Trasformare i rifiuti in risorse: come RASOL rafforza le catene del valore regionali
Ciò che oggi è considerato un rifiuto può diventare una risorsa strategica. Il progetto RASOL, nella regione di La Chaux-de-Fonds, lo dimostra concretamente. Sostenuto nell’ambito del programma Interreg Francia-Svizzera, esplora un nuovo modo di riciclare metalli ad alto valore aggiunto utilizzando esclusivamente energia solare.
All’origine del progetto, sul versante svizzero, c’èRaphaël Broye, fondatore di Panatere, che porta avanti una visione al tempo stesso industriale e ambientale:
«Ciò che mi appassiona è catturare la luce e trasformarla in qualcosa – in calore – e dare nuova vita a materiali che altrimenti verrebbero scartati»
Il cuore tecnologico di RASOL si basa su un reattore a fusione ad atmosfera controllata, integrato in un forno solare che funziona unicamente grazie alla radiazione solare. Questo dispositivo permette di fondere e purificare metalli riciclati per produrre, tra l’altro, l’acciaio 1.4441, utilizzato in settori esigenti come l’orologeria, il medicale e l’aerospaziale.
«Nella regione produciamo enormi quantità di rifiuti metallici . L’obiettivo è selezionarli e valorizzarli a livello locale», spiega Raphaël Broye. Questi rifiuti provengono soprattutto da prodotti complessi, come i dispositivi elettronici che contengono molti metalli difficili da separare, e da scarti di produzione industriale spesso mescolati per ragioni economiche, rendendone più difficile il riciclo. L’ambizione è chiara: trasformare i rifiuti industriali in risorse riutilizzabili, rispettando al contempo gli elevati standard delle industrie microtecniche. Il progetto mira inoltre a ottimizzare i parametri di processo per garantire una qualità costante delle leghe. Grazie all’energia solare, l’impronta di carbonio del processo potrebbe essere ridotta fino a 165 volte rispetto alle soluzioni convenzionali.
Una cooperazione transfrontaliera di grande importanza
RASOL si inserisce in una dinamica di collaborazione tra attori svizzeri e francesi della ricerca e dell’industria. Questa cooperazione è resa possibile dal programma europeo Interreg, che promuove i progetti transfrontalieri. In questo contesto, ogni partner apporta competenze specifiche. Mentre l’azienda svizzera Panatere gestisce l’intera filiera del riciclaggio, Socrate Industrie, azienda francese specializzata nella produzione di macchinari, svolge un ruolo centrale nello sviluppo e nella realizzazione tecnica del progetto, sviluppando e costruendo i macchinari di processo necessari all’attuazione del procedimento.
Per il suo fondatore, Christian Petit, la sfida consiste nel tradurre un’idea in una soluzione industriale concreta : «Il riciclaggio tramite l’energia solare è un concetto interessante che, a lungo termine, può essere applicato su larga scala. La nostra motivazione è quella di arrivare ad applicazioni industriali concrete, in linea con l’ecologia». Il progetto illustra la complementarità tra i partner: progettazione, modellizzazione, produzione e validazione industriale si integrano in un approccio comune.
Norman Quadroni, responsabile di progetto della Coordinazione regionale Interreg/Arcjurassien, sottolinea il ruolo del programma:
«Interreg funge da leva per la Francia e per la Svizzera. Lavorare insieme permette di rispondere a sfide comuni, in particolare in materia di ambiente e occupazione»
I cantoni di Neuchâtel e del Giura hanno contribuito in modo significativo al cofinanziamento del progetto, rafforzandone il radicamento regionale.
Concretamente, Interreg ha permesso di strutturare il partenariato, riunire competenze complementari – dalla ricerca all’ingegneria – e compiere un passo decisivo dalla modellizzazione alla realizzazione. Al di là del finanziamento, Interreg permette soprattutto di strutturare le collaborazioni e creare reti durature. «Questa rete ci ha permesso di costruire un collettivo e integrare competenze complementari», spiega Raphaël Broye. Questa capacità di mettere in relazione gli attori è determinante per trasformare un’idea in una soluzione operativa.
Un progetto in linea con la Nuova politica regionale
Se Interreg funge da catalizzatore della cooperazione transfrontaliera, la Nuova politica regionale (NPR) in Svizzera, nell’ambito della quale si inserisce la partecipazione della Svizzera a Interreg, svolge un ruolo complementare, sostenendo lo sviluppo economico sostenibile delle regioni rurali. Essa sostiene progetti che rafforzano innovazione, creazione di valore e resilienza economica nelle regioni. RASOL si inserisce pienamente in questa logica. Il progetto mira a sviluppare una filiera locale di riciclaggio dell’acciaio che non richieda materie prime vergini. A lungo termine, potrebbe facilitare l’approvvigionamento delle PMI regionali – in particolare nei settori orologiero, dentale, medico e aerospaziale – migliorandone al contempo la competitività.
Così, mentre Interreg consente di mettere in rete gli attori oltre i confini, la NPR contribuisce al radicamento duraturo nel tessuto economico regionale. In un contesto di crescenti tensioni sulle materie prime e sull’energia, una tale catena del valore contribuisce a rafforzare l’autonomia e la solidità degli ecosistemi industriali regionali.
Prospettive su scala europea
Al di là del suo radicamento locale, RASOL apre prospettive più ampie. «La visione è di replicare il modello in diversi cluster europei e diventare un punto di riferimento nella fusione solare per il riciclaggio dei metalli strategici», spiega Raphaël Broye. Un potenziale che riguarda numerose regioni alle prese con sfide simili: «Possiamo essere utili ad altri territori, come la Watch Valley, dove centinaia di imprese sono alla ricerca di soluzioni condivise».
Questo progetto dimostra quindi come un’iniziativa regionale, portata avanti da attori impegnati e sostenuta da strumenti come Interreg e la Nuova politica regionale, possa sfociare in soluzioni concrete – con un impatto che va ben oltre il proprio territorio di origine.
Il progetto RASOL sta sviluppando un processo innovativo che consente di trasformare i rifiuti metallici in materia prima per l’industria di precisione. Grazie a un reattore di fusione integrato in un forno solare, diventa possibile produrre acciaio di alta qualità con un’impronta di carbonio ridotta.
Promosso da partner svizzeri e francesi, tra cui Panatere e Socrate Industrie, il progetto è sostenuto da Interreg e contribuisce agli obiettivi della NPR.
Lingua del video: frances con sottotitoli in italiano
Regio Retica: l’anello alpino che unisce svizzeri e italiani
Dalle montagne dell’Engadina alla Valtellina italiana: chi vive qui attraversa il confine quasi ogni giorno, per lavorare, fare la spesa o scambiare servizi. La Regio Retica può essere immaginata come un grande anello nelle Alpi, in cui tutto è collegato: ciò che accade da una parte ha un effetto diretto sull’altra. La regione si estende su oltre 4000 km² e conta quasi 200 000 abitanti, distribuiti tra il versante svizzero e quello italiano. Con la Regio Retica nasce un modello per il futuro: una regione che pensa e agisce in modo comune al di là dei confini.
Molte persone sono pendolari, altre dipendono dai servizi sanitari e assistenziali oltre confine e anche nel turismo ci sono innumerevoli punti di contatto tra il versante svizzero e quello italiano. Maurizio Michael, attivo da oltre 20 anni in progetti transfrontalieri, lo riassume così: «Senza la manodopera italiana, soprattutto nel settore dell’assistenza, alcuni servizi in Svizzera non potrebbero essere mantenuti». Il confine è visibile, ma lo scambio permanente e la stretta collaborazione fanno ormai parte della vita quotidiana. Regio Retica vuole ora istituzionalizzare questa realtà.
Dai progetti alle strutture
Finora la cooperazione transfrontaliera si è basata soprattutto su singoli progetti e sull’impegno di persone motivate. Con Regio Retica si vuole ora creare una struttura permanente. La base è costituita dal programma Interreg Italia-Svizzera e dalla Nuova politica regionale (NPR). Interreg è uno strumento europeo di sostegno alla cooperazione transfrontaliera. Come sottolinea Maurizio Michael, la Svizzera ha un ruolo particolare in questo contesto: pur non essendo membro dell’UE, partecipa al programma con fondi propri.
Mentre Interreg crea il quadro per la cooperazione transfrontaliera, la NPR dà l’impulso decisivo affinché i risultati siano radicati nelle regioni stesse. Maurizio Michael spiega: «Interreg ci apre le porte alla cooperazione con l’Italia. Allo stesso tempo, la NPR ci obbliga a dimostrare in modo chiaro il valore aggiunto economico e sociale per la parte svizzera». Interreg offre uno sguardo oltre confine, mentre la NPR fa sì che ne derivino strutture durature, a beneficio della popolazione e dell’economia.
Tra vicinanza e differenze: il ruolo dei traduttori
A prima vista, il sud dei Grigioni e la Valtellina si somigliano: una lingua comune, tradizioni affini. Eppure ci sono differenze significative nei sistemi politici, nei percorsi formativi, ma anche semplicemente nel significato delle parole. Maurizio Michael lo descrive così: «A volte basta una sola parola che in Italia ha un significato diverso rispetto alla Svizzera. La parola «strategia», ad esempio, in Italia è spesso equiparata a un periodo di cinque anni, ovvero la durata di una legislatura. In Svizzera, invece, una strategia è la base di un progetto. Ciò richiede mediazione, non solo nella lingua, ma anche nella comprensione culturale».
Anche i diversi sistemi fiscali e gli accordi amministrativi rappresentano ulteriori ostacoli per i progetti transfrontalieri, spesso impegnativi quanto le differenze culturali. È qui che entra in gioco il progetto Regio Retica: riunisce i vicini attorno a un tavolo, rende visibili le differenze, media e crea così nuova fiducia.
Fino all’estate 2025 sarà in corso un’ampia analisi socioeconomica che esaminerà la mobilità, il mercato del lavoro e i servizi su entrambi i lati del confine. Sulla base di questa analisi, entro il 2026 dovrebbero essere avviati i primi progetti pilota, come ad esempio un biglietto dell’autobus comune per facilitare la mobilità transfrontaliera o una carta turistica che colleghi le offerte dell’Engadina e della Valtellina. Entro il 2027, Regio Retica non solo avrà realizzato i progetti, ma sarà anche una regione transfrontaliera riconosciuta giuridicamente. In concreto, diventerà una regione dotata di una struttura giuridicamente vincolante.
Uno sguardo ad altre regioni mostra cosa è possibile realizzare. Il progetto Interreg Via Spluga, un classico tra i percorsi culturali ed escursionistici tra Thusis e Chiavenna, genera un fatturato annuo di circa un milione di franchi svizzeri. Pensato fin dall’inizio come strumento di sviluppo regionale, ha riunito comuni, organizzazioni turistiche e istituzioni culturali per creare un’offerta sostenibile. Il percorso non è quindi solo un’attrazione culturale e turistica, ma anche uno strumento per garantire posti di lavoro, promuovere l’identità regionale e rafforzare il valore aggiunto locale.
Questo articolo si basa su un colloquio con Maurizio Michael, da oltre 20 anni esperto di cooperazione transfrontaliera e uno dei promotori del progetto Regio Retica.
Per saperne di più su Interreg e NPR e su come questi programmi aiutano le regioni a plasmare insieme il loro futuro:
Robotica per le PMI: rimanere all’avanguardia con il sostegno della NPR
Rendere la robotica utilizzabile per le PMI della regione dell’Alto Reno: questo è l’obiettivo del programma di finanziamento europeo Robot Hub Transfer. L’Hightech Zentrum Aargau è partner del progetto e fornisce conoscenze, reti e consulenza alle aziende locali su tutti gli aspetti della robotica. La Nuova Politica Regionale (NPR) contribuisce finanziariamente alla creazione di una rete di robotica nella regione dell’Alto Reno. Guardate il video per scoprire come Hygentile sta testando l’automazione robotizzata della manipolazione delle lattine presso il birrificio Mischmasch:
La crescente carenza di manodopera qualificata e la crescente concorrenza stanno mettendo alla prova anche le aziende della regione dell’Alto Reno: le imprese devono osare nuove soluzioni per garantire il proprio futuro. È qui che entra in gioco il progetto europeo Interreg Robot Hub Transfer.
Più competenze sulla robotica per le aziende della regione dell’Alto Reno
Il Centro di alta tecnologia di Argovia (HTZ) è un partner di progetto di Robot Hub Transfer e fornisce conoscenze, reti e consulenza alle aziende locali su tutti gli aspetti della robotica. In questo modo, sostiene le PMI nell’utilizzo dei robot in modo efficiente ed economico. Christoph Brunschwiler – esperto di innovazione e tecnologia presso l’HTZ – spiega: “Mettiamo l’azienda al centro e ci assicuriamo che abbia accesso alle tecnologie giuste, alle competenze necessarie e ai finanziamenti adeguati”. Questo perché soprattutto le PMI spesso non hanno le competenze necessarie per testare e implementare sistemi robotici in modo adeguato ed economico.
Il progetto Robot Hub Transfer crea una solida base decisionale analizzando la situazione attuale ed esaminando la fattibilità e la redditività. Ciò consente alle PMI di valutare se vale la pena investire nella tecnologia robotica. Il rischio imprenditoriale può così essere ridotto al minimo.
Robotica in pratica: collaborazione con la PMI locale Hygentile
Un esempio di successo che beneficia della rete di robotica nella regione dell’Alto Reno è Hygentile, una PMI regionale specializzata nel riempimento e nella sigillatura di lattine. I piccoli produttori riempiono e sigillano le lattine per bevande in singole fasi. La soluzione sviluppata da Hygentile combina queste singole fasi in una sola e lo fa in un ambiente con gas inerte. Di conseguenza, la bevanda non entra in contatto con l’aria in nessun momento dell’intero processo di riempimento e sigillatura, preservando il sapore della bevanda e prolungandone la durata di conservazione. “L’innovazione di processo era già presente in Hygentile, quello che mancava era l’automazione della gestione delle lattine e delle linguette”, spiega Christoph Brunschwiler. Una collaborazione con la FHNW è nata grazie all’HTZ. L’Istituto per l’Automazione della FHNW ha chiarito la questione di quale soluzione potesse essere utilizzata per automatizzare la manipolazione di lattine e linguette durante il riempimento e la sigillatura. L’istituto ha quindi sviluppato un prototipo funzionale in collaborazione con Hygentile.
Non è solo il microbirrificio Mischmasch, dove è stata sperimentata questa fase di automazione, a beneficiare di questa innovazione, ma anche l’intera regione dell’Alto Reno, come sottolinea Andreas Kunzmann di Hygentile: «Lo sviluppo, la produzione e la vendita avvengono nella regione. Vengono forniti servizi e vengono create aziende che generano posti di lavoro».
Il finanziamento della NPR come fattore decisivo
Grazie al finanziamento della NPR, la PMI Hygentile della regione dell’Alto Reno ha potuto esaminare come migliorare il proprio processo di riempimento e sigillatura. Lo scambio di conoscenze con la FHNW e la mediazione delle parti coinvolte da parte dell’HTZ sono stati fondamentali per rendere possibile questo risultato.
SPIRITS (Smart Printed Interactive Robots for Interventional Therapy and Surgery) è un progetto del programma Interreg V Reno superiore che mira a sviluppare mediante stampa 3D un robot innovativo per la radiologia interventista e la chirurgia per immagini. Il progetto si focalizza sulle innovazioni tecnologiche e il valore aggiunto del sistema robotizzato con l’obiettivo di garantire il trasferimento tecnologico.
Lingua del video: tedesco
La SECO e i Cantoni sostengono le destinazioni turistiche nel riorientamento dell’offerta
Per molte destinazioni, il turismo invernale è d’importanza vitale. A causa dei cambiamenti climatici, in molte località si prevedono stagioni invernali più brevi nonostante l’innevamento artificiale. Per molte destinazioni, il turismo invernale è d’importanza vitale. Nell’ambito degli strumenti di promozione della Nuova politica regionale (NPR), di Interreg e di Innotour, la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sostiene una serie di progetti che puntano ad aiutare le destinazioni turistiche ad adattarsi ai cambiamenti climatici.
Gli effetti dei cambiamenti climatici sulla copertura nevosa in Svizzera sono preoccupanti: dal 1970 a oggi, il numero di giorni di innevamento sotto gli 800 metri di quota si è dimezzato, mentre a 2000 metri si è ridotto del 20 percento. Secondo gli scenari climatici di MeteoSvizzera, questa tendenza si protrarrà nei prossimi anni e decenni. È probabile che sotto i 1500 metri di quota sarà sempre più difficile che le stazioni sciistiche rimangano redditizie (Funivie Svizzere, 2024). Questo è dovuto non solo all’innalzamento del limite delle nevicate, ma anche alla diminuzione del numero di giorni sufficientemente freddi per l’innevamento artificiale. A titolo di esempio, a Engelberg, a quota 1037 metri, il numero di giorni con temperatura massima inferiore a 0° C si è quasi dimezzato rispetto agli anni 1970, passando da poco più di 40 a poco più di 20 giorni (MeteoSvizzera, 2024). Ai cambiamenti climatici si aggiungono la crescente concorrenza internazionale e l’evoluzione demografica. Dall’inizio degli anni 1990 questi fattori hanno determinato un calo delle presenze nelle stazioni sciistiche (skier-days) di oltre il 30 percento a livello nazionale (Funivie Svizzere, 2024c).
I progetti illustrati di seguito presentano processi e soluzioni per gestire il problema della mancanza di neve e le opportunità e i rischi connessi per le destinazioni turistiche.
Progetto Innotour «Kompass Schnee»: garanzia di innevamento e cambiamenti climatici
In collaborazione con l’Associazione svizzera dei manager del turismo (ASTM) e Svizzera Turismo, Funivie Svizzere ha lanciato il progetto «Kompass Schnee». Finanziato da Innotour, il progetto mira a aiutare le destinazioni turistiche a definire strategie per affrontare i cambiamenti delle condizioni climatiche e di innevamento. Sulla base dei dati e delle proiezioni climatiche attuali e in collaborazione con il Politecnico di Zurigo e l’Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF), il promotori del progetto stanno sviluppando uno strumento destinato alle regioni di sport invernali per valutare le condizioni di innevamento attuali e future e definire misure di adattamento, tra cui l’ottimizzazione dell’offerta di sport invernali (p. es. attraverso l’innevamento artificiale e la modifica della durata della stagione), ma anche una maggiore promozione delle offerte che non dipendono dalla presenza di neve, come la cultura e la gastronomia. Nell’ambito del progetto è stata elaborata una scheda informativa sugli scenari climatici per l’inverno 2050 (Funivie Svizzere, 2024). «Kompass Schnee» si protrarrà fino al 2026. Ulteriori risultati verranno resi pubblici probabilmente nel corso dell’estate 2025 (Funivie Svizzere, 2024b).
Progetto Interreg «Beyond Snow»: alternative al turismo invernale puro
Molte stazioni sciistiche sotto i 1500 metri di quota dovranno riorientarsi strategicamente per ridurre la loro dipendenza dagli sport invernali classici. Il progetto Interreg «BeyondSnow» (2022-2025), finanziato nell’ambito della Nuova politica regionale (NPR), sostiene nove destinazioni turistiche di sei Paesi alpini particolarmente colpite dalla mancanza di neve. L’obiettivo è di aiutarle a impostare il percorso di adattamento e riorientamento. A partecipare come destinazione pilota per la Svizzera è la stazione di Sattel-Hochstuckli nel Cantone di Svitto, che nel 2023 è stata costretta a smantellare due dei tre impianti di risalita a causa di difficoltà finanziarie. Una decisione che ha suscitato viva emozione, come spiega Peter Niederer, vicedirettore del Gruppo svizzero per le regioni di montagna (SAB), che ha lanciato il progetto: Sattel-Hochstuckli è infatti una delle prime stazioni sciistiche nate nelle Prealpi e la pratica dello sci fa parte della tradizione locale. Per questa ragione si è deciso di coinvolgere sistematicamente nel progetto gli attori locali. Con la partecipazione della popolazione sono state individuate 22 misure per preparare la destinazione alle sfide future. L’accento è stato posto sulla destagionalizzazione del turismo, sugli investimenti in eventi e cooperazioni e sulla riduzione dei costi fissi. Parallelamente si punta a fare in modo che l’infrastruttura sciistica sia utilizzabile modo flessibile quando le condizioni di innevamento lo consentono. Le destinazioni sciistiche che partecipano al progetto traggono vantaggio dallo scambio di esperienze. A Sattel-Hochstuckli, per esempio, si sta pensando di organizzare un evento di ultra trail ispirato a Métabrief (FR), un’altra destinazione che partecipa a «BeyondSnow». In futuro sarà sviluppato anche uno strumento decisionale digitale accessibile al pubblico per aiutare altre destinazioni turistiche ad adattarsi in modo proattivo al cambiamento delle condizioni di innevamento attraverso il riorientamento e la diversificazione dell’offerta (SAB, 2024).
Una serie di inverni con poca neve ha reso inevitabile un riorientamento. Sattel-Hochstuckli nel febbraio 2023 (foto Thomas Egger, SAB).
Progetto Interreg «TransStat»: strategia sostenibile per il futuro dello sci nelle Alpi
Il progetto Interreg «TransStat» (2022-2025) coinvolge nove destinazioni sciistiche alpine in cinque Paesi e persegue un obiettivo simile a «Beyond Snow». Nelle destinazioni selezionate si sta sperimentando un approccio condiviso che coinvolge gli attori locali nell’ambito del quale vengono sviluppati scenari futuri per un turismo (sciistico) sostenibile. Questi scenari serviranno da base per impostare il processo di transizione. A tale scopo, «TransStat» sta creando una rete fisica e digitale di comprensori sciistici ‘in transizione’ per condividere conoscenze ed esperienze sul futuro. Un ulteriore obiettivo è quello di elaborare raccomandazioni politiche non solo per l’Arco alpino ma anche per i contesti regionali.
Progetto Innotour «Destinazioni resilienti al cambiamento climatico»: serve un approccio globale
Nelle destinazioni delle regioni di montagna i cambiamenti climatici comportano molteplici impatti che interessano direttamente il turismo. Il progetto «Destinazioni resilienti al cambiamento climatico» (2024-2026), promosso da Grigioni Vacanze (ente responsabile) e finanziato da Innotour, punta su un approccio complessivo. Martina Hollenstein Stadler, responsabile della sostenibilità di Grigioni Vacanze, spiega che l’obiettivo è fare in modo che le destinazioni turistiche affrontino in modo proattivo le sfide legate ai cambiamenti climatici. Precisa che il progetto non affronta solo la problematica della mancanza di neve, ma anche altri rischi e opportunità legati ai cambiamenti climatici. A titolo di esempio, per effetto delle estati sempre più calde nei centri urbani dell’Altopiano, le destinazioni di montagna devono prepararsi a un aumento delle presenze legato all’afflusso di persone in cerca di frescura (Serquet & Rebetez, 2011). D’altro canto, però, le precipitazioni sempre più intense provocheranno sempre più inondazioni e colate detritiche. Il progetto mira a garantire che le destinazioni partecipanti sviluppino un loro business model sostenibile a lungo termine. Nelle tre destinazioni pilota dei Grigioni (Lenzerheide, Engadin Samnaun Val Müstair e Vorderes Prättigau) è stato analizzato l’impatto diretto dei cambiamenti climatici sull’offerta e sono stati individuati i principali rischi e opportunità. Il team del progetto ha approntato una tabella di marcia e affiancherà le destinazioni nella prima fase di attuazione. Martina Hollenstein sottolinea che diventare resilienti ai cambiamenti climatici non è uno sprint, ma una maratona: «il nostro ruolo è avviare un processo che si protragga ben oltre la fine dei finanziamenti di Innotour». Il successo a lungo termine di una destinazione dipende anche dalla sua capacità di sfruttare le opportunità che si presentano.
I partecipanti al workshop organizzato nella destinazione Engadin Samnaun Val Müstair identificano le offerte e le infrastrutture colpite dai cambiamenti climatici (foto: Raphael Portmann).
La Nuova politica regionale (NPR) sostiene progetti di riorientamento del turismo
Il cambiamento può anche essere un’opportunità. La Nuova politica regionale (NPR), finanziata congiuntamente dalla Confederazione e dai Cantoni, offre alle destinazioni e alle aziende molte possibilità per cogliere le opportunità legate ai cambiamenti climatici. Finanzia per esempio studi di fattibilità per progetti di riorientamento dell’offerta turistica, come il Fideriser Heuberge in Prettigovia, o la riorganizzazione strategica di impianti di risalita, come quelli della società Wiriehornbahnen AG. Inoltre, mette a disposizione fondi per la pianificazione di misure concrete volte a promuovere il turismo estivo, ad esempio l’offerta di mountain bike nella destinazione Engelberg-Titlis, o per strategie turistiche integrate, ad esempio a Kandersteg.
I cambiamenti climatici rappresentano una sfida importante per il turismo svizzero. Attraverso i progetti descritti, alcuni dei quali presentati anche nell’ultimo numero della rivista Insight di Innotour, la SECO si impegna a sostenere il settore del turismo nella ricerca di soluzioni. Oltre a finanziare progetti, la politica del turismo della SECO mira a sostenere l’adattamento ai cambiamenti climatici, per esempio attraverso lo sviluppo e il trasferimento di conoscenze nell’ambito del «Forum Turismo Svizzera».
Innotour promuove l’innovazione, la collaborazione e lo sviluppo delle conoscenze nel settore del turismo. Il programma concentra la promozione a livello nazionale. Questo significa che la maggior parte dei mezzi a disposizione è impiegata per finanziare progetti e compiti di coordinamento di portata nazionale. Parallelamente, con lo strumento dei progetti modello vengono promossi anche progetti di portata regionale e locale.
Interreg offre la possibilità di realizzare progetti transfrontalieri concreti per lo sviluppo delle regioni. La cooperazione è finanziata in numerosi settori dall’UE, dai Paesi confinanti, dai Cantoni, dalla Confederazione e da privati. La partecipazione della Svizzera è finanziata nel quadro della Nuova politica regionale (NPR). I contributi della Confederazione provengono dal Fondo per lo sviluppo regionale e devono essere utilizzati per progetti che contribuiscono a rafforzare la competitività delle regioni. I contributi dei Cantoni, di importo equivalente, possono invece essere destinati anche a progetti che non servono direttamente a creare valore o a sviluppare l’economia regionale.
Con la Nuova politica regionale (NPR), la Confederazione e i Cantoni sostengono lo sviluppo economico delle regioni di montagna, delle aree rurali e delle regioni frontaliere. Nel 2024 ha preso il via il terzo programma di attuazione pluriennale della NPR (2024–2031). Se da un lato le attuali priorità di promozione tematiche («industria» e «turismo») sono mantenute, dall’altro è prevista la possibilità di sostenere, a determinate condizioni, piccoli progetti infrastrutturali con contributi a fondo perso. Inoltre, tra i temi trasversali verrà dato particolare risalto all’economia locale, che andrà a completare l’orientamento alle esportazioni della NPR, allo sviluppo sostenibile e alla digitalizzazione.
Serquet, G., Rebetez, M. Relationship between tourism demand in the Swiss Alps and hot summer air temperatures associated with climate change. Climatic Change108, 291–300 (2011). https://doi.org/10.1007/s10584-010-0012-6
RiCoNET – Vallese e Piemonte ripensano l’uso del territorio
Il progetto Interreg «Rigenerazione territoriale e cooperazione per la governance transfrontaliera» (RiCoNET) si interessa alle aree e agli edifici dismessi o sottoutilizzati in seguito alla crisi del settore manifatturiero e industriale. Analizza il potenziale insito in queste aree e individua le possibilità per sfruttarlo pienamente. Il progetto affronta in modo condiviso il tema della riqualificazione del territorio e dà impulsi ad altre regioni.
RiCoNET si è occupato della riqualifica di aree dismesse o sottoutilizzate nelle regioni di confine italo-svizzere del Vallese e del Piemonte. Nell’ambito del progetto abbiamo confrontato le metodologie di governance utilizzate dai due Paesi e abbiamo condotto workshop e corsi di formazione sul tema.
Chi ha partecipato al progetto?
Al progetto, che ha avuto come capofila la SUP-SO (HES-SO) per la Svizzera e l’Università degli Studi del Piemonte Orientale per l’Italia, hanno partecipato i Comuni vallesani di Riddes e Isérables e la Città piemontese di Biella. La partecipazione svizzera è stata finanziata con i fondi della Nuova politica regionale, quella dei partner italiani con fondi dell’Unione europea. Senza questi finanziamenti non sarebbe stato possibile realizzare un progetto di questa portata.
RiCoNET si è concluso ufficialmente nel 2023. È ancora attuale?
Assolutamente sì. Le aree dismesse o sottoutilizzate si trovano ovunque, in città come Biella, ma anche in piccoli Comuni di montagna come Riddes e Isérables.
Con la trasformazione della società, anche i bisogni delle regioni cambiano e un numero crescente di aree perde la destinazione d’uso originaria. Lo ha dimostrato anche il nostro workshop a Isérables: le pratiche agricole tradizionali nelle aree montane sono cambiate anche a causa dei cambiamenti climatici e molti fienili o granai non vengono più utilizzati. Durante il workshop, abbiamo sviluppato idee per utilizzare questi spazi per offrire valore aggiunto ai Comuni, per esempio trasformandoli in attrazioni turistiche, spazi culturali o spazi multifunzionali.
Sul nostro sito Internet sono tuttora disponibili i dati riguardanti le risorse e i materiali sviluppati nei workshop e condivisi nell’ambito dei corsi di formazione. In questo senso, RiCoNET è tuttora attuale e pertinente.
Può descrivere più in dettaglio le misure adottate nell’ambito di RiCoNET?
Abbiamo condotto una serie di workshop con studenti di entrambe le università, nell’ambito dei quali abbiamo visitato spazi e luoghi dismessi o sottoutilizzati nei Comuni partner e abbiamo analizzato possibili nuovi utilizzi. Abbiamo per esempio sviluppato un approccio per la riqualifica di un edificio industriale dismesso a Biella e adibirlo a scopi culturali o pubblici. Abbiamo anche lanciato il «Living Lab RiCoNET», una piattaforma di conoscenza e scambio per la riqualifica di spazi inutilizzati.
A chi si rivolge la piattaforma di conoscenza e scambio?
Living Lab RiCoNET facilita lo scambio di conoscenze ed esperienze tra diversi gruppi target. Attraverso la piattaforma, i cittadini e le cittadine possono individuare gli spazi dismessi e suggerire idee per la riconversione. La piattaforma fornisce poi all’amministrazione pubblica risorse e strumenti per progettare il riutilizzo temporaneo degli spazi inutilizzati. Infine, si rivolge a urbanisti e architetti, che sulla base delle discussioni nel Living Lab possono scambiare idee e valutare progetti di riqualifica.
RiCoNET è nato dalla collaborazione tra Svizzera e Italia. Come si è sviluppata la collaborazione?
Il tema riguarda entrambi i Paesi. L’intensa collaborazione che abbiamo instaurato ci ha permesso di scambiare e condividere conoscenze ed esperienze. Nei cicli di discussione abbiamo inoltre coinvolto studenti di economia e di turismo delle due università capofila. L’eterogeneità dei tre Comuni partner dal punto di vista geografico e demografico ci ha permesso di considerare lo sviluppo territoriale da una prospettiva molto ampia.
Quali sono state le principali difficoltà?
La pandemia di COVID-19 ci ha costretto a tenere corsi di formazione online anziché in presenza. Abbiamo anche dovuto studiare in modo approfondito i testi normativi dei due Paesi perché non esistono leggi nazionali o internazionali che disciplinano la conversione o il riuso temporaneo di spazi. Le ordinanze a livello comunale non ci garantivano una base sufficiente.
Di cosa va particolarmente orgogliosa?
I tre toolkit, le «cassette degli attrezzi» sviluppate nell’ambito dei nostri workshop, che mettiamo a disposizione delle amministrazioni pubbliche e di altri soggetti interessati. Rappresentano il risultato tangibile del nostro lavoro. Su un piano più astratto, sono la dimostrazione che studenti di due Paesi con programmi di laurea diversi possono senz’altro collaborare in modo proficuo. Tutti noi abbiamo tratto beneficio dallo scambio. Stiamo già lavorando a un nuovo progetto che riguarda la conversione di superfici inutilizzate negli spazi multifunzionali che potrebbe interessare vari Comuni.
Nel 2016 è stato lanciato il progetto AlpFoodway allo scopo di elaborare le basi per inserire la cultura alimentare alpina nel patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO (cfr. «regioS 15»).
Car pooling, una forma alternativa di mobilità per le regioni
Patricia Michaud
Il progetto Melinda (Mobility Ecosystem for Low-carbon and INnovative moDal shift in the Alps Interreg Alpine Space) – lanciato nel 2018 e conclusosi nel 2021 nel quadro di Interreg Alpine Space, il programma di sostegno alle regioni alpine – puntava a sfruttare al meglio il potenziale di rilevazione e analisi dei dati per favorire lo sviluppo di una mobilità maggiormente sostenibile e rispettosa dell’ambiente nelle città e nelle aree rurali. Per la Svizzera, la responsabilità è stata affidata alla Scuola universitaria professionale di Lucerna (HSLU), che ha condotto due progetti pilota, diretti da Timo Ohnmacht e focalizzati sul covetturaggio. Il loro obiettivo era di testare modelli di trasporto che migliorassero l’accessibilità delle aree rurali riducendo al tempo stesso la dipendenza della popolazione locale dal traffico individuale motorizzato.
In tale contesto è stata sviluppata l’offerta Taxito tra Coira e Maladers (GR): cartelli posizionati in punti strategici segnalano le fermate presso le quali gli automobilisti possono far salire i passeggeri che in precedenza hanno annunciato, con un SMS, il loro interesse a condividere un determinato tragitto. Dal canto suo, HitchHike, che esiste già dal 2011, ha lanciato nel parco naturale di Thal (SO) una prima piattaforma pubblica di covetturaggio, che permette alle persone che percorrono regolarmente tratte simili di entrare in contatto tra loro.
Timo Ohnmacht spiega che la parte svizzera del programma mirava a creare alternative all’equazione «vita sociale nelle aree rurali = veicolo privato». Finora, il numero di utilizzatori delle offerte Taxito e HitchHike si è rivelato di gran lunga insufficiente per ridurre in modo significativo le emissioni di CO2. Per il responsabile MELINDA presso la HSLU, non basta infatti introdurre nuovi strumenti e informare la popolazione, ma servono anche misure di governance e regole che limitino l’attrattiva dei veicoli privati. Le due offerte di covetturaggio registrano tuttavia un’adesione crescente. Taxito è ora presente in sei regioni per un totale di 38 fermate, mentre lo scorso anno HitchHike ha esteso la sua offerta all’Europa con sayhi.eu.
Guida digitale sulla promozione della piazza economica
La Confederazione promuove la piazza economica attraverso una vasta gamma di sostegni e finanziamenti per aziende e varie organizzazioni, offerte che finora gli utenti facevano fatica a trovare. Per agevolare la ricerca è stata sviluppata la «Guida alla promozione della piazza economica», un tool di consulenza interattivo che integra le attuali rubriche del sito della SECO e aiuta gli utenti a individuare la giusta offerta in pochi click. Attualmente comprende 16 strumenti di finanziamento con una cinquantina di offerte.
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