree, in linea di massima fino al livello comunale.


regiosuisse.ch/arbeitsmarktregionen

Impulsi per le città alpine

Oltre un terzo della popolazione dell’arco alpino vive in aree urbane. Le città alpine hanno quindi un ruolo chiave nella realizzazione di un futuro orientato alla sostenibilità. Se da un lato sono il punto di partenza di sviluppi critici o problematici, dall’altro sono parte integrante di soluzioni sostenibili. Poco più di un anno fa l’ARE ha assunto, per conto della Svizzera, la presidenza della Convenzione delle Alpi, l’accordo sullo sviluppo sostenibile delle regioni di montagna sottoscritto dai Paesi alpini. In questa veste, si è posta l’obiettivo di rafforzare, insieme ai suoi partner, il potenziale di sostenibilità delle città alpine. A tal fine ha promosso due progetti: un’analisi scientifica per evidenziare le sfide attuali delle città alpine ed elaborare prospettive di sviluppo e il progetto Climate action in Alpine towns (azione per il clima nelle città alpine) volto a elaborare soluzioni di pianificazione territoriale per la protezione del clima. Questo progetto figura nell’Agenda territoriale 2030 dell’Unione europea ed è condotto in collaborazione diretta con i comuni e la popolazione locale.

alpinetowns.alpconv.org

Un polmone verde in un’area industriale

Patricia Michaud

Ieri luogo di estrazione di ghiaia, domani area per le attività di svago: il sito di 300 ettari tra Basilea e Allschwil in Svizzera e i comuni francesi di Hegenheim e Saint-Louis non corrisponde all’immagine che in genere ci facciamo di un’oasi naturale e di svago. Eppure, nell’estate del 2021, la prima tappa del Parc des Carrières (Parco delle cave), che prevede tre fasi di avanzamento fino al 2028, sarà completata e l’area, intervallata da campi, orti e cave di ghiaia e attualmente ancora in fase di trasformazione, sarà aperta ai primi visitatori. L’ambizioso progetto transfrontaliero Parc des Carrières mira a creare un vero e proprio polmone verde per la popolazione della regione. Il cuore del parco copre una superficie di quasi 12 ettari. Una rete di sentieri e piste ciclabili permetterà alla popolazione dei quattro comuni confinanti di accedere a questa nuova «oasi» ricreativa nella quale natura e attività umane continueranno a coesistere. I circa 40 000 residenti della regione potranno raggiungere il parco a piedi in meno di dodici minuti, in bici in circa cinque minuti o in tram grazie alla linea 3 che collega Basilea e Saint-Louis.

Andreas Courvoisier e Monica Linder-Guarnaccia © regiosuisse

L’idea di riqualificare l’area è nata dieci anni fa in occasione di un invito a presentare progetti lanciato dall’esposizione internazionale di architettura IBA Basel, una piattaforma fondata nel 2010 dai principali attori politici della regione con l’obiettivo di gestire e monitorare a lungo termine la crescita e l’interconnessione della regione metropolitana transfrontaliera. L’urbanista basilese Andreas Courvoisier ha colto l’opportunità per proporre un’innovativa riqualifica ambientale dell’area a ovest di Basilea. La sua visione è di ripristinare l’antica, ricca diversità del paesaggio giocando sulla coesistenza di natura e industria. Per IBA Basel, che supervisiona una trentina di progetti nella regione e ha ricevuto tra l’altro finanziamenti per 3,3 milioni di euro dal programma Interreg Reno superiore, il Parc des Carrières è sia un progetto pilota che un progetto modello. Dal canto suo, la direttrice di IBA Basel Monica Linder-Guarnaccia è certa che questa iniziativa mostrerà come le aree non edificate possano migliorare sia la qualità della vita che la qualità del paesaggio, a vantaggio di tutti i portatori di interessi, siano essi residenti, agricoltori, promotori immobiliari, politici o ambientalisti.

iba-basel.net

interreg.ch

La versione integrale in francese è consultabile qui.

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Arve, area di svago nel cuore dell’agglomerato di Ginevra

Raphaël Chabloz

L’Arve, il fiume franco-svizzero che nasce nel Massiccio del Monte Bianco e si snoda su 107,8 km – di cui solo 9 in territorio svizzero – è molto meno conosciuto del Rodano, nel quale si getta. La confluenza si trova a Ginevra, alla Jonction. Il progetto paesaggistico «Arve» mira a rendere accessibile al pubblico le rive dell’Arve nell’agglomerato Grand Genève e prevede la riqualifica di parchi e la realizzazione di percorsi pedonali e ciclistici, che possono essere utilizzati anche dai numerosi pendolari. Attraverso interventi leggeri si punta a mantenere il carattere selvaggio dell’area fluviale. L’agglomerato Grand Genève finanzia il progetto nell’ambito del programma d’agglomerato, mentre la Confederazione lo ha sostenuto dal 2014 al 2018 nell’ambito dei Progetti modello per lo sviluppo sostenibile del territorio. Il progetto ha un’impostazione transfrontaliera e la sua governance è complessa. Gestito dall’agglomerato Grand Genève, coinvolge enti territoriali pubblici in Francia e in Svizzera, tra cui nove comuni.

La prima tappa è stata la creazione, nel 2014, del Parc des Falaises sul territorio del comune di Chêne-Bougeries. Questo sito era già stato in parte riqualificato, ma la vegetazione aveva ricoperto il corso del fiume. Nell’area boscata è stata creata una radura con un sentiero per incitare i cittadini a fermarsi e contemplare il fiume immersi nella natura, lontani dal tumulto della città. «Dovevamo agire in fretta per mobilitare la popolazione, incoraggiarla a fruire di questo spazio e dimostrare l’utilità della pianificazione» spiega Anne-Lise Cantiniaux, responsabile del progetto Natura e paesaggio alla Divisione del territorio del Cantone di Ginevra.

Il progetto paesaggistico «Arve» impone un’accurata analisi della relazione tra le politiche federali, cantonali e locali in materia di gestione del paesaggio e le politiche in materia di urbanizzazione e mobilità. Oltre a una riflessione su scala differenziata, in questi contesti serve soprattutto una coerenza costante tra i diversi livelli di pianificazione e tra la fase pianificatoria e quella operativa.

Attualmente l’obiettivo è dare continuità al progetto, in modo che le nuove autorità comunali lo facciano proprio e lo promuovano a lungo termine. È necessario assicurare una continuità su vari anni, altrimenti l’approccio non sarà coerente. Dopo le elezioni comunali del 2020, è stato necessario sensibilizzare la nuova generazione di municipali in modo da mantenere vivo l’interesse per il progetto.

progetti-modello.ch

La versione integrale in tedesco è consultabile qui.

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In Iffwil im fruchtbaren Berner Mittelland bewirtschaftet Klaus Zaugg sechzehn Hektaren Boden, von denen ein Viertel Pachtland und rund 3,5 Hektaren Wald sind. Seit zwei Jahren wird der Hof nicht mehr als klassischer Familienbetrieb geführt, sondern als Biohof Zaugg AG. Was genau steckt hinter der landwirtschaftlichen Aktiengesellschaft?

«Unser Hof ist zwar flächenmässig eher klein, doch die Bewirtschaftung nach biodynamischen Grundsätzen gemäss Demeter ist ziemlich aufwändig. Hinzu kommt, dass wir unsere Erzeugnisse auch selber verarbeiten und vermarkten. Täglich gehen wir ‹z Märit›, im Wochenturnus nach Bern und auf sechs weitere Märkte in der Region. Wir verkaufen an unserem Stand mehr als 150 verschiedene Produkte, vor allem frisches Gemüse, aber auch Obst, Beeren, Molkereiprodukte, Fleisch, Konfitüre, Honig und noch vieles Weiteres. Wöchentlich bedienen wir rund 700 Stammkunden.

Wir beschäftigen 30 bis 35 Leute, die sich rund 1700 Stellenprozente teilen. Damit erreichen wir personell fast schon die Grösse eines KMU. Hauptsächlich aus diesem Grund haben wir uns 2019 vom Modell des klassischen Familienbetriebs verabschiedet und eine AG gegründet. Diese wird von einer fünfköpfigen Geschäftsleitung geführt. Die Organisationsform gibt uns den notwendigen Spielraum für unsere gesamte Wertschöpfungskette, zu der zum Beispiel auch Milchverarbeitung in unserer eigenen Hofkäserei gehört.

Ich selbst bin für den Gemüsebau verantwortlich, der im regenerativen Anbau erfolgt. Das bedeutet, dass wir den Boden nicht pflügen, sondern nur oberflächlich bearbeiten. In Zukunft möchten wir beim Anlegen der Felder mehr auf die Topografie achten. Ziel ist es, die Erosion und den Wasserabfluss möglichst zu stoppen. Wir pflanzen Baumreihen, die den Wind brechen und die Verdunstung reduzieren. Die Förderung des Wasserkreislaufs über das Mikroklima wird immer wichtiger, denn in den vergangenen Jahren gab es immer wieder Trockenperioden, sodass wir unsere Kulturen bewässern mussten. Der Klimawandel wird immer mehr zu einer Herausforderung. Zum Beispiel tauchen plötzlich neue Arten auf wie seit einigen Jahren die Kirschessigfliege, die unsere Beerensträucher befällt.

Unsere grösste Aufmerksamkeit gilt einem gesunden Boden, denn er ist unsere eigentliche Lebensgrundlage. Aus ästhetischen Gründen und zur Förderung der Artenvielfalt haben wir im Laufe der Jahre eine vielfältige Hecke und Hochstammobstgärten gepflanzt. Zehn Bienenvölker, also rund 300 000 Bienen, sorgen dafür, dass die Äpfel, Birnen, Kirschen, Pflaumen, Zwetschgen und Mirabellen wachsen und gedeihen. Vielfalt ist uns auch auf den intensiv bewirtschafteten Gemüsefeldern wichtig. Dabei sind wir ständig am Ausprobieren von neuen Saaten und Sorten. Neuerdings ernten wir Süsskartoffeln und Borlotti-Bohnen, eine beliebte und gesunde Hülsenfrucht.

Nach getaner Arbeit geniesse ich es, über unseren Hof zu spazieren und den Blick über die Felder, Bäume und Hügel schweifen zu lassen. In dieser Landschaft, die für mich Arbeits- und Erholungsraum ist, bin ich ganz zu Hause. Ich überlege mir auf diesen Spaziergängen, wie sich die Landschaft hier weiter verschönern liesse. Hoffentlich enden unsere Hecken eines Tages nicht länger an der Hofgrenze, sondern sind Teil eines grossen Netzwerks. Wie ausgeräumt unsere Umgebung vielerorts ist, ist mir kürzlich während einer Reise in Norddeutschland aufgefallen. Wir besuchten eine Region, wo die Bauern der Natur offensichtlich noch mehr Spielraum lassen mit dem Resultat, dass die Landschaft dort deutlich abwechslungs- und artenreicher ist als bei uns.»

biohofzaugg.ch

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Rita Christen bei den Kletterfelsen in Moorschach Moorschach, den 10.04.2021 Copyright: Regiosuisse / Priska Ketterer

Ritratto «operatrice del paesaggio» Rita Christen

Mit Trockenmauern begrenzten die Bauern früher ihre Felder, und sie terrassierten damit steile Hänge. Lange Zeit prägten Trockenmauern das Bild vieler Landschaften. In der modernen Landwirtschaft mussten sie grösstenteils Rädern und Maschinen weichen oder zerfielen, da sie ihre Funktion verloren. Mit den Trockenmauern verschwanden auch viele wertvolle Biotope. Im November 2019 hat die UNESCO Tro­ckenmauern zum Weltkulturerbe erklärt. Das hat unzählige Projekte ausgelöst, so auch im Glarnerland. Was beim Wiederaufbau zerfallener Trockenmauern die eigentliche Herausforderung ist, weiss Daniel Kunz.

«Wir restaurieren in einem kleinen Team von sechs Leuten die zerstörten Trockenmauern entlang eines alten Geissenwegs. Unser Gelände befindet sich über dem Talboden, zwischen Mitlödi und Lassigen, unter dem Vorder Glärnisch. Das Projekt wird von Pro Natura und weiteren Umweltorganisationen finanziert.

Mauern ohne Mörtel zu bauen, ist meist reines Handwerk, das man nur in der Praxis lernen kann. Technisch gibt es dabei einen gewissen Spielraum, aber wir Trockenmaurer brauchen auf jeden Fall ein gutes Auge und eine gewisse praktische Begabung. Weil wir keine Bindemittel verwenden, müssen wir umso mehr auf die Statik und die Gesetze der Schwerkraft achten. Ausserdem versuchen wir, der Mauer ein bestimmtes Gepräge zu geben.

Als Einundsechzigjähriger bin ich eher ein spätberufener Trockenmaurer. Aber ich habe zeitlebens immer viel im Freien gearbeitet, zum Beispiel in der Landwirtschaft und auf der Alp. Dieses Projekt ist mehr als einfach ein Job, sondern mit Leidenschaft verbunden. Und mit wachsender Erfahrung macht der Trockenmauerbau auch immer mehr Spass. Jedenfalls gibt es mir ein gutes Gefühl, Landschaft auf diese Art gestalten zu können, auch wenn ich am Abend meistens todmüde bin. Aber weil ich nur am Montag, Donnerstag und Freitag als Trockenmaurer tätig bin, habe ich dazwischen genügend Zeit, neue Kräfte zu sammeln. Die Arbeit im Freien ist ein idealer Ausgleich zu meinem angestammten Beruf als Bewegungs- und Tanztherapeut, den ich jeweils am Dienstag und Donnerstag am Kantonsspital Glarus ausübe.

In unserem bunt durchmischten und ziemlich internationalen Trockenmaurerteam bin ich der einzige Einheimische. Die Landwirte vor Ort interessieren sich für unser Werk nicht sonderlich. Hauptsache, sie können die Felder links und rechts unserer Trockenmauern weiterhin intensiv bewirtschaften. Gutes Echo erhalten wir hingegen von den Leuten, die hier zufällig vorbeikommen. Sie finden die Trockenmauern am alten Geissenpfad, der heute offiziell auch ein Wanderweg ist, eine Bereicherung und sind begeistert. Schön wäre es, wenn wir unsere Trockenmauern später mit Hecken kombinieren könnten. Das wäre für die Artenvielfalt, vor allem für die Vögel, noch besser.

In meiner Freizeit bin ich meistens in der näheren Umgebung unterwegs, weniger als sportlicher Wanderer, sondern eher als gemütlicher Spaziergänger. Ich fotografiere, beobachte die Natur und mache auch mal ein Lagerfeuer. So kann ich die Landschaft, die für mich viel mehr ist als bloss eine Kulisse, intensiv geniessen. Ich kann darin auftanken und mich körperlich und geistig im Gleichgewicht halten.

Meine Ferien verbringe ich am liebsten in Portugal. Auf meinen Streifzügen in den Kork- und Steineichenwäldern im Alentejo beeindruckt mich immer wieder, wie sehr jede Landschaft ihren eigenen Charakter hat. Leider erlebe ich auch immer wieder, wie rücksichtslos mancherorts mit Landschaft umgegangen wird. Vielen Menschen fehlt offensichtlich das Gespür für die Qualitäten und Schönheiten der Landschaft.»

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Christelle Conne est à la tête de la Cave Champ de Clos, une exploitation transmise de génération en génération depuis le 15e siècle. Diplômée de l’École Suisse de tourisme, elle s’est d’abord consacrée au domaine de l’événementiel pendant une dizaine d’années, avant d’effectuer une reconversion professionnelle. Son vignoble comprend dix hectares situés entre Montreux et Lutry au cœur de Lavaux Patrimoine mondial de l’UNESCO.

«Cela va faire dix ans que j’ai repris l’exploitation de mes parents et je ne me lasse toujours pas du paysage. Nous avons cette chance incroyable d’avoir nos vignes en terrasse en face du lac Léman. J’y suis tous les jours et je trouve l’endroit merveilleux à chaque fois.

Mais ça ne se fait pas tout seul. La beauté du lieu est le résultat d’un effort quotidien. Je passe mon temps à lutter contre les maladies et à essayer de canaliser cette végétation qui part dans tous les sens. Il faut aussi entretenir les murs et les escaliers de pierre, régulièrement réaliser de la maçonnerie et contrôler les systèmes de drainage par exemple. Ma vigne reste avant tout un outil de travail qui me sert à produire du vin, mais je me sens fière de pouvoir contribuer au charme de Lavaux en exerçant mon activité professionnelle.

Cependant, les domaines en terrasse ne sont pas évidents à exploiter et une grande partie du travail doit se faire à la main notamment. Les coûts à l’hectare y sont nettement plus élevés que pour un vignoble plus plat. Malheureusement, nous ne pouvons pas répercuter ces coûts sur le prix des bouteilles de vin. C’est un défi que tous les vignerons de la région vont devoir relever ces prochaines années.

Le paysage de Lavaux reste néanmoins un atout pour mon exploitation. Il attire des touristes qui se disent époustouflés en arrivant. Après l’inscription de Lavaux au Patrimoine mondial de l’UNESCO en 2007, le nombre de vacanciers d’outre-mer a clairement augmenté. Avant la pandémie, je recevais des cars de plus de cinquante touristes plusieurs fois par semaine, car mon domaine fait partie du circuit touristique de plusieurs tour-opérateurs. Généralement, ils viennent de Berne et repartent rapidement pour Zermatt ou Chamonix. À Chexbres, nous les accueillons pour une visite de la cave et une dégustation de vins. Les ventes de vin par contre n’ont pas significativement augmenté.

Le fait que mon vignoble soit inclus dans le Patrimoine mondial ne me donne pas de contraintes particulières. Nous ne sommes pas considérés comme un territoire naturel, mais plutôt comme un territoire vivant. Les vignes en terrasses ont été construites par l’Homme et l’endroit va probablement se transformer dans le futur. À l’époque de mon grand-père, toutes leurs vignes étaient cultivées en forme de gobelet et il n’y avait pas d’herbe au sol par exemple. Aujourd’hui, le système de taille est différent ; les vignes sont en lignes et les terrains enherbés. Les connaissances technologiques et les méthodes culturales vont pouvoir continuer d’évoluer avec leur temps et ne pas rester figées dans un schéma qui serait complètement dépassé.

Si l’UNESCO ne nous donne pas de contraintes sur les modifications que l’on peut apporter sur notre territoire, nous autres vignerons devons par contre suivre de nombreuses réglementations ; notamment celles édictées par la Confédération sur la culture de la vigne ou le plan d’affectation régional de Lavaux (PAC Lavaux) mis en place suite aux initiatives de M. Franz Weber*.»

cavechampdeclos.ch

microgis.ch/MGonline/PACLavaux

* L’initiative populaire de Franz Weber a obtenu en 1977 la protection du vignoble de Lavaux. Le plan d’affectation cantonal de Lavaux (PAC Lavaux) est la réponse à une nouvelle initiative de 2014 qui voulait réduire les zones à bâtir de Lavaux.

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Lionel Tudisco travaille depuis 2012 pour l’administration de la Ville de Sion, capitale du Valais. Il a été responsable de «AcclimataSion», un projet pilote d’adaptation au changement climatique de la ville, soutenu par la Confédération entre 2014 et 2016.

« J’ai vécu quelques années sur l’arc lémanique, notamment pour réaliser mes études de géographie. Puis j’ai déménagé en Valais, lorsque j’ai été engagé par le Service de l’urbanisme et de la mobilité de la Ville de Sion. En revenant dans mon canton d’origine, j’ai pris conscience du paysage exceptionnel de la région et de son importance pour ses habitants. Je me rappelle qu’à cette période, le plan directeur communal – un document qui fixe les grandes orientations stratégiques de la ville sur les trente ans à venir – mettait en avant les spécificités du paysage sédunois avec un souhait appuyé de les conserver et de les valoriser tout en fixant des limites claires à l’urbanisation pour éviter les problématiques liées à l’étalement urbain. La Municipalité affirmait donc la particularité de Sion, un territoire ‹ entre ville et paysage ›, ça m’avait interpellé.

De fait, Sion a une identité paysagère très forte. Sa vieille ville date de l’époque médiévale. Avec les récentes fusions de communes de coteau, le territoire de la commune s’étend du centre urbain en fond de vallée jusqu’au montagnes, à 2000 mètres d’altitude. Il comprend par exemple deux coteaux parsemés de vignes ou de forêts, suivant l’exposition, des collines héritées de l’époque glaciaire, des châteaux médiévaux ou encore des lacs. Tout cela forme un paysage très varié, voire hétéroclite, qui concentre pratiquement toutes les problématiques suisses. Pour les spécialistes de l’aménagement du territoire et les urbanistes, c’est un territoire très intéressant à travailler.

Le paysage est pris en compte dans tous nos projets. Nous recevons quotidiennement des demandes de préavis pour de futures constructions. En appliquant notre règlement des constructions, nous devons parfois réaliser une pesée d’intérêts, nous questionner si c’est vraiment le bon endroit pour implanter ce genre d’affectation. Notre but est de tirer parti du paysage pour essayer de structurer le développement de la ville au mieux, tout en permettant aux nouveaux usages et changements en cours comme l’adaptation au changement climatique d’être considérés. Nous devons d’abord établir quelles sont les valeurs d’un territoire, les éléments en danger ou les éléments identitaires à préserver. Il s’agit ensuite de mettre en place des processus pour protéger ou non ces éléments-là. L’idée n’est pas de placer la ville sous cloche, elle doit pouvoir évoluer.

Nous avons d’ailleurs beaucoup travaillé sur la notion de changement perpétuel, notamment en développant avec la SIA une application de réalité augmentée qui montre l’évolution des espaces publics de la Ville de Sion au cours du dernier centenaire. À l’annonce d’une modification, il peut y avoir des réactions fortes et des blocages, car le paysage est hautement lié à l’émotionnel, à l’attachement culturel ou aux souvenirs qu’on en garde. Ces notions psychologiques sont importantes à prendre en compte pour accompagner les démarches de changement.

Dans le cadre d’‹ AcclimataSion ›, nous avons notamment développé des guides pédagogiques destinés à la population. Ils expliquent pourquoi il est essentiel d’apporter de la nature et du soin aux aménagements extérieurs dans les projets de transformation ou de conception d’un bâtiment. Pour moi, une des missions des collectivités publiques consiste à faire prendre conscience aux acteurs de la construction de leur responsabilité à l’égard du paysage et de ses valeurs naturelles et culturelles. Il n’y a pas seulement la ville qui soit responsable de créer des projets de qualité, les privés aussi ont un rôle à jouer, ce sont surtout eux qui font la ville. »

sion.ch/acclimatasion

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Opportunità dell’agricoltura urbana

L’agricoltura urbana è un fenomeno ampio e diversificato che trascende di gran lunga gli orti sui balconi o le coltivazioni sui tetti. Oltre a progetti innovativi e a nuovi modelli di giardinaggio urbano (urban gardening), vi sono aziende agricole che puntano sui vantaggi offerti dalla vicinanza alla città e hanno sviluppato nuovi modelli commerciali. Una pubblicazione online di AGRIDEA presenta, sulla base di diversi esempi, le opportunità offerte dall’agricoltura urbana e fornisce informazioni approfondite nonché consigli e suggerimenti per il lancio di progetti.

agripedia.ch/agriculture-et-ville

«La bellezza del paesaggio è fondamentale per il turismo.»

Pirmin Schilliger & Urs Steiger

Per molte regioni rurali e di montagna il paesaggio rappresenta l’elemento fondamentale del benessere e della qualità della vita. Come si possono valorizzare questi paesaggi nell’ambito dello sviluppo regionale rafforzando nel contempo le loro qualità intrinseche? Di questo tema hanno discusso Dominique Weissen Abgottspon, direttrice della Rete dei parchi svizzeri, Marie-France Roth Pasquier, consigliera nazionale nonché consigliera comunale di Bulle (FR) e presidente dell’associazione di agglomerato «mobul», e Jürg Schmid, ex direttore di Svizzera Turismo, presidente di Graubünden Ferien e comproprietario di un’agenzia di marketing e comunicazione.

Secondo Dominique Weissen Abgottspon, grazie alla creazione di parchi di importanza nazionale avviata da una decina di anni, lo sviluppo regionale è sulla strada giusta per valorizzare il paesaggio con la dovuta attenzione e cura. Quest’opinione è condivisa anche da Jürg Schmid, che individua nei parchi anche un notevole potenziale di crescita turistica. La cooperazione, la stretta collaborazione e il lavoro in rete tra le organizzazioni che gestiscono i parchi e le organizzazioni turistiche locali e regionali potrebbero e dovrebbero essere migliorati. Schmid ritiene peraltro che nella progettazione e nell’allestimento delle offerte manchi un po’ di capacità d’innovazione. La grande sfida è trasformare un bel paesaggio in un’esperienza turistica. Inoltre, è del parere che i parchi debbano profilarsi in modo più mirato anche nel segmento del lusso.

Il paesaggio è diventato un importante fattore di attrazione anche nell’agglomerato di Bulle (FR), che negli scorsi anni ha conosciuto un vero e proprio boom. «Grazie alla qualità del nostro paesaggio, possiamo offrire un’elevata qualità di vita. Molte persone che vivono in altre città vorrebbero venire ad abitare nel nostro agglomerato ricco di verde», dice Marie-France Roth Pasquier. Tuttavia, la vicinanza del grande parco naturale regionale Gruyère Pays-d’Enhaut sembra svolgere un ruolo solo marginale nel rapido sviluppo dell’agglomerato, ma le cose dovrebbero cambiare. Nel tentativo di valorizzare anche turisticamente il paesaggio della regione Gruyère, la pianificazione regionale punta tra l’altro sulla conservazione del patrimonio culturale e architettonico che, secondo Marie-France Roth Pasquier, rappresenta una grande attrazione turistica. Dominique Weissen Abgottspon preconizza uno sviluppo regionale che guardi al lungo periodo e si orienti effettivamente alla valorizzazione del paesaggio. «Il paesaggio è il vero capitale; tutto ciò che viene distrutto non sarà più disponibile per le prossime generazioni» sottolinea. In questo senso e alla luce delle tendenze in atto, Jürg Schmid evidenzia come si debba ancora passare attraverso un processo di apprendimento e allontanarsi da un turismo finora molto incentrato sulla pratica dello sci e sugli impianti di risalita per andare verso forme più dolci, orientate alla natura. Un turismo consapevole che il suo futuro a lungo termine dipende dalla protezione del paesaggio. E conclude «Il turismo può ‹abbracciare› i parchi, e può perciò anche chiedere qualcosa in cambio».

parks.swiss

mobul.ch

La versione integrale in tedesco francese

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