«Il futuro è circolare»

Pirmin Schilliger & Urs Steiger

Come si può integrare la circolarità nell’economia regionale e nella società? Come si può promuoverla in modo mirato? Secondo Tobias Stucki, professore di economia e codirettore dell’Istituto per il business sostenibile della SUP di economia di Berna, la transizione circolare presuppone un ripensamento – e se del caso una riorganizzazione – delle catene di approvvigionamento globali. Il problema maggiore non è tanto la logistica, quanto i prodotti stessi. La questione fondamentale è decidere quali materiali e quali sostanze utilizzare.

Tobias Stucki © regiosuisse

Secondo Antonia Stalder, direttrice di Prozirkula, si dovrebbe limitare la circolazione globale delle merci: in futuro ricondizioneremo, ripareremo e condivideremo molti più prodotti e apparecchi sia su scala regionale che locale. Per quanto sia da tempo un tema di discussione, la transizione dall’economia lineare a quella circolare si trova tuttora allo stato embrionale.

Antonia Stalder © regiosuisse

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot, sustainability manager nonché responsabile per il Canton Friburgo della strategia per lo sviluppo sostenibile e l’economia circolare, è convinta che la circolarità diventerà un elemento fondamentale dell’economia perché è un importante fattore di abbattimento dei costi, di competitività e di resilienza e aiuta in particolare le regioni a rafforzare la loro capacità di resistenza economica. Le attuali condizioni quadro normative, per esempio la revisione della legge federale sugli acquisti pubblici, offrono già un certo margine di manovra per promuovere l’economia circolare. A livello internazionale, però, l’UE è molto più avanti e ha già adottato basi normative vincolanti.

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot © regiosuisse

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot spera che la revisione della legge sulla protezione dell’ambiente darà presto lo slancio necessario anche in Svizzera. Sottolinea inoltre che occorre avviare un’ampia campagna di formazione e aggiunge che per implementare con successo l’economia circolare servono persone capaci che dispongano delle conoscenze e delle competenze necessarie. La conclusione unanime è che a tutti i livelli c’è tuttora un forte bisogno di formazione teorica e pratica, consulenza e sviluppo.

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Un villaggio come albergo

Peter Jankovsky

Reception centralizzata e camere sparse in un intero villaggio: questo è il concetto di «albergo diffuso» nato in Italia negli anni Settanta dopo il terribile terremoto del Friuli. L’idea è quella di riutilizzare abitazioni abbandonate ma in buono stato, contribuendo quindi a rivitalizzare i villaggi. Oggi il modello è interessante soprattutto per le regioni periferiche dove i villaggi rischiano di spopolarsi ed essere abbandonati. In Italia esistono attualmente circa 150 alberghi decentrati che occupano edifici storici ristrutturati con gusto. L’offerta soddisfa l’esigenza di autenticità di molti ospiti e permette loro di vivere fianco a fianco con la gente del posto fruendo al contempo di servizi alberghieri.

Vacanze a Corippo (TI) © regiosuisse

La pandemia di coronavirus ha favorito e favorisce lo sviluppo di questa proposta alberghiera. Gli ospiti apprezzano le piccole abitazioni o camere dotate di angolo cottura sparse in un centro abitato: si sentono più liberi e al tempo stesso maggiormente protetti dal rischio d’infezione. Il concetto di «albergo diffuso» ha preso piede anche in Svizzera. Nel 2017 è stato aperto un albergo di questo tipo, cofinanziato dalla NPR, nel centro storico della cittadina giurassiana di Porrentruy; dal mese di aprile 2021, il suo tasso di occupazione risulta particolarmente elevato e la durata di permanenza degli ospiti è aumentata. Due altri alberghi diffusi si stanno sviluppando in Ticino. La struttura di Scudellate, nella Valle di Muggio, funziona già a titolo sperimentale dalla fine del mese di giugno 2021 e suscita un notevole interesse turistico. L’altro albergo si trova in Val Verzasca, a Corippo, un tempo il più piccolo Comune svizzero; aprirà le sue porte nella primavera del 2022 e ha già ricevuto un premio quale iniziativa particolarmente innovativa. 

albergodiffuso.com

alberghidiffusi.it

corippoalbergodiffuso.ch

fondazionecorippo.ch/de/albergo-diffuso

albergodiffuso.ch

regiosuisse.ch/npr

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Un polmone verde in un’area industriale

Patricia Michaud

Ieri luogo di estrazione di ghiaia, domani area per le attività di svago: il sito di 300 ettari tra Basilea e Allschwil in Svizzera e i comuni francesi di Hegenheim e Saint-Louis non corrisponde all’immagine che in genere ci facciamo di un’oasi naturale e di svago. Eppure, nell’estate del 2021, la prima tappa del Parc des Carrières (Parco delle cave), che prevede tre fasi di avanzamento fino al 2028, sarà completata e l’area, intervallata da campi, orti e cave di ghiaia e attualmente ancora in fase di trasformazione, sarà aperta ai primi visitatori. L’ambizioso progetto transfrontaliero Parc des Carrières mira a creare un vero e proprio polmone verde per la popolazione della regione. Il cuore del parco copre una superficie di quasi 12 ettari. Una rete di sentieri e piste ciclabili permetterà alla popolazione dei quattro comuni confinanti di accedere a questa nuova «oasi» ricreativa nella quale natura e attività umane continueranno a coesistere. I circa 40 000 residenti della regione potranno raggiungere il parco a piedi in meno di dodici minuti, in bici in circa cinque minuti o in tram grazie alla linea 3 che collega Basilea e Saint-Louis.

Andreas Courvoisier e Monica Linder-Guarnaccia © regiosuisse

L’idea di riqualificare l’area è nata dieci anni fa in occasione di un invito a presentare progetti lanciato dall’esposizione internazionale di architettura IBA Basel, una piattaforma fondata nel 2010 dai principali attori politici della regione con l’obiettivo di gestire e monitorare a lungo termine la crescita e l’interconnessione della regione metropolitana transfrontaliera. L’urbanista basilese Andreas Courvoisier ha colto l’opportunità per proporre un’innovativa riqualifica ambientale dell’area a ovest di Basilea. La sua visione è di ripristinare l’antica, ricca diversità del paesaggio giocando sulla coesistenza di natura e industria. Per IBA Basel, che supervisiona una trentina di progetti nella regione e ha ricevuto tra l’altro finanziamenti per 3,3 milioni di euro dal programma Interreg Reno superiore, il Parc des Carrières è sia un progetto pilota che un progetto modello. Dal canto suo, la direttrice di IBA Basel Monica Linder-Guarnaccia è certa che questa iniziativa mostrerà come le aree non edificate possano migliorare sia la qualità della vita che la qualità del paesaggio, a vantaggio di tutti i portatori di interessi, siano essi residenti, agricoltori, promotori immobiliari, politici o ambientalisti.

iba-basel.net

interreg.ch

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Arve, area di svago nel cuore dell’agglomerato di Ginevra

Raphaël Chabloz

L’Arve, il fiume franco-svizzero che nasce nel Massiccio del Monte Bianco e si snoda su 107,8 km – di cui solo 9 in territorio svizzero – è molto meno conosciuto del Rodano, nel quale si getta. La confluenza si trova a Ginevra, alla Jonction. Il progetto paesaggistico «Arve» mira a rendere accessibile al pubblico le rive dell’Arve nell’agglomerato Grand Genève e prevede la riqualifica di parchi e la realizzazione di percorsi pedonali e ciclistici, che possono essere utilizzati anche dai numerosi pendolari. Attraverso interventi leggeri si punta a mantenere il carattere selvaggio dell’area fluviale. L’agglomerato Grand Genève finanzia il progetto nell’ambito del programma d’agglomerato, mentre la Confederazione lo ha sostenuto dal 2014 al 2018 nell’ambito dei Progetti modello per lo sviluppo sostenibile del territorio. Il progetto ha un’impostazione transfrontaliera e la sua governance è complessa. Gestito dall’agglomerato Grand Genève, coinvolge enti territoriali pubblici in Francia e in Svizzera, tra cui nove comuni.

La prima tappa è stata la creazione, nel 2014, del Parc des Falaises sul territorio del comune di Chêne-Bougeries. Questo sito era già stato in parte riqualificato, ma la vegetazione aveva ricoperto il corso del fiume. Nell’area boscata è stata creata una radura con un sentiero per incitare i cittadini a fermarsi e contemplare il fiume immersi nella natura, lontani dal tumulto della città. «Dovevamo agire in fretta per mobilitare la popolazione, incoraggiarla a fruire di questo spazio e dimostrare l’utilità della pianificazione» spiega Anne-Lise Cantiniaux, responsabile del progetto Natura e paesaggio alla Divisione del territorio del Cantone di Ginevra.

Il progetto paesaggistico «Arve» impone un’accurata analisi della relazione tra le politiche federali, cantonali e locali in materia di gestione del paesaggio e le politiche in materia di urbanizzazione e mobilità. Oltre a una riflessione su scala differenziata, in questi contesti serve soprattutto una coerenza costante tra i diversi livelli di pianificazione e tra la fase pianificatoria e quella operativa.

Attualmente l’obiettivo è dare continuità al progetto, in modo che le nuove autorità comunali lo facciano proprio e lo promuovano a lungo termine. È necessario assicurare una continuità su vari anni, altrimenti l’approccio non sarà coerente. Dopo le elezioni comunali del 2020, è stato necessario sensibilizzare la nuova generazione di municipali in modo da mantenere vivo l’interesse per il progetto.

progetti-modello.ch

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