Economia circolare, un’opportunità anche per le regioni

Pirmin Schilliger & Urs Steiger
L’economia circolare figura da decenni nell’agenda per la transizione ecologica. Negli anni è divenuta un modello integrato e maturo che punta a rendere sostenibili le attività economiche. Ora si tratta di applicarlo all’economia nel suo insieme, e quindi anche allo sviluppo regionale, integrandolo per esempio nella Nuova politica regionale (NPR).
La start-up Basis 57 nachaltige Wassernutzung SA con sede a Erstfeld (UR) utilizza l’acqua calda e pulita della galleria di base del San Gottardo per la pescicoltura (lucioperca). © regiosuisse

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Nell’economia globale il 90 per cento dei materiali proviene da materie prime di nuova estrazione e, tra queste, il 40 per cento è costituito da fonti energetiche fossili. Da questi semplici dati emerge in tutta la sua evidenza la necessità di adottare un modello economico che utilizzi le risorse con parsimonia. Il concetto di economia circolare offre un approccio basato su un sistema di energie rinnovabili e cicli dei materiali chiusi. Le sostanze inquinanti e nocive per la salute andrebbero inoltre sostituite con sostanze non pericolose.  

Il principio dell’economia circolare

Il concetto di economia circolare è stato introdotto agli inizi degli anni 1990 dall’economista britannico David W. Pearce a partire dai principi dell’ecologia industriale. Successivamente, Michael Braungart, chimico tedesco e professore di ingegneria di processo, e l’architetto americano William McDonough hanno sviluppato ulteriormente quest’approccio tra la fine degli anni 1990 e l’inizio degli anni 2000. Nel loro libro «Cradle to Cradle. Remaking the Way We Make Things»1 auspicano l’adozione di un sistema di produzione profondamente nuovo nel quale i materiali non vengono più conferiti in discarica o inceneriti e le sostanze non biodegradabili sono riutilizzate per produrre nuovi oggetti.

In base al principio «cradle-to-cradle» (C2C, letteralmente «dalla culla alla culla») l’economia circolare distingue tre categorie di sostanze:

➊ i beni di consumo – come detergenti, shampoo o materiali di imballaggio – devono essere sistematicamente prodotti con sostanze biologiche in modo da essere compostabili e degradarsi nell’ambiente senza lasciare alcuna traccia inquinante;

➋ i beni durevoli – come auto, lavatrici o televisori – costituiti da componenti e materiali «tecnici» vanno progettati in modo tale che alla fine del loro ciclo di vita possano essere completamente scomposti in elementi riutilizzabili; in tal modo i materiali sono ripetutamente reimmessi nel sistema di produzione industriale;

➌ sostanze considerate rifiuti che vengono inceneriti o conferiti in discarica: nell’economia circolare questa categoria di sostanze non esiste praticamente più.

Michael Braungart, uno degli ispiratori dell’economia circolare, sottolinea che questa non punta semplicemente a ridurre o minimizzare i rifiuti, quanto piuttosto a evitarne la produzione. Nel caso in cui i materiali impiegati per i beni durevoli non possano (ancora) essere sostituiti da materiali riciclabili, bisogna almeno ridurre il consumo di risorse e prolungare la durata di vita dei prodotti.


L’economia circolare rappresenta un approccio integrato che prende in considerazione l’intero ciclo di produzione, dall’estrazione delle materie prime al riciclaggio, passando per le fasi di concezione, produzione, distribuzione e utilizzazione, con quest’ultima che dovrebbe essere quanto più lunga possibile. Se si riesce a chiudere il ciclo dei materiali e dei prodotti, le materie prime possono continuare a essere riutilizzate. © UFAM/regiosuisse

Un progetto interdisciplinare globale

L’eliminazione graduale dei combustibili fossili è un presupposto imprescindibile per realizzare un’economia circolare. Se politicamente la Svizzera è sulla buona strada nella promozione della transizione energetica, l’inclusione di tutti i flussi di materiali in un ciclo rappresenta un’enorme sfida. Affinché la trasformazione abbia successo, è necessario fare ulteriori passi avanti, anche a livello politico. Secondo Braungart, fintanto che i contribuenti saranno disposti a pagare per lo smaltimento dei rifiuti in costosi impianti di incenerimento, non vi è alcuna ragione che spinga i produttori ad applicare volontariamente il principio C2C (dalla culla alla culla).

La trasformazione dell’economia lineare in economia circolare è un progetto globale interdisciplinare che deve coinvolgere tutti gli attori e tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti, dall’estrazione delle materie prime allo sviluppo e al design dei prodotti, passando per la produzione, la distribuzione/logistica, il consumo e la gestione dei rifiuti. Quest’ultima permette di evitare di smaltire i materiali, reimmettendoli nel ciclo produttivo come materie prime secondarie. L’economia circolare concerne però anche le modalità di fruizione dei prodotti e quindi anche i modelli di business. Gli imperativi sono noleggiare (anziché acquistare), condividere (anziché possedere), riparare/ricondizionare/rinnovare (anziché gettare). Con le loro abitudini e i loro comportamenti, i consumatori e le consumatrici possono contribuire in misura determinante al cambio di paradigma.

Successo economico grazie alla circolarità

Nell’ambito della produzione, la circolarità chiama in causa soprattutto le aziende. Con prodotti come sedie, scarpe da ginnastica o moquette, diverse aziende pioniere hanno già dimostrato che i modelli di business circolari possono rivelarsi redditizi. La Forster Rohner di San Gallo, per esempio, ha sviluppato imbottiture rivestite compostabili per sedie d’ufficio e sedili degli aerei. Solo poche aziende sono però in grado di soddisfare le rigorose esigenze del label «C2C». Uno degli esempi è rappresentato dalla Vögeli Druck di Langnau, la prima tipografia al mondo ad aver ottenuto, nel 2016, la certificazione C2C Gold.

Nell’industria metallurgica e meccanica, la transizione verso l’economia circolare passa generalmente da un percorso di ottimizzazione articolato in più fasi. Grazie ai miglioramenti apportati ai processi, per produrre i lavelli da cucina oggi la ditta Franke consuma tre quarti di energia in meno e solo la metà dell’acciaio inossidabile rispetto ad alcuni anni fa. Nell’industria è ormai prassi corrente riciclare molti metalli, in particolare il platino, l’oro e il palladio, semplicemente perché sono troppo preziosi per finire tra i rifiuti. Inoltre, molti metalli possono essere facilmente rilavorati per poi essere utilizzati in un successivo ciclo di produzione senza perdite di qualità. Ogni anno, in Svizzera, circa 1,6 milioni di tonnellate di rottami di ferro e acciaio vengono trasformati in acciaio da costruzione e acciaio inossidabile e 3,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani raccolti in modo differenziato sono rimessi in circolo. Nell’edilizia e nell’ingegneria civile, quasi 12 milioni di tonnellate di materiali di demolizione come cemento, ghiaia, sabbia, asfalto e muratura – ovvero i due terzi del totale – vengono riciclati. Secondo David Hiltbrunner della sezione Cicli delle materie prime dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), 5 milioni di tonnellate di materiali da demolizione e 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani sfuggono (ancora) ogni anno al riciclo.

Le fibre tessili, le plastiche e i materiali compositi, i rottami elettronici, le sostanze chimiche e alcuni rifiuti biogenici restano complessi da gestire in un’ottica di economia circolare. Si tratta infatti di materiali che possono essere scomposti e riciclati solo con un enorme dispendio. Tuttavia, il numero di aziende che sviluppano modelli di business innovativi basati sui principi dell’economia circolare sta crescendo anche nei settori più difficili. Alcuni esempi: la ditta Mobili Pfister propone dal 2018 una collezione di tende con la certificazione C2C Gold, la start-up TRS (Tyre Recycling Solutions) con sede a Yvonand (VD) rigenera o ricicla vecchi pneumatici e la Bauwerk di St. Margrethen (SG) ricondiziona vecchi pavimenti in parquet.

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Verso l’abbandono della società dell’usa e getta

Per rendere riciclabili anche i beni di consumo più complessi, come lavatrici, computer o automobili, occorre però creare condizioni quadro adeguate. La direttiva UE sulla progettazione ecocompatibile (direttiva Eco-Design) e la direttiva quadro (sempre dell’UE) sui rifiuti, per esempio, esigono esplicitamente la promozione di modelli di produzione e consumo sostenibili, in particolare una progettazione orientata alla durabilità, la riparabilità degli apparecchi elettrici, misure contro lo spreco alimentare e campagne di informazione per la popolazione. In alcuni Paesi europei l’attuazione è già molto avanzata. Da dieci anni i Paesi Bassi privilegiano la circolarità nelle procedure di appalto pubbliche e acquistano beni e servizi che soddisfano il principio C2C per un valore di diverse decine di miliardi di euro. Con il Piano d’azione per l’economia circolare adottato nel 2020, l’UE ha ulteriormente intensificato i propri sforzi. Attualmente si sta discutendo di estendere la direttiva Eco-Design a tutti i beni di consumo: l’Europa vuole abbandonare definitivamente il modello di economia lineare fondato sull’usa e getta. Le direttive europee si applicano anche a tutti i produttori svizzeri che vogliono esportare prodotti nei Paesi dell’UE.

Non è un caso che la progettazione ecocompatibile sia al primo posto nel piano d’azione dell’UE: fino all’80 per cento dell’impatto ambientale dei prodotti è determinato nella fase di progettazione, così come la loro durata di vita e la loro riparabilità. Inoltre, vale la regola ecologica della sufficienza, secondo cui bisogna prolungare la vita utile degli oggetti il più a lungo possibile prima di riciclarli. Un uso parsimonioso delle risorse limitato allo stretto necessario evita il funzionamento a vuoto e ulteriori costi successivi. Secondo Hiltbrunner, tutte le strategie che vanno nel senso di un utilizzo delle sostanze e dei materiali più economico, efficiente e duraturo contribuiscono all’economia circolare.

L’agenda svizzera

Anche in Svizzera l’economia circolare rappresenta una delle priorità dell’agenda politica. La ragione è semplice: in nessun altro Paese la quantità di rifiuti urbani prodotta pro capite è così elevata, e questo nonostante l’alto tasso di riciclo.

Attualmente gli interventi depositati in Parlamento che concernono l’economia circolare sono almeno otto. Il più importante è l’iniziativa parlamentare 20.433 «Rafforzare l’economia circolare svizzera» con il relativo rapporto della Commissione dell’ambiente, della pianificazione del territorio e dell’energia del Consiglio nazionale dell’11 ottobre 2021. Questa primavera il Consiglio federale ha fatto il punto della situazione e intravede un enorme potenziale per l’economia circolare nei settori delle costruzioni e delle abitazioni, dell’agricoltura e dell’industria alimentare, della mobilità, dell’ingegneria meccanica e dell’industria chimica. L’Amministrazione federale ha identificato una serie di prescrizioni e norme che ostacolano l’economia circolare e sta valutando in che modo eliminare gli ostacoli. Appare chiaro che gli aspetti dell’economia circolare, approccio che presuppone un uso parsimonioso delle risorse, dovranno essere integrati nelle politiche settoriali della Confederazione. Il Consiglio federale ritiene che la strada migliore sia un coordinamento con la Strategia per uno sviluppo sostenibile 2030 della Confederazione e con le strategie nazionali di lungo periodo in materia di clima, economia e agricoltura.

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Evoluzione della NPR

Finora la promozione dell’economia circolare non è stata una priorità esplicita della NPR, ma ne diventerà parte integrante a partire dal prossimo periodo di programmazione. È quanto auspica anche Romed Aschwanden, direttore del Centro di studi «Culture delle Alpi» dell’Università di Lucerna con sede a Altdorf, secondo cui la NPR dovrebbe orientarsi in modo radicale al principio della sostenibilità. A detta di Aschwanden, presto il problema principale nelle regioni periferiche non saranno tanto le disparità salariali quanto i cambiamenti climatici. Gli uffici competenti, primo fra tutti la SECO, e i servizi cantonali responsabili della NPR hanno già avviato i necessari lavori preparatori. Il quadro di riferimento è rappresentato dai diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che sono parte integrante dell’Agenda 2030, un programma d’azione globale su cui poggia anche la Strategia per uno sviluppo sostenibile 2030 adottata dal Consiglio federale. La Direzione per la promozione della piazza economica della SECO potrà partire da questa base per integrare le idee e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile nella NPR. Secondo Ueli Ramseier, che per conto della SECO coordina i lavori per l’integrazione della dimensione della sostenibilità nella NPR, l’economia circolare svolgerà un ruolo importante per l’ambito tematico prioritario «consumo e produzione sostenibili». Inoltre, da anni la NPR promuove le energie rinnovabili e la progettazione di insediamenti sostenibili e resilienti nell’ambito del tema prioritario «clima, energia e biodiversità».  

L’allineamento della NPR con gli obiettivi di sviluppo sostenibile va inteso come un’evoluzione e un completamento della NPR piuttosto che come un cambiamento di sistema. Nel periodo di programmazione 2024-2027, i contributi agli aspetti sociali ed ecologici dello sviluppo sostenibile saranno ampliati e avranno un peso maggiore. La NPR continuerà a focalizzarsi sull’economia regionale, ma i servizi cantonali responsabili e la SECO saranno chiamati a cofinanziare un numero maggiore di progetti NPR incentrati sull’economia circolare. Ueli Ramseier conferma comunque che la NPR manterrà i propri obiettivi generali, ossia rafforzare la competitività delle regioni, creare posti di lavoro, mantenere l’occupazione decentrata del territorio ed eliminare le disparità regionali.

Sfruttare i punti di forza della politica regionale

Anche se a prima vista non si direbbe, le regioni svolgono un ruolo importante nella promozione dell’economia circolare. Lo scorso anno regiosuisse ha deciso di cogliere la sfida. Lorenz Kurtz, capoprogetto, spiega che regiosuisse intende costruire un know-how in questo campo, diffondere le conoscenze necessarie e sviluppare ausili concreti per le regioni. Nell’ambito della comunità delle conoscenze «Economia circolare e sviluppo regionale», regiosuisse ha messo a punto un toolbox nel quale sono raccolte le conoscenze acquisite con esempi di buona prassi, ausili pratici e possibili approcci. Per favorire l’implementazione di questo tema complesso nelle regioni, nel marzo 2022 regiosuisse ha organizzato un workshop online (RegioLab Economia circolare) su come integrare l’economia circolare a livello strategico.

Si schiudono quindi opportunità concrete per le regioni che si focalizzano già su temi e ambiti strutturati a livello regionale piuttosto che globale – agricoltura e silvicoltura, produzione alimentare, lavorazione del legno, energie rinnovabili, infrastrutture, servizi regionali e quindi anche turismo. Un’analisi sistematica dei flussi di materiali e delle catene di produzione in questi settori mostra che il potenziale regionale per l’economia circolare è enorme. Oltre alla formazione e al trasferimento di conoscenze, per promuovere l’economia circolare occorrono ulteriori incentivi finanziari. Servono fondi non solo per i progetti in sé, ma anche per il loro accompagnamento professionale e per l’elaborazione di strategie regionali di sviluppo dell’economia circolare. Secondo Ramseier, si potrebbe ampliare la promozione per i progetti particolarmente impegnativi che raggiungono il massimo livello in fatto di sostenibilità e aumentare i finanziamenti da parte della Confederazione.

Norman Quadroni, responsabile della politica regionale presso arcjurassien, vede nell’economia circolare una grande opportunità per utilizzare meglio le risorse naturali delle regioni rurali, di confine e di montagna e per valorizzarne altre, che in una prospettiva di sviluppo puramente orientata all’esportazione sarebbero trascurate. Inoltre, alcune attività economiche attualmente organizzate a livello internazionale potrebbero, secondo Quadroni, essere riportate nella regione e inserite in cicli corti. Grazie a qualità strutturali, come la prossimità e le dimensioni ridotte e controllabili, le regioni si prestano particolarmente per l’attuazione di processi circolari. La cooperazione interdisciplinare e interaziendale in rete, attuata da sempre dalla NPR, risulta infatti essere particolarmente preziosa in un’ottica di economia circolare.

regiosuisse.ch/economiacircolare

ufam.ch

Promotori dell’economia circolare

Oltre a regiosuisse, varie altre organizzazioni offrono agli attori interessati know-how, conoscenze e coaching in materia di economia circolare:

Go for impact associazione creata in collaborazione con l’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) con l’obiettivo di promuovere politicamente ed economicamente l’economia circolare in Svizzera e contribuire alla sua realizzazione.

Circular Economy Switzerland movimento che promuove l’economia circolare e che gode di un ampio sostegno economico, politico e sociale. Gestisce una piattaforma rivolta a tutte le organizzazioni, aziende e persone interessate all’economia circolare. Ha redatto una Carta per l’economia circolare e sostiene una serie di iniziative fornendo conoscenze, organizzando workshop e portando attività di lobbying a livello politico.

CircularHub piattaforma aperta di conoscenze e di messa in rete per promuovere l’economia circolare in Svizzera, che propone alle start-up e alle imprese innovative offerte di formazione, consulenza e accompagnamento di progetto.

Rete Svizzera per l’efficienza delle risorse (Reffnet) rete di esperti che forniscono consulenza e supportano le aziende in vista dell’elaborazione di un piano di misure con interventi concreti volti ad aumentare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse.

Ressource pressure design method metodo di progettazione basato sulla pressione sulle risorse e sviluppato da un gruppo di ricerca dell’EMPA nell’ambito del PNR 73 «Economia sostenibile», con il quale si vuole contribuire all’adozione di decisioni più sostenibili nella progettazione di prodotti e di servizi.

PRISMA comunità di interessi delle aziende dell’industria alimentare, dei beni di consumo e degli imballaggi che si impegna per implementare l’economia circolare nel settore del confezionamento.

Prozirkula centro di competenza per gli appalti pubblici circolari che promuove l’integrazione dei principi dell’economia circolare nelle procedure di gara pubbliche e private. Offre consulenza, trasferimento di conoscenze e networking (vedi anche articolo Verso appalti pubblici circolari).

PAP piattaforma di conoscenze sugli appalti pubblici sostenibili.

Kompass Nachhaltigkeit piattaforma di conoscenze finanziata dalla SECO e gestita congiuntamente dalla fondazione Pusch e dall’associazione öbu (associazione per l’economia sostenibile in Svizzera).

Idee, iniziative e progetti riguardanti l’economia circolare

Agricoltura/alimentari

Star’Terre iniziativa intercantonale nella regione del Lago Lemano che promuove la produzione e la commercializzazione regionale di prodotti agricoli e alimentari e cicli di produzione e consumo corti (vedi articolo Tra agricoltura e start-up).

Azienda di orticultura Gebr. Meier Primanatura AG, Hinwil ZH l’azienda possiede serre a zero emissioni di CO2 riscaldate grazie al calore recuperato dal vicino impianto di incenerimento dei rifiuti. Anche il CO2 utilizzato per favorire la crescita degli ortaggi proviene dall’inceneritore o viene aspirato e filtrato dall’aria.

Bösiger Gemüsekulturen AG, Niederbipp (BE) orticoltura circolare.

Acquaponica tipologia di agricoltura mista ad allevamento sostenibile basata su una combinazione di acquacoltura e coltivazione idroponica. La Scuola universitaria di scienze applicate di Zurigo (ZHAW) studia questo settore e offre workshop e corsi per le persone interessate.

Progetti contro lo spreco alimentare: start-up/app «Too good to go», piattaforma «United against Waste».

«Kreislaufwirtschaft im Seeland» (progetto NPR 2021–2023) progetto con il quale ristoranti, panetterie e mense scolastiche della regione del Seeland cercano, insieme ad altri attori (produttori di ortaggi, consumatori), di chiudere i cicli della catena del valore.

Centravo AG, Lyss (BE) azienda che da 25 anni ricicla sottoprodotti e materiali residui di origine animale risultanti dai processi di macellazione.

Finge Funghi AG azienda zurighese che produce funghi bio da sottoprodotti della macinazione (crusca di grano).

RethinkResource start-up che ha creato «Circado», un mercato B2B che favorisce il recupero e il riciclo di sottoprodotti dell’industria alimentare.

Ricoter Erdaufbereitung AG azienda fondata nel 1981 con sedi a Aarberg (BE) e Frauenfeld (TG) che produce terra per giardini a partire da rifiuti organici di raffinerie di zucchero.

Brauerei Locher Appenzell (AI) progetto agroindustriale.

ortoloco – cooperativa di orti, Dietikon (ZH) cooperativa formata da 500 persone che gestiscono orti condivisi e prendono le decisioni insieme ai produttori e ai consumatori.

Cooperative d’acquisto in cui i consumatori cooperano direttamente con i produttori, p. es. Tante Emmen, Koop Teiggi Kriens, piattaforma Crowd Container, IG Foodcoops.

Qwstion marca zurighese di borse che ha lanciato un nuovo materiale tessile fabbricato a partire da fibre di banano.

Edilizia/settore immobiliare

Edilizia circolare (Beat Bösiger, bluefactory), demolizione, calcestruzzo riciclato, utilizzo di materiali locali, sostenibili e rinnovabili ecc., riciclo dell’asfalto.

Eberhard Bau AG azienda da 40 anni pioniera del riciclaggio di materiali edili, che trasforma rifiuti da costruzione e demolizione in materie prime secondarie senza perdite di qualità.

Altri specialisti del riciclo di materiali da costruzione: Ronchi SA di Gland (VD), Sotrag SA di Etoy (VD), Kästli Bau AG di Rubigen (BE),BOWA Recycling di Susten (VS).

Neustark, Berna azienda bernese specializzata nella cattura del CO2 atmosferico nel granulato di calcestruzzo riciclato.

Pianificazione integrata e gestione congiunta di zone industriali e artigianali progetti a Le Locle (NE), St-Imier (NE) , Val-de-Ruz (NE), Sensebezirk BE (zone di attività), Sierre VS (Ecoparc di Daval, vedi articolo Meno è di più), Schattdorf (UR) ecc.

enoki, Friburgo start-up friborghese che progetta e pianifica quartieri e città circolari.

Terrabloc, Ginevra azienda ginevrina che produce materiali di costruzione e isolanti a partire dall’argilla.

VADEME progetto Interreg che punta a una soluzione coordinata per il riciclo degli inerti minerali nella regione di Ginevra e Annecy (vedi articolo VADEME, ridare vita ai rifiuti minerali).

ORRAP progetto Interreg (2016–2019) per il riciclo dell’asfalto nella regione di Basilea.

Iniziative, progetti, strategie

AlpLinkBioEco progetto Interreg conclusosi nell’aprile 2021 nell’ambito del quale è stato ideato un generatore di catene di valore e un masterplan per un’economia circolare basata su materie prime naturali locali nello Spazio alpino.

Sharely start-up che gestisce una piattaforma per noleggiare oggetti d’uso quotidiano.

Make furniture circular iniziativa della fondazione Pusch e del Fondo pionieristico Migros per promuovere la fabbricazione di mobili con materiali riciclati.

Riparazione, riuso, riciclo iniziative regionali per promuovere la riparazione, il riuso e il riciclo di oggetti, tra cui Second hand Day, negozi dell’usato, officine/caffè riparazione, centri di riciclo e riuso ecc.

Economia circolare nel Parc Naturel Régional Chasseral rilocalizzazione di catene del valore, conservazione e valorizzazione di risorse naturali locali.

Roadmap economia circolare nel Cantone di Friburgo strategia cantonale.

Plattform 1PEC borsa delle idee per promuovere l’economia circolare in Vallese.

Kreislaufwirtschaft Oberwallis progetto per promuovere l’economia circolare in una regione rurale (sostenuto dal programma «Sviluppo sostenibile», ARE, 2022).

Share Gallen rete e piattaforma di condivisione a San Gallo (progetto sostenuto dal programma «Sviluppo sostenibile», ARE, 2018).

Energie rinnovabili

Impianti biogas: p. es. Kägiswil OW e Kompogasanlage Wauwil LU (entrambi sostenuti dalla NPR), BiogasTicino SA sul Piano di Magadino.

Satom SA, Monthey (VS) produzione di biometano da rifiuti organici.

Programma «Promozione della filiera legno» del Cantone di Vaud (progetto NPR): promozione della filiera regionale del legno, quale materia prima e vettore energetico rinnovabile, con l’obiettivo di aumentare il valore aggiunto in tutte le fasi di produzione e trasformazione.

«Il futuro è circolare»

Pirmin Schilliger & Urs Steiger

Come si può integrare la circolarità nell’economia regionale e nella società? Come si può promuoverla in modo mirato? Secondo Tobias Stucki, professore di economia e codirettore dell’Istituto per il business sostenibile della SUP di economia di Berna, la transizione circolare presuppone un ripensamento – e se del caso una riorganizzazione – delle catene di approvvigionamento globali. Il problema maggiore non è tanto la logistica, quanto i prodotti stessi. La questione fondamentale è decidere quali materiali e quali sostanze utilizzare.

Tobias Stucki © regiosuisse

Secondo Antonia Stalder, direttrice di Prozirkula, si dovrebbe limitare la circolazione globale delle merci: in futuro ricondizioneremo, ripareremo e condivideremo molti più prodotti e apparecchi sia su scala regionale che locale. Per quanto sia da tempo un tema di discussione, la transizione dall’economia lineare a quella circolare si trova tuttora allo stato embrionale.

Antonia Stalder © regiosuisse

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot, sustainability manager nonché responsabile per il Canton Friburgo della strategia per lo sviluppo sostenibile e l’economia circolare, è convinta che la circolarità diventerà un elemento fondamentale dell’economia perché è un importante fattore di abbattimento dei costi, di competitività e di resilienza e aiuta in particolare le regioni a rafforzare la loro capacità di resistenza economica. Le attuali condizioni quadro normative, per esempio la revisione della legge federale sugli acquisti pubblici, offrono già un certo margine di manovra per promuovere l’economia circolare. A livello internazionale, però, l’UE è molto più avanti e ha già adottato basi normative vincolanti.

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot © regiosuisse

Marie-Amélie Dupraz-Ardiot spera che la revisione della legge sulla protezione dell’ambiente darà presto lo slancio necessario anche in Svizzera. Sottolinea inoltre che occorre avviare un’ampia campagna di formazione e aggiunge che per implementare con successo l’economia circolare servono persone capaci che dispongano delle conoscenze e delle competenze necessarie. La conclusione unanime è che a tutti i livelli c’è tuttora un forte bisogno di formazione teorica e pratica, consulenza e sviluppo.

La versione integrale in tedesco.

La versione integrale in francese.

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Hasliberg e i suoi «residenti secondari»

Jana Avanzini

Sull’onda di preoccupazione generata dall’approvazione nel 2012 dell’iniziativa sulle abitazioni secondarie, molte località turistiche svizzere si sono attivate. Tra le numerose iniziative lanciate, figura un progetto che richiama gli ospiti alle loro responsabilità: l’associazione Netzwerk Hasliberg raggruppa circa 250 persone originarie del luogo e proprietari di residenze secondarie che vogliono impegnarsi per una buona qualità di vita nel comune.

È stato uno shock per Hasliberg, soprattutto per il settore della costruzione, quando nel marzo 2012 è stata approvata l’iniziativa «Basta con la costruzione sfrenata di abitazioni secondarie!» con il 50,6 percento dei voti. All’epoca le residenze secondarie nel comune erano oltre il 60 percento. A Hasliberg l’iniziativa è perciò stata sonoramente bocciata, come in molti altri comuni alpini. La decisione non ha mancato di suscitare grande incertezza per le sue implicazioni concrete.

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«La discussione ha permesso di capire che non si poteva semplicemente aspettare di vedere che impatto avrebbero avuto le nuove disposizioni», afferma Alex Willener che aveva acquistato il suo chalet proprio in quel periodo. Esperto di scienze sociali e docente alla Scuola universitaria di Lucerna, è impegnato attivamente in diversi progetti sia a Lucerna che a Hasliberg ed è stato cofondatore di «Zukunft Hasliberg», un progetto lanciato dal comune bernese dopo l’approvazione dell’iniziativa e cofinanziato dalla Nuova politica regionale (NPR).

Pro invece che contro il Comune

Nell’ambito del progetto sono stati istituiti ben dodici gruppi di lavoro, ad esempio per l’agricoltura, la mobilità e la gioventù. Nel 2016 il gruppo di lavoro riguardante i proprietari di abitazioni secondarie ha dato vita a Netzwerk Hasliberg, un’associazione che figura oggi tra i 16 «buoni esempi» in Svizzera nell’ambito dell’analisi degli effetti della legge sulle abitazioni secondarie.

«Ci sono anche cattivi esempi», ricorda Willener. In alcune località turistiche i proprietari di residenze secondarie si sono uniti per difendere i loro interessi contro quelli del comune. «Questo è l’esatto opposto di quello che vogliamo raggiungere noi», prosegue. «Si tratta soprattutto di creare una rete per restituire qualcosa al luogo del quale beneficiamo».

«Per il comune la rete è una manna», afferma Arnold Schild, sindaco di Hasliberg. «Approfittiamo a piene mani di questo impegno». Lo scambio tra il comune e il comitato è molto proficuo, tanto che l’associazione è riuscita a conquistarsi i favori della popolazione, per natura piuttosto riluttante se non diffidente.

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Donare e lavorare

Maja Bachmann è cresciuta a Hasliberg. Il piccolo e luminoso chalet nel quale sta preparando il caffè si trova esattamente dove un tempo sua nonna coltivava l’orto. Dalla finetra si scorgono l’Eiger, le cime degli Engelhörner e il Wetterhorn. Una vista imprendibile.

Maja potrebbe essere l’emblema dell’associazione: spirito turistico, origini locali ma a lungo lontana e ora «residente secondaria», una definizione che usa volentieri e che esplicita bene le intenzioni dell’associazione: fare in modo che i proprietari di abitazioni secondarie si distinguano dalla massa anonima di ospiti. Per dirla altrimenti, attraverso l’associazione i proprietari vogliono impegnarsi sul posto per promuovere Hasliberg e favorire la messa in rete.

Netzwerk Hasliberg sostiene la località e il suo sviluppo sia in sul piano finanziario che su quello concettuale e dei valori. Ciò significa nel concreto sostenere finanziariamente progetti locali tramite la quota sociale o, spesso, con donazioni supplementari. «Abbiamo potuto sostenere il parco di freestyle, il Waldspielgarten (un’iniziativa extrascolastica che offre ai bambini la possibilità di svolgere attività ludiche nel bosco), un bus serale, una pumptrack per bike, varie settimane a tema nelle scuole, il progetto Generationenhaus Hasliberg o i cacciatori tramite l’acquisto di droni per individuare e salvare i cuccioli di capriolo», racconta Maja.

I membri dell’associazione collaborano inoltre alla manutenzione e alla pulizia della rete di sentieri escursionistici, del laghetto, delle piste da sci e dei pascoli alpini.

Residenti secondari danno una mano in piccoli lavori di manutenzione e ripristino; da sinistra Beat Kiser, Jos Willi (municipale di Hasliberg), Vreni Haefeli, Brigitta Kiser© regiosuisse

Dare per avere

Inizialmente l’associazione contava 61 soci, oggi sono 250 (Maja ha appena spedito la documentazione per l’iscrizione del 250° socio). Una cifra ragguardevole se si considera che le abitazioni secondarie sono alcune centinaia, ma l’obiettivo rimane 300.

«Poco più del 20 percento dei soci sono abitanti di Hasliberg», afferma Maja. «Anche questo dato potrebbe essere migliorato, magari coinvolgendo persone attive nell’edilizia e nella ristorazione». Oltre a persone che si impegnano attivamente, cercano lo scambio e partecipano alle iniziative, l’associazione accoglie anche persone che versano la quota sociale per ottenere semplicemente delle informazioni.

Molte di loro possiedono la loro casa da generazioni e tornano a Hasliberg regolarmente. Spesso le si sente affermare: «Vorremmo restituire qualcosa alla regione perché di fatto prendiamo senza dare».

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Realtà turistica

Naturalmente le critiche non mancano. Molti si lamentano dei turisti, dei loro rifiuti e del loro modo di fare. «A volte ho però anche l’impressione che molte persone nelle regioni uristiche svizzere non si rendano conto di quanto siano dipendenti dal turismo, nell’edilizia tanto quanto nella ristorazione o in inverno dalla stazione sciistica», osserva Maja.

Lei stessa conosce questa dipendenza per esperienza diretta: «Quando ero piccola, ogni primavera ci trasferivamo con con armi e bagagli nella casetta adiacente per affittare la casa grande ai turisti. Con quei soldi potevamo comperare cose che altrimenti non avremmo mai potuto permetterci».

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Letti caldi

Per Maja a Hasliberg i famigerati letti freddi non sono un tema d’attualità e tanto meno costituiscono un problema. L’occupazione di case e appartamenti è buona. Maja svolge un’attività indipendente e ha addirittura trasferito il suo posto di lavoro a Hasliberg: «In settimana sono qui e trascorro i finesettimana o il tempo libero a casa, a Koppigen».

Alex Willener passa almeno un finesettimana su due a Hasliberg e non condivide l’opinione di Maja Bachmann: «La maggior parte degli appartamenti di vacanza svizzeri sono occupati solo cinque settimane l’anno». La questione è tuttavia delicata. Si potrebbe per esempio segnalarne la disponibilità oppure raccontare che anche amici e parenti usano lo chalet. In questo modo si incoraggerebbe anche altri a seguire l’esempio: «La questione è una sola: condividere lo spazio», sintetizza Willener. 

netzwerk-hasliberg.ch

regiosuisse.ch/banca-dati

regiosuisse.ch/npr

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Swiss Alpine Hotels

Nel 2015 una dozzina di alberghi della regione del Frutigland hanno avviato una cooperazione per ottimizzare la gestione delle attività e risparmiare tempo e soprattutto denaro («regioS 13»). Per quanto si sia ridimensionata, la cooperazione ha permesso di superare la pandemia.

Unire le forze

La gestione alberghiera sta diventando sempre più complessa e le piccole strutture a conduzione familiare sono messe a dura prova. Grazie alla collaborazione avviata sei anni fa che permette loro di raggruppare le ordinazioni, gli alberghi di Adelboden, Kandersteg e Frutigen possono beneficiare di buone condizioni di acquisto per beni e servizi. Questa soluzione offre sicurezza e invoglia a realizzare nuovi investimenti e cambiamenti. Il progetto, che inizialmente coinvolgeva undici alberghi, ora ne conta solo sette. La collaborazione è buona e particolarmente intensa nel settore del marketing e delle soluzioni digitali. Per quanto l’idea di impiegare il personale in varie strutture sia stata accantonata, il progetto continua ad incontrare vivo interesse anche oltre i confini regionali.

swissalpinehotels.ch

«Serve un cambiamento culturale – nelle imprese e nella popolazione.»

Pirmin Schilliger & Urs Steiger

Quali opportunità si schiudono per le aree rurali e le regioni di montagna grazie alle nuove forme di lavoro flessibili? È il tema della videoconferenza alla quale hanno partecipato Rahel Meili, capoprogetto presso il Regions- und Wirtschaftszentrum Oberwallis AG, Peder Plaz, direttore del Wirtschaftsforum Graubünden e Daniel Studer, promotore e presidente della cooperativa che gestisce «Plattform Haslital».

L’importanza economica delle forme di lavoro flessibili è difficile da valutare, vista la mancanza di dati e di statistiche. Tuttavia, come ha sottolineato Peder Plaz, è indubbio che offrano alle regioni di montagna l’opportunità di attrarre nuovi abitanti, che possano trascorrere la propria vita lavorativa tra il luogo dove abitano e il centro urbano che ospita la sede dell’impresa.

La capacità delle regioni di sfruttare il potenziale offerto dal lavoro agile dipende da diversi fattori: per chi vuole davvero trasferirsi con la famiglia in aree di montagna, conta soprattutto la qualità della vita. Le aspettative sono una buona offerta di negozi e servizi, infrastrutture sociali come gli asili nido, opportunità di lavoro per entrambi i genitori e, non da ultimo, una vera cultura dell’accoglienza. I pensionati che decidono di trasferirsi stabilmente nella loro casa di vacanza considerano soprattutto l’aspetto fiscale. Per le persone che soggiornano temporaneamente in montagna e lavorano in coworking o da casa, l’offerta turistica – e a titolo complementare l’infrastruttura per il lavoro digitale – resta un fattore importante.

Insieme ai Comuni e alle aziende, gli operatori dello sviluppo regionale sono indubbiamente chiamati ad agire per cogliere la sfida della digitalizzazione. «Possiamo costruire le infrastrutture necessarie, ma senza un cambiamento culturale a livello economico i nostri sforzi resteranno vani», ha sottolineato Rahel Meili. Molto dipenderà probabilmente da come le forme di lavoro flessibili sapranno affermarsi dopo la situazione particolare legata alla crisi del coronavirus. I partecipanti alla discussione sono tuttavia concordi nell’affermare che il mondo del lavoro sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Le aree rurali e montane potranno trarne vantaggio solo se riusciranno a raggiungere i gruppi target con offerte specifiche in linea con i bisogni e le esigenze.

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«Plattform Haslital», molto più di uno spazio di coworking

Pirmin Schilliger

«Plattform Haslital» è uno spazio di co-working lanciato da un team di otto persone, che per realizzarlo hanno fondato un’associazione. Lo spazio di lavoro condiviso è stato inaugurato il 30 marzo 2019 a Meiringen, dopo una fase di preparazione e test durata circa un anno e mezzo e finanziata con fondi della Nuova politica regionale (NPR). L’offerta di lavoro agile, che propone anche eventi aperti al pubblico, ha riscontrato subito successo. Nei prossimi anni punta a diventare una piattaforma per l’innovazione e un luogo di incontro culturale e sociale nella regione.

David Risi vive a Zurigo. La prossima estate avrebbe dovuto lasciare la città sulla Limmat per trasferirsi stabilmente con tutta la famiglia a Meiringen (BE), dove possiede una casa di vacanza. Alla decisione di trasferirsi nell’Oberland bernese ha contribuito anche la presenza a Meiringen dello spazio di co-working «Plattform Haslital». Lo scoppio della pandemia di coronavirus, però, ha scompigliato le carte: in seguito al lockdown introdotto a metà marzo la famiglia Risi ha deciso di anticipare la partenza e di trasferirsi nell’Oberland prima dell’estate, anche se per ora solo in via provvisoria. Nelle prime settimane dopo il trasferimento David ha trascorso più di quattro quinti del suo tempo di lavoro nello spazio di co-working, recandosi solo sporadicamente al suo posto di lavoro «ufficiale», la Stadtgärtnerei Luzern, dove lavora come ingegnere ambientale. In futuro David vorrebbe lavorare il più possibile nella «Plattform Haslital». Per lui è diventata più di un luogo in cui lavorare: «è uno spazio in cui si allacciano contatti con persone interessanti, un luogo di ispirazione dove sbocciano nuove idee».

Docking station

Barbara Willener abita a Guttannen, nell’Oberland bernese. «Plattform Haslital» è uno degli spazi di lavoro in cui svolge la sua attività di co-direttrice di Qualifutura (cfr. regioS 10, pag. 27), un’istituzione che promuove l’integrazione sociale e professionale dei giovani in tutto il Cantone di Berna. Barbara, che si sposta spesso tra Bienne, Berna, Interlaken e Meiringen, fa parte del gruppo di gestione della «Plattform Haslital» e utilizza lo spazio di coworking per organizzare sessioni di coaching e riunioni. Lo spazio di lavoro condiviso le permette di risparmiare tempo e chilometri.

I locali, che prima ospitavano uno studio di architettura, sono ora destinati principalmente al coworking, con dieci postazioni di lavoro che possono essere affittate alla giornata. La dotazione infrastrutturale moderna permette a chiunque di collegarsi con il proprio laptop a Internet e a vari dispositivi informatici (stampante, scanner, schermo, tastiera ecc.) al prezzo di 25 franchi al giorno o di 300 franchi al mese. Lo spazio offre anche un angolo caffè, una sala riunioni, una vetrina per esposizioni temporanee e una boutique di scambio. «Da noi si possono prenotare postazioni di lavoro, sale riunioni o uno spazio per eventi, ma si può anche venire solo per prendere un caffè e leggere il giornale» spiega Daniel Studer, che lavora come capoprogetto presso la IC Infraconsult di Berna. Daniel, di professione geografo, utilizza l’offerta di coworking da due a tre giorni alla settimana per risparmiarsi le due ore di trasferta fino al posto di lavoro.

Daniel Studer (sinistra) e Urs Zuberbühler espongono una pubblicità per un’unità abitativa energeticamente autosufficiente nella vetrina di «Plattform Haslital». © regiosuisse

Luogo di lavoro e di incontro della vita pubblica

Daniel Studer è convinto che per i circa 190 pendolari a lunga distanza che risiedono a Meiringen il coworking sia un’alternativa interessante. Del resto, lo si incontra spesso nei locali della «Plattform Haslital», poiché presiede la cooperativa che gestisce lo spazio. La sua presenza è richiesta anche per i numerosi eventi organizzati. Lo spazio di coworking viene utilizzato principalmente da lavoratori indipendenti, ma anche da collaboratori di start-up, di aziende già affermate o dell’amministrazione pubblica. L’idea è di svilupparlo ulteriormente per farlo diventare una «cellula» di innovazione e un luogo di incontro culturale e sociale per l’intera regione. Nel primo anno di attività sono stati organizzati un concerto, una presentazione di un libro e vari workshop. «Plattform Haslital» ha inoltre partecipato alla festa locale di paese e alla quinta edizione della Work Smart Week, la settimana nazionale dedicata alle nuove modalità di lavoro. I locali hanno poi ospitato il seminario di formazione di un’azienda informatica bernese e il primo Repair Café Haslital, organizzato nel mese di ottobre 2019, che ha riscosso grande successo. Daniel Studer, che è anche consigliere comunale, spiega che la cooperativa che promuove «Plattform Haslital» cerca di portare un po’ di spirito urbano in questa regione alpina con la dovuta moderazione, chiedendosi sempre cosa è davvero necessario affinché la regione continui a offrire un’elevata qualità come luogo di vita, residenza e lavoro.

Piattaforma bottom-up e messa in rete

Attorno a «Plattform Haslital» è nato un biotopo innovativo e diversificato. La start-up innovenergy, che sviluppa e produce batterie di accumulazione al sale, ha deciso di trasferirsi con i suoi tre collaboratori nello stesso edificio. Ad appoggiarsi a «Plattform Haslital» è anche la Guggers Garden Greens, una start-up che produce aiuole rialzate con varietà rare di fiori e ortaggi. «Plattform Haslital» collabora poi a un progetto per la produzione casearia sostenibile dal punto di vista energetico e ha allestito uno spazio espositivo e sperimentale stagionale per piante d’ufficio. Infine, dal partenariato con Swiss Alps Jungfrau Aletsch (SAJA) potrebbe presto nascere una piattaforma di informazione sul sito UNESCO.

Max Ursin, direttore della start-up Innovenergy, utilizza la «Plattform Haslital» di Meiringen. © regiosuisse

«Siamo un classico movimento bottom-up» spiega Daniel Studer. I sostenitori, partner o sponsor della cooperativa che promuove «Plattform Haslital» sono la conferenza regionale Oberland Ost, il sito UNESCO Swiss Alps Jungfrau Aletsch, aziende e imprese artigianali della regione, l’Università di Berna, l’Ufficio dell’economia del Cantone di Berna, il servizio per il marketing territoriale e lo sviluppo regionale Haslital Brienz e i cinque comuni della regione Haslital. La NPR ha sostenuto il progetto con un finanziamento iniziale di 93 000 franchi. Ora l’obiettivo è di raggiungere al più presto l’equilibrio finanziario, sottolinea Studer. E aggiunge fiducioso che attualmente, oltre alla dozzina di abbonati che utilizzano regolarmente lo spazio di coworking, vi sono anche parecchi utenti giornalieri, molti di più di quanto previsto al momento dell’inaugurazione. L’offerta è sempre più gettonata.

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