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Bellinzona e Valli: una regione che attira PMI e turismo sostenibile

Dalla città alla montagna, la regione Bellinzona e Valli ha molto da offrire. Il capoluogo funge da polo regionale, ma anche Biasca è un centro importante per la Riviera e le valli limitrofe, Leventina e Blenio, le quali hanno elaborato una strategia comune per sfruttare al meglio le proprie particolarità e il proprio potenziale di sviluppo economico. 

In questa seconda parte del blog «Diversità delle regioni», abbiamo parlato con Manuel Cereda, direttore dell’Agenzia dell’Ente Regionale per lo Sviluppo del Bellinzonese e Valli (ERS BV). Dal 2010  l’Agenzia attua la strategia regionale di sviluppo e funge da primo punto di contatto per i Comuni nelle questioni relative allo sviluppo economico. 

regiosuisse: Il monitoraggio delle regioni mostra che nella regione Bellinzona e Valli sono soprattutto le piccole e medie imprese (PMI) a creare posti di lavoro. Nei Comuni e centri rurali, le PMI sono addirittura le sole aziende presenti. Quali sono i fattori locali che hanno portato a questa situazione? E perché le poche grandi aziende sono tutte ubicate nell’area di Bellinzona?

Manuel Cereda: La struttura economica della regione Bellinzona e Valli è sempre stata caratterizzata da una forte presenza di PMI. In parallelo, negli ultimi anni è cresciuto l’interesse nei confronti della nostra regione da parte di aziende del resto della Svizzera e dell’Europa. Offriamo superfici per attività industriali e artigianali, una manodopera qualificata e una buona qualità della vita. Un altro fattore decisivo sono le condizioni quadro della regione, in particolare la promozione dell’innovazione tramite l’Ufficio per lo sviluppo economico del Canton Ticino. 

Bellinzona è interessante per le grandi aziende, perché è una città situata in una posizione centrale lungo l’asse Nord-Sud, ben collegata e con una buona qualità della mobilità. Tutto ciò ne aumenta l’attrattiva. Altri fattori sono l’alta qualità della vita, i costi concorrenziali rispetto ad altri centri economici in Svizzera e un ambiente che stimola l’innovazione e le attività economiche. Laprossimità di istituzioni formative, di ricerca e d’innovazione di spicco è un ulteriore punto di forza.

regiosuisse: Nell’ultimo decennio, a Bellinzona e Arbedo-Castione, ma anche nelle zone periferiche, l’occupazione è cresciuta parecchio. Sembra che i Comuni circostanti beneficino della vicinanza con Bellinzona. Secondo lei, a che fattori e condizioni è dovuto questo sviluppo

Manuel Cereda: La dinamica dello sviluppo socioeconomico di Bellinzona ha un impatto positivo a livello regionale. L’attrattività di Bellinzona giova anche ai centri rurali e alle aree periurbane. Per attrattività intendiamo, per esempio, la posizione strategica e condizioni quadro favorevoli per lo sviluppo di attività aziendali. Questo effetto di spillover non è automatico. Nel nostro ruolo di agenzia per lo sviluppo regionale, invitiamo a riflettere oltre i confini comunali e regionali.

regiosuisse: Il monitoraggio delle regioni mostra che il settore alberghiero e della ristorazione nelle zone rurali ha un ruolo importante per quanto riguarda il valore aggiunto in ambito turistico. Come si spiega questo dato di fatto?

Manuel Cereda: L’Alta Leventina si trova lungo l’asse Nord-Sud, per cui è facilmente raggiungibile. Le sue attrazioni turistiche, come Airolo-Pesciüm, il Lago Tremorgio e la regione Ritom-Piora attirano turisti dalla Svizzera e dall’estero. Questo genera posti di lavoro nel turismo. 

Inoltre, il trend verso un turismo sostenibile stimola lo sviluppo di nuove offerte nella regione. L’Alta Leventina sfrutta questo potenziale migliorando l’accessibilità alle proprie risorse paesaggistiche e culturali, e rafforzando la collaborazione tra gli attori locali. Anche la Valle di Blenio negli scorsi anni ha attuato importanti progetti turistici ed è altrettanto facilmente raggiungibile. Altri progetti sono previsti nei prossimi anni con lo scopo di ampliare ancora l’offerta turistica regionale. 

Ciò non significa tuttavia che nel resto della regione il turismo abbia un’importanza secondaria. Bellinzona e i suoi dintorni dispongono di condizioni ideali per garantire una propria offerta turistica a complemento di quella delle valli. La fortezza di Bellinzona, per esempio, contribuisce a posizionare il capoluogo regionale quale destinazione inconfondibile e a pieno titolo, alla pari delle località più note situate sulle rive dei laghi ticinesi (come Locarno, Lugano o Ascona).

Il monitoraggio delle regioni di regiosuisse analizza l’evoluzione nelle regioni sulla base di cinque aree tematiche: popolazione e benessere, mercato del lavoro e occupazione, struttura e performance economica, localizzazione e infrastruttura, digitalizzazione. È uno strumento di valutazione interattivo che consente di valutare vari indicatori regione per regione. A ciò si aggiungono analisi tematiche che presentano i risultati in forma aggregata.

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Source Image: Castelgrande © parisiva.ch

L’Aiuto alla montagna dà futuro

La Nuova Politica Regionale (NPR) e l’Aiuto svizzero alla montagna perseguono lo stesso obiettivo: promuovere lo sviluppo economico delle regioni strutturalmente svantaggiate, favorire l’innovazione e garantire l’occupazione. Mentre l’NPR finanzia solo progetti interaziendali, il sostegno dell’Aiuto svizzero alla montagna è rivolto alle piccole e microimprese, alle cooperative o alle associazioni private. In questo articolo, Martin Abderhalden dell’Aiuto svizzero alla montagna illustra i loro criteri di finanziamento. 

La popolazione svizzera di montagna è innovativa e prende in mano il proprio futuro. A volte, però, mancano i mezzi finanziari per realizzare progetti importanti, ed è qui che entra in gioco l’Aiuto svizzero alla montagna. 

L’Aiuto svizzero alla montagna è una fondazione finanziata da donazioni che ha come obiettivo mantenere e creare posti di lavoro nelle regioni montane svizzere. Contribuisce così in modo significativo a mantenere viva l’economia delle zone di montagna e a offrire prospettive a lungo termine alla popolazione che vi risiede.

 Il sostegno dell’Aiuto svizzero alla montagna è rivolto alle piccole e microimprese, alle cooperative o alle associazioni del settore privato attive nell’area montana. Vengono finanziati gli investimenti in diversi settori rilevanti per lo sviluppo regionale. Tra questi figurano l’agricoltura e la trasformazione dei prodotti agricoli, il turismo e la ristorazione, il commercio e le aziende manifatturiere – compresa la lavorazione del legno – ma anche i negozi di paese e gli asili nido, che svolgono un ruolo fondamentale per l’attrattiva e i servizi di base dei comuni di montagna.

Il sostegno dell’Aiuto svizzero alla montagna si basa su due principi fondamentali: la necessità finanziaria e il finanziamento dei costi residui. L’ultimo punto significa che la responsabilità principale del finanziamento di un investimento è di chi promuove il progetto. Nel caso in cui le risorse proprie non siano sufficienti, in termini di fondi propri, manodopera e/o materiale, devono venire sondate altre possibilità di finanziamento da parte terza, quali per esempio gli aiuti pubblici agli investimenti, prestiti bancari e di altro tipo. Qualora tuttavia tali fondi, propri e esterni, non siano sufficienti a coprire l’investimento, solo allora l’Aiuto svizzero alla montagna può intervenire a coprire la somma mancante con un contributo a fondo perduto.  

 Grazie a questo sostegno mirato, l’Aiuto svizzero alla montagna rende possibili investimenti decisivi per lo sviluppo economico delle singole aziende e, di conseguenza, di intere regioni.

Affinità e differenze: criteri di finanziamento della Nuova Politica Regionale e dell’Aiuto svizzero alla montagna

Sia l’Aiuto svizzero alla montagna che la Nuova Politica Regionale (NPR) sostengono progetti nelle regioni montane svizzere. Entrambe perseguono l’obiettivo di promuovere lo sviluppo economico nelle zone montane. 

Ci sono, però, delle differenze sostanziali: l’NPR opera anche nelle aree rurali e nelle zone di confine, promuovendo esclusivamente progetti interaziendali e l’elaborazione di strategie di sviluppo regionale. L’NPR promuove la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private, mentre l’Aiuto svizzero alla montagna esclude le istituzioni pubbliche, come ad esempio i comuni, dal ruolo di responsabili di progetto, ma concentra il suo sostegno sui soggetti privati, siano esse microimprese o associazioni private. L’Aiuto svizzero alla montagna eroga esclusivamente contributi a fondo perduto, mentre l’NPR concede anche prestiti. L’Aiuto svizzero alla montagna, finanziata da donazioni, e l’NPR, statale, sono complementari e contribuiscono entrambe a rafforzare il potenziale economico delle regioni di montagna. 

L’Aiuto svizzero alla montagna: facilitatrice di opportunità

L’Aiuto svizzero alla montagna rende realizzabili progetti che altrimenti non potrebbero nascere. Interviene quando, nonostante un attento finanziamento, non sia possibile coprire interamente i costi di investimento. È subordinata a tutte le altre fonti di finanziamento e copre in modo mirato la lacuna rimanente.

L’Aiuto svizzero alla montagna eroga contributi a fondo perduto, che non devono essere rimborsati. Sostiene così progetti di investimento concreti di piccole e microimprese che, a causa delle dimensioni o dell’ubicazione, hanno spesso difficoltà ad accedere agli strumenti di finanziamento classici. A integrazione degli strumenti statali della politica regionale, l’Aiuto svizzero alla montagna offre pertanto un contributo diretto ed efficace allo sviluppo economico sostenibile delle regioni montane.

Ad esempio a Prato Sornico, dove l’Aiuto svizzero alla montagna ha reso possibile la digitalizzazione del negozio di paese. La Botega da la Lavizzara, in realtà, funzionerebbe anche senza contatto personale: sistema di chiusura automatica con codice QR, scanner, cassa automatica, ̈videosorveglianza. Oggi, però, è un’altra di quelle giornate in cui il piccolo spazio al piano terra dell’elegante casa rosa somiglia più a un’assemblea di paese che a un negozio self-service. Due artigiani sorseggiano il caffè e chiacchierano con Astrid Lorenzetti, che intanto riempie gli ̈scaffali. Vicino all’ingresso siede Laura Poncia, che al computer portatile sbriga la contabilità, mentre Tanja Scolla è passata con la figlioletta Mia. Entrano persone in continuazione, acquistano qualcosa, scambiano due parole, poi se ne vanno. «Sarebbe stato un peccato perdere un punto di ritrovo così, no?»

Per un mese Lavizzara, come si chiama l’alta Valle Maggia, era di fatto rimasta senza un negozio. I gestori erano andati in pensione e nessuno voleva succedere loro. «Non può finire così», si è detta Astrid, e ne ha parlato con tutte le sue conoscenze. L’opinione era unanime: bisognava fare qualcosa. Per esempio fondare una cooperativa. «A un certo punto ho capito che oltre a parlare bisognava agire, e ho convinto Laura e Tanja a partecipare», dice Astrid. E proprio nella Giornata internazionale della donna, le tre donne hanno fondato la loro cooperativa del negozio di paese.

Trasformare i rifiuti in risorse: come RASOL rafforza le catene del valore regionali

Ciò che oggi è considerato un rifiuto può diventare una risorsa strategica. Il progetto RASOL, nella regione di La Chaux-de-Fonds, lo dimostra concretamente. Sostenuto nell’ambito del programma Interreg Francia-Svizzera, esplora un nuovo modo di riciclare metalli ad alto valore aggiunto utilizzando esclusivamente energia solare.

All’origine del progetto, sul versante svizzero, c’è Raphaël Broye, fondatore di Panatere, che porta avanti una visione al tempo stesso industriale e ambientale:

«Ciò che mi appassiona è catturare la luce e trasformarla in qualcosa – in calore – e dare nuova vita a materiali che altrimenti verrebbero scartati»

Il cuore tecnologico di RASOL si basa su un reattore a fusione ad atmosfera controllata, integrato in un forno solare che funziona unicamente grazie alla radiazione solare. Questo dispositivo permette di fondere e purificare metalli riciclati per produrre, tra l’altro, l’acciaio 1.4441, utilizzato in settori esigenti come l’orologeria, il medicale e l’aerospaziale.

«Nella regione produciamo enormi quantità di rifiuti metallici . L’obiettivo è selezionarli e valorizzarli a livello locale», spiega Raphaël Broye. Questi rifiuti provengono soprattutto da prodotti complessi, come i dispositivi elettronici che contengono molti metalli difficili da separare, e da scarti di produzione industriale spesso mescolati per ragioni economiche, rendendone più difficile il riciclo.
L’ambizione è chiara: trasformare i rifiuti industriali in risorse riutilizzabili, rispettando al contempo gli elevati standard delle industrie microtecniche. Il progetto mira inoltre a ottimizzare i parametri di processo per garantire una qualità costante delle leghe. Grazie all’energia solare, l’impronta di carbonio del processo potrebbe essere ridotta fino a 165 volte rispetto alle soluzioni convenzionali.

Una cooperazione transfrontaliera di grande importanza

RASOL si inserisce in una dinamica di collaborazione tra attori svizzeri e francesi della ricerca e dell’industria. Questa cooperazione è resa possibile dal programma europeo Interreg, che promuove i progetti transfrontalieri. In questo contesto, ogni partner apporta competenze specifiche. Mentre l’azienda svizzera Panatere gestisce l’intera filiera del riciclaggio, Socrate Industrie, azienda francese specializzata nella produzione di macchinari, svolge un ruolo centrale nello sviluppo e nella realizzazione tecnica del progetto, sviluppando e costruendo i macchinari di processo necessari all’attuazione del procedimento.

Per il suo fondatore, Christian Petit, la sfida consiste nel tradurre un’idea in una soluzione industriale concreta : «Il riciclaggio tramite l’energia solare è un concetto interessante che, a lungo termine, può essere applicato su larga scala. La nostra motivazione è quella di arrivare ad applicazioni industriali concrete, in linea con l’ecologia». Il progetto illustra la complementarità tra i partner: progettazione, modellizzazione, produzione e validazione industriale si integrano in un approccio comune.

Norman Quadroni, responsabile di progetto della Coordinazione regionale Interreg/Arcjurassien, sottolinea il ruolo del programma:

«Interreg funge da leva per la Francia e per la Svizzera. Lavorare insieme permette di rispondere a sfide comuni, in particolare in materia di ambiente e occupazione»

I cantoni di Neuchâtel e del Giura hanno contribuito in modo significativo al cofinanziamento del progetto, rafforzandone il radicamento regionale.

Concretamente, Interreg ha permesso di strutturare il partenariato, riunire competenze complementari – dalla ricerca all’ingegneria – e compiere un passo decisivo dalla modellizzazione alla realizzazione. Al di là del finanziamento, Interreg permette soprattutto di strutturare le collaborazioni e creare reti durature. «Questa rete ci ha permesso di costruire un collettivo e integrare competenze complementari», spiega Raphaël Broye. Questa capacità di mettere in relazione gli attori è determinante per trasformare un’idea in una soluzione operativa.

Un progetto in linea con la Nuova politica regionale

Se Interreg funge da catalizzatore della cooperazione transfrontaliera, la Nuova politica regionale (NPR) in Svizzera, nell’ambito della quale si inserisce la partecipazione della Svizzera a Interreg, svolge un ruolo complementare, sostenendo lo sviluppo economico sostenibile delle regioni rurali. Essa sostiene progetti che rafforzano innovazione, creazione di valore e resilienza economica nelle regioni. RASOL si inserisce pienamente in questa logica. Il progetto mira a sviluppare una filiera locale di riciclaggio dell’acciaio che non richieda materie prime vergini. A lungo termine, potrebbe facilitare l’approvvigionamento delle PMI regionali – in particolare nei settori orologiero, dentale, medico e aerospaziale – migliorandone al contempo la competitività.

Così, mentre Interreg consente di mettere in rete gli attori oltre i confini, la NPR contribuisce al radicamento duraturo nel tessuto economico regionale. In un contesto di crescenti tensioni sulle materie prime e sull’energia, una tale catena del valore contribuisce a rafforzare l’autonomia e la solidità degli ecosistemi industriali regionali.

Prospettive su scala europea

Al di là del suo radicamento locale, RASOL apre prospettive più ampie. «La visione è di replicare il modello in diversi cluster europei e diventare un punto di riferimento nella fusione solare per il riciclaggio dei metalli strategici», spiega Raphaël Broye. Un potenziale che riguarda numerose regioni alle prese con sfide simili: «Possiamo essere utili ad altri territori, come la Watch Valley, dove centinaia di imprese sono alla ricerca di soluzioni condivise».

Questo progetto dimostra quindi come un’iniziativa regionale, portata avanti da attori impegnati e sostenuta da strumenti come Interreg e la Nuova politica regionale, possa sfociare in soluzioni concrete – con un impatto che va ben oltre il proprio territorio di origine.

Nel WERKPARK le idee prendono forma: uno spazio dedicato all’artigianato, alla tecnologia, alla formazione, all’arte e alla cultura

Nel WERKPARK si incontrano persone provenienti da mondi diversi: studenti e imprenditori, operatori culturali e ingegneri, designer e pensionati, così come studenti e artigiani. Questa diversità rende il WERKPARK un luogo di incontro unico, di collaborazione e di nuove idee. Qui nascono progetti, si condivide la conoscenza e l’apprendimento è al centro dell’attenzione, dai primi esperimenti creativi alle innovazioni pronte per il mercato. Su una superficie di oltre 1.000 metri quadrati, con infrastrutture moderne, in un ambiente stimolante e sostenuto da una comunità attiva, si crea spazio per la creatività, l’istruzione e lo sviluppo sostenibile . Qui è possibile ampliare le proprie competenze e sperimentare nuove tecnologie.

Durante la giornata delle porte aperte del 15 novembre 2025, circa 300 persone hanno visitato le infrastrutture dei vari laboratori e sono rimaste molto impressionate dalle molteplici possibilità offerte, sia nel laboratorio del legno sia in quello del metallo, nell’atelier tessile o di oreficeria, così come nell’area digitale dotata di fresatrici CNC, diverse stampanti 3D e dispositivi laser di diverse classi di potenza e dimensioni. Oltre a una sala seminari ben attrezzata, è presente uno studio di podcast, molto frequentato soprattutto dai giovani.

Il WERKPARK è attualmente utilizzato ogni settimana da circa 100 studenti delle scuole secondarie circostanti per le lezioni di attività tecniche. Oltre ai progetti individuali, anche l’orientamento professionale gioca un ruolo centrale, contribuendo in modo significativo alla disponibilità di personale qualificato nella regione.

Oltre agli artigiani e alle artigiane che qui utilizzano macchinari e infrastrutture senza doverli acquistare direttamente, il WERKPARK è anche un luogo molto apprezzato per conferenze e corsi di formazione continua di varie aziende, istituzioni e associazioni. Gli input teorici sono integrati da esercitazioni pratiche e applicazioni concrete, con coach esperti che trasmettono volentieri le loro conoscenze.

Il WERKPARK è già oggi un importante punto di riferimento per gli studenti, che si tratti di studenti di architettura del Politecnico federale di Zurigo (ETH), che qui costruiscono i loro modelli con potenti apparecchi laser, o partecipanti al programma di residenza delle aziende tessili della Svizzera orientale.

«Durante una residenza TaDA, la gioia di sperimentare e l’innovazione sono al centro dell’attenzione. I residenti mettono alla prova le loro idee e i loro concetti direttamente nella pratica. La collaborazione con il WERKPARK offre condizioni ideali, poiché qui sono disponibili anche attrezzature e tecniche specializzate a cui altrimenti non avremmo accesso in qualsiasi momento. L’apertura e la flessibilità sono fondamentali per tali processi.

Inoltre, insieme al WERKPARK, all’azienda partner di TaDA Textildruckerei Arbon e al centro Rog di Lubiana, abbiamo potuto realizzare un primo workshop pubblico orientato alla pratica dal titolo «Starterkit Nähen und Siebdruck» (Kit di avvio per cucito e serigrafia). Tali collaborazioni creano spazio per novità e aprono possibilità stimolanti».

Marianne Burki, direttrice di TaDA (Textile and Design Alliance), Storica dell’arte e dell’architettura

Contributo allo sviluppo regionale

Il WERKPARK ha un impatto che va oltre l’utilizzo dei laboratori: rafforza le reti regionali, promuove il trasferimento di conoscenze tra istruzione, economia e cultura e aumenta l’attrattività della regione dell’Appenzello. La condivisione delle risorse e l’unione delle competenze creano valore aggiunto a livello regionale, non tramite la delocalizzazione, ma attraverso la collaborazione locale.

Prospettive: dal progetto all’infrastruttura regionale

La creazione di un programma diversificato di corsi e formazione continua è in pieno svolgimento al WERKPARK. Il WERKPARK si sta sviluppando sempre più come piattaforma per la qualificazione, l’innovazione e la collaborazione, sia per le attività nel tempo libero che per la formazione continua di personale qualificato, aziende e istituti di formazione della regione.

Con l’aumento dell’utilizzo, tuttavia, l’infrastruttura esistente sta raggiungendo i suoi limiti di spazio. Come prossimo passo di sviluppo è quindi previsto l’ampliamento su un secondo livello. Questo dovrebbe creare ulteriori zone di lavoro e di studio più tranquille e consentire un migliore utilizzo parallelo, come lezioni, workshop, progetti e coaching.
Inoltre, è prevista una semplice infrastruttura di ristorazione per supportare in modo adeguato corsi e eventi di lunga durata.

Progettazione del 2° piano con cabine

A lungo termine, il WERKPARK si posiziona quindi come infrastruttura permanente per lo sviluppo regionale: un luogo in cui nascono idee, si promuovono talenti e si possono sperimentare nuove forme di collaborazione nelle zone rurali – in modo congiunto, pratico e orientato al futuro.

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Podcast: «graubünden nachhaltig»

Il progetto NPR «Programm graubünden nachhaltig» mira a orientare in modo sostenibile il marchio regionale Grigioni con la sua rete. Nell’ambito del programma, una ventina di partner attivi in diversi settori si scambiano idee per sviluppare la regione in modo sostenibile. In questa puntata del podcast Tanja Jacobson, Marc Kollegger e Michael Caflisch raccontano come ciò avverrà e come si articola la collaborazione tra i partner. 

Posizionare i Grigioni come regione sostenibile

«Il marchio graubünden si propone come attore del cambiamento. Il progetto NPR «Programm graubünden nachhaltig» crea le condizioni quadro che consentono uno sviluppo comune dei partner del marchio», spiega Tanja Jacobson, responsabile del programma «graubünden nachhaltig». L’obiettivo è di sviluppare i Grigioni in tutte e tre le dimensioni della sostenibilità: economica, ecologica e sociale. In questo modo, i partner avranno gli strumenti per affrontare le sfide future e allo stesso tempo migliorare la loro performance in termini di sostenibilità.

Tanja Jacobson e il suo team fanno in modo che i partner provenienti dai settori più diversi si incontrino, curino lo scambio, sviluppino nuove idee e soluzioni e promuovano innovazioni sul tema della sostenibilità. Il «laboratorio» è un formato che favorisce questo scambio.

«Il contributo del marchio graubünden consiste nella gestione, organizzazione e moderazione del processo di sostenibilità all’interno della rete di partner.»

Marchio graubünden

Succo di mela regionale anziché succo d’arancia importato

I partner del marchio graubünden contribuiscono a definire il futuro del territorio come luogo di vita e di attività economiche e allo stesso tempo traggono vantaggio dalla messa in rete. Ne sono un esempio i Servizi psichiatrici di Grigioni (PDGR): ispirati dallo scambio all’interno della rete, hanno deciso di servire ai loro aperitivi succo di mela regionale al posto del succo d’arancia importato. «Anche piccole misure possono avere un grande effetto», afferma Marc Kollegger, CEO dei PDGR. «Il succo di mela è molto apprezzato, soprattutto se si spiega che è un prodotto più sostenibile». Il PDGR discute anche temi di sostenibilità più ampi:

  • Come si può promuovere la biodiversità nell’area delle cliniche di Waldhaus e Cazis?
  • Come può articolarsi un piano di mobilità orientato al futuro che garantisca un’operatività 24 ore su 24 e che includa sia il trasporto pubblico che quello individuale per il personale?

Essendo un importante datore di lavoro nella regione, i Servizi psichiatrici hanno una responsabilità nei confronti dei pazienti ma anche dei propri collaboratori e collaboratrici. La sostenibilità è quindi diventata da tempo un tema strategico. «Abbiamo un ritardo da recuperare in materia di sostenibilità», afferma Marc Kollegger. La partecipazione al progetto NPR «Programm graubünden nachhaltig» dovrebbe contribuire a sviluppare misure di attuazione concrete.

Un programma di sostenibilità che guarda al futuro

Il progetto NPR «Programm graubünden nachhaltig» di attuazione della NPR ha durata e finanziamento triennale. Il cofinanziamento è subordinato alla partecipazione attiva dei partner, sia sotto forma di contributo finanziario che di collaborazione diretta. Nell’ambito della Nuova politica regionale (NPR), il Cantone dei Grigioni sostiene questo programma insieme alla Confederazione con un contributo a fondo perduto pari a un quarto dei costi totali. Michael Caflisch, responsabile dello sviluppo turistico del Cantone dei Grigioni, conclude: «Il programma NPR convince perché promuove il rafforzamento della piazza economica grigionese e consente a numerosi partner attivi in settori diversi di creare un valore aggiunto per il Cantone».

Marchio graubünden

Il marchio graubünden è stato lanciato nel 2003. All’epoca il governo cantonale aveva chiesto la creazione di un marchio regionale intersettoriale per rafforzare in modo sostenibile la posizione economica dei Grigioni.

Il marchio punta a trasmettere e rafforzare i valori fondamentali della regione – autenticità, benessere e lungimiranza – presso gli abitanti, le aziende e i turisti e vuole contribuire a posizionare i Grigioni come luogo attrattivo in cui vivere, lavorare e trascorrere il tempo libero.

Il progetto NPR «Programm graubünden nachhaltig» è uno dei tanti strumenti di lavoro per raggiungere questo obiettivo.

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Robotica per le PMI: rimanere all’avanguardia con il sostegno della NPR

Rendere la robotica utilizzabile per le PMI della regione dell’Alto Reno: questo è l’obiettivo del programma di finanziamento europeo Robot Hub Transfer. L’Hightech Zentrum Aargau è partner del progetto e fornisce conoscenze, reti e consulenza alle aziende locali su tutti gli aspetti della robotica. La Nuova Politica Regionale (NPR) contribuisce finanziariamente alla creazione di una rete di robotica nella regione dell’Alto Reno. Guardate il video per scoprire come Hygentile sta testando l’automazione robotizzata della manipolazione delle lattine presso il birrificio Mischmasch:

La crescente carenza di manodopera qualificata e la crescente concorrenza stanno mettendo alla prova anche le aziende della regione dell’Alto Reno: le imprese devono osare nuove soluzioni per garantire il proprio futuro. È qui che entra in gioco il progetto europeo Interreg Robot Hub Transfer.

Più competenze sulla robotica per le aziende della regione dell’Alto Reno

Il Centro di alta tecnologia di Argovia (HTZ) è un partner di progetto di Robot Hub Transfer e fornisce conoscenze, reti e consulenza alle aziende locali su tutti gli aspetti della robotica. In questo modo, sostiene le PMI nell’utilizzo dei robot in modo efficiente ed economico. Christoph Brunschwiler – esperto di innovazione e tecnologia presso l’HTZ – spiega: “Mettiamo l’azienda al centro e ci assicuriamo che abbia accesso alle tecnologie giuste, alle competenze necessarie e ai finanziamenti adeguati”. Questo perché soprattutto le PMI spesso non hanno le competenze necessarie per testare e implementare sistemi robotici in modo adeguato ed economico.

Il progetto Robot Hub Transfer crea una solida base decisionale analizzando la situazione attuale ed esaminando la fattibilità e la redditività. Ciò consente alle PMI di valutare se vale la pena investire nella tecnologia robotica. Il rischio imprenditoriale può così essere ridotto al minimo.

Robotica in pratica: collaborazione con la PMI locale Hygentile

Un esempio di successo che beneficia della rete di robotica nella regione dell’Alto Reno è Hygentile, una PMI regionale specializzata nel riempimento e nella sigillatura di lattine. I piccoli produttori riempiono e sigillano le lattine per bevande in singole fasi. La soluzione sviluppata da Hygentile combina queste singole fasi in una sola e lo fa in un ambiente con gas inerte. Di conseguenza, la bevanda non entra in contatto con l’aria in nessun momento dell’intero processo di riempimento e sigillatura, preservando il sapore della bevanda e prolungandone la durata di conservazione. “L’innovazione di processo era già presente in Hygentile, quello che mancava era l’automazione della gestione delle lattine e delle linguette”, spiega Christoph Brunschwiler. Una collaborazione con la FHNW è nata grazie all’HTZ. L’Istituto per l’Automazione della FHNW ha chiarito la questione di quale soluzione potesse essere utilizzata per automatizzare la manipolazione di lattine e linguette durante il riempimento e la sigillatura. L’istituto ha quindi sviluppato un prototipo funzionale in collaborazione con Hygentile.

Non è solo il microbirrificio Mischmasch, dove è stata sperimentata questa fase di automazione, a beneficiare di questa innovazione, ma anche l’intera regione dell’Alto Reno, come sottolinea Andreas Kunzmann di Hygentile: «Lo sviluppo, la produzione e la vendita avvengono nella regione. Vengono forniti servizi e vengono create aziende che generano posti di lavoro».

Il finanziamento della NPR come fattore decisivo

Grazie al finanziamento della NPR, la PMI Hygentile della regione dell’Alto Reno ha potuto esaminare come migliorare il proprio processo di riempimento e sigillatura. Lo scambio di conoscenze con la FHNW e la mediazione delle parti coinvolte da parte dell’HTZ sono stati fondamentali per rendere possibile questo risultato.

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Uno spazio creativo per la regione del Lago di Costanza

Nella cittadina di Arbon, sulle rive del Lago di Costanza, è nato il «luogo di creazione» ZIKpunkt, uno spazio che accoglie imprese, organizzazioni e altri attori per creare sinergie e dar vita a progetti innovativi. L’associazione ZIKpunkt vuole dare importanti impulsi alla regione, in particolare alla sua economia. Nel video Gilbert Piaser, responsabile della regione Oberthurgau, spiega la visione e l’importanza di questo progetto e il ruolo che la Nuova politica regionale (NPR) ha avuto per la sua realizzazione.

«La NPR aiuta la nostra regione a svilupparsi»

Nel suo lavoro di responsabile della regione di Oberthurgau, Gilbert Piaser era alla ricerca di qualcosa che rendesse visibile e tangibile l’impegno per la regione: «Quando si sono liberate delle superfici nell’area ZIK, l’area dismessa che prima ospitava lo stabilimento Saurer, abbiamo colto l’occasione e abbiamo lanciato il progetto. Abbiamo potuto beneficiare dei contributi della NPR già nella fase iniziale».

Grazie agli aiuti finanziari della NPR la regione Oberthurgau ha già realizzato diversi progetti. Piaser sintetizza così il sostegno ricevuto dalla NPR: «La NPR aiuta la nostra regione a svilupparsi». Nel caso di ZIKpunkt, gli aiuti sono serviti in modo particolare per finanziare la fase di concezione e avviamento e hanno permesso un importante lavoro di fondo.

Un hub dell’innovazione

Attualmente lo spazio ZIKpunkt è gestito da un’associazione creata appositamente, di cui fanno parte anche i promotori del progetto. L’associazione è diretta da un comitato. Gli obiettivi che l’associazione si è posta per la regione sono ambiziosi:

  • rafforzare l’economia
  • ridurre il più possibile la fuga di manodopera altamente qualificata
  • attrarre e formare manodopera qualificata.

Lo spazio creativo funge da hub dell’innovazione. L’associazione che lo gestisce lancia progetti promettenti in collaborazione con imprese, comuni, organizzazioni e istituzioni della regione, scegliendo consapevolmente un approccio pragmatico. «Da noi viene chi vuole realizzare qualcosa di concreto: è uno spazio per chi vuole fare, non una “fabbrica di idee”».

Raggruppare competenze e creare impieghi part-time

Quando ZIKpunkt è stato lanciato, l’offerta prevedeva diversi formati. Questo ha permesso di raccogliere esperienze e acquisire conoscenze utili, un aspetto molto importante per Gilbert Piaser: «Il primo anno abbiamo applicato il metodo “trial and error”. Ora sappiamo per certo cosa funziona e cosa no».

Nel 2024 sono arrivati i primi mandati concreti. Per esempio, ZIKpunkt ha avviato un partenariato con l’associazione PhytoValley Switzerland specializzata in medicina naturale mettendole a disposizione un management e un accompagnamento professionali. Per far fronte all’aumento del fabbisogno di risorse umane legato allo sviluppo dell’attività, sono stati creati due nuovi posti part-time per l’amministrazione e la direzione: ZIKpunkt è pronto a lanciare altri progetti innovativi e a sviluppare in modo duraturo la forza economica della regione.

Foto: ZIKpunkt

Meno è di più

Jana Avanzini

L’idea dell’Ecoparc de Daval è nata a Sierre una ventina di anni fa. Di cosa si tratta? Di una zona industriale grande come 30 campi di calcio che vuole sfruttare le opportunità offerte dall’economia circolare per svilupparsi in modo sostenibile. Per ora il sito conta solo una dozzina di aziende, non certo per mancanza di interesse, ma per i criteri molto severi che si devono soddisfare per entrare a far parte di questa comunità: condizioni di lavoro eque e sostenibili, capacità di guardare oltre il proprio orticello e volontà di cercare sinergie con i vicini. A proposito di orto, un criterio prevede che si coltivi una zona verde sulla propria particella.

L’uso dell’energia solare è vivamente raccomandato. E per incrementare l’efficienza a lungo termine, i rifiuti devono essere una fonte di energia per le altre aziende. Le aziende presenti nell’Ecoparc de Daval beneficiano di un sistema di gestione dei rifiuti, di un servizio postale e di una consulenza per i propri stabili.

Sebastian Barbey, Aqua4D © regiosuisse

Possono condividere sistemi di logistica e sicurezza, mense e asili nido. Certo è che il prefisso «eco» di Ecoparc non sta solo per «ecologico», ma anche per «economico». L’Eldorado, infatti, non arriva per grazia ricevuta, ma è il risultato di un lungo percorso e di un intenso lavoro di coordinamento. Contattare le aziende vicine, fare conoscenza e discutere di sinergie richiede tempo, un investimento che molte aziende non osano fare, a causa di una prospettiva di breve termine, ma che viene più che ripagato a lungo termine. Ne sono convinti l’esperto Benoît Charrière, responsabile Comunità delle conoscenze di regiosuisse e Stéphane Revey, responsabile della promozione economica a Sierre.

sierre.ch/fr/ecoparc-daval-2042.html

La versione integrale in tedesco.

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VADEME, ridare vita ai rifiuti minerali

Nathalie Jollien

Il materiale di scavo proveniente da grandi cantieri potrebbe essere trasformato in terra fertile ad alto valore ambientale. Il progetto franco-svizzero vademe valuta se e come si potrebbe creare una filiera per il riciclaggio di questi materiali, oggi considerati rifiuti, nella regione di Ginevra e Annecy.

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Nel Cantone di Ginevra il settore edile produce ogni anno milioni di tonnellate di inerti minerali. Si tratta di rifiuti di demolizione come cocci di mattoni e altri laterizi, ma anche di rifiuti risultanti da attività di scavo o terrazzamento. Durante questi lavori si presta grande attenzione a preservare il suolo fertile, ossia lo strato biologicamente attivo del terreno il cui spessore varia da alcuni centimetri nelle zone urbane a poco più di un metro in quelle forestali. Il sottosuolo non fertile al disotto di questo strato, invece, è spesso considerato materiale di rifiuto e destinato alla discarica. «In generale questi rifiuti sono presi in consegna da cave che interrano i materiali non riciclabili. Le imprese edili ginevrine sono spesso costrette a trasportarli fuori dal Cantone, percorrendo a volte lunghe distanze, il che causa un forte inquinamento atmosferico e acustico», rileva Sébastien Kicka, capoprogetto Innovazione presso l’Ufficio di promozione dell’industria e della tecnologia del Cantone di Ginevra. Poiché il Cantone non dispone di sufficienti capacità di discarica, questi rifiuti vengono esportati in gran parte nella vicina Francia.

Lanciato nel dicembre 2020, il progetto vademe («Valorisation agronomique des déchets minéraux») si propone di affrontare questa problematica nell’ambito di una cooperazione transfrontaliera. Vi partecipano nove partner pubblici e privati provenienti sia dalla Francia che dalla Svizzera, le cui competenze si completano a vicenda. L’obiettivo è di coinvolgere le reti degli attori interessati per potenziare e strutturare le collaborazioni e accrescere la parte riciclata di questi rifiuti, sperimentando tra l’altro soluzioni innovative per trasformarli in terra fertile. A lungo termine il progetto dovrebbe favorire la nascita di un’economia circolare per i materiali di scavo.

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Ricreare meccanismi naturali

La società Edaphos, uno dei partner del progetto, ha sviluppato competenze nel riciclaggio dei rifiuti minerali con un procedimento di ingegneria pedologica che permetterebbe di creare terra vegetale fertile. «Aggiungiamo a minerali sterili ammendanti organici e microbici. L’associazione di questi tre elementi permette di ricreare dinamiche e meccanismi naturali che rendono il suolo fertile. Nella natura lo stesso processo richiederebbe un secolo per un solo centimetro di suolo fertile.

Questo metodo innovativo viene testato per la prima volta su scala industriale nel quadro del progetto vademe: durante i lavori di rinaturazione del fiume Aire a Ginevra (nel tratto tra il villaggio di Certoux e la frontiera francese), entro la fine del 2022, verranno trattate direttamente sul posto 10 000 tonnellate di materiale. Un secondo cantiere di sperimentazione è in corso con la società Chavaz specializzata nel trasporto e nella fornitura di materiali da cava. «In una delle sue sedi, la società dispone di un impianto di trattamento dei rifiuti. Dopo la fase di smistamento e separazione, sottoponiamo il materiale di scavo proveniente da differenti cantieri al nostro processo», spiega Mathieu Pillet. Da notare che la produzione di terra fertile è possibile soltanto se le qualità fisiche, chimiche e biologiche dei materiali di scavo e degli ammendanti organici (tessitura adeguata, tenore di elementi nutritivi, buon equilibrio tra le comunità di organismi del suolo, assenza di inquinamento ad es. da microplastiche ecc.) sono sufficienti e comprovate.

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Il progetto vademe analizza anche la fattibilità e la sostenibilità economica del processo appena descritto. La terra fertile ricavata potrebbe essere venduta a paesaggisti o privati, essenzialmente per la sistemazione di giardini, visto che non si presterebbe per un uso agricolo. Nell’ambito del progetto vengono peraltro condotte riflessioni sulla possibilità di far evolvere gli standard di qualità svizzeri. «Il quadro normativo è molto impreciso», rileva Mathieu Pillet. Il progetto vademe fornirà spunti per compiere passi avanti in questo ambito. Verrà in particolare effettuato un confronto con la norma francese NF U 44-551, il cui marchio molto diffuso sui terricci in vendita in Francia è garante di qualità per i consumatori.

Ricadute economiche e ambientali

Oggi, a causa di limitazioni di ordine tecnico e giuridico, non è possibile produrre artificialmente suoli agricoli. Se gli esperimenti in corso daranno i risultati sperati, la trasformazione del materiale di scavo in terra fertile porterà numerosi vantaggi sia economici che ambientali alla regione di Ginevra e Annecy. L’interesse economico ci sarà se l’offerta troverà una domanda adeguata: anziché pagare terzi per disfarsi di «rifiuti», si potrà trasformare il materiale di scavo e commercializzare il prodotto così ottenuto creando valore aggiunto per gli operatori del mercato. «Con il nostro progetto vogliamo sostenere anche l’economia locale», sottolinea Sébastien Kicka. «Seguiamo le attività della start-up Edaphos ormai da alcuni anni e incoraggiamo la creazione di sinergie con aziende della regione».

A fronte del depauperamento dei suoli su scala mondiale, la possibilità di produrre terra fertile comporterebbe indubbi vantaggi. «La terra fertile scarseggia e non è una materia prima che l’uomo può rinnovare. Il processo naturale di creazione di suolo fertile è estremamente lento», ricorda Mathieu Pillet. «Il suolo è inoltre molto prezioso dal punto di vista ambientale, visto che a livello globale immagazzina una grandissima quantità di CO2, quattro volte superiore a quella assorbita dalla vegetazione». Questa possibilità consentirebbe inoltre di evitare i trasporti transfrontalieri di rifiuti minerali con veicoli pesanti su distanze talvolta importanti tra la Svizzera e la Francia, con tutto l’inquinamento che ne deriva.

Léa Carlesso et Georges Descombes © regiosuisse

Infine, se questa nuova forma di riciclaggio dovesse rivelarsi valida, potrebbe sostituire un metodo di riciclaggio dei rifiuti minerali attualmente applicato in Francia nelle zone agricole, che consiste nel rimuovere lo strato superficiale di terra fertile, distribuire uno strato di rifiuti minerali e ricoprirlo con lo strato precedentemente asportato. Se non viene realizzata a regola d’arte, l’operazione può causare gravi problemi legati al deflusso delle acque o compromettere la capacità di esplorazione radicale delle piante. Vietato nelle zone agricole in Svizzera, questo metodo non è sufficientemente monitorato e controllato dalle pubbliche amministrazioni francesi.

Le conclusioni del progetto vademe saranno disponibili entro la fine del 2022.

Cooperazione transfrontaliera
VADEME è un progetto Interreg Francia-Svizzera. Ha una durata di due anni (da gennaio 2021 a dicembre 2022) e riunisce partner francesi e svizzeri. Il budget di 820 000 franchi comprende fondi europei di sviluppo regionale (FESR), fondi federali (NPR) e fondi cantonali. I due capifila del progetto sono il Consiglio dell’architettura, dell’urbanismo e dell’ambiente dell’Alta Savoia (CAUE 74) per la parte francese e l’Ufficio ginevrino di promozione dell’industria e della tecnologia (OPI) per la parte svizzera.

interreg-vademe.caue74.fr/le-projet-vademe

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Pirmin Schilliger

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Prozirkula © regiosuisse

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prozirkula.ch

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