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Il futuro nasce dalle radici – come Alpahirt sviluppa una tradizione grazie alla sostegno regionale all’innovazione 

A volte il futuro inizia con uno sguardo al passato. Quando Adrian Hirt ha fondato il marchio Alpahirt nel 2014, è tornato consapevolmente alle sue radici nei Grigioni.  Il suo obiettio era produrre specialità  a base di carne in modo che l’origine e il sapere artigianale restassero riconoscibili, ponendo il benessere animale al centro di ogni scelta. Un’esigenza profondamente legata alla sua storia di famiglia: il suo bisnonno, detto «Urneni», era un contadino e concepiva il suo lavoro come una responsabilità verso l’animale, il prodotto e la regione. È questa filosofia che Adrian Hirt ha voluto tradurre nel presente — e proiettare verso il futuro.

Alpahirt collabora con circa 80 contadine e contadini di montagna della regione e trasforma ogni anno circa 140 mucche allevate nel rispetto della specie in carne naturale. Gli animali sono stati nutriti esclusivamente con mangimi prodotti nella propria azienda agricola, principalmente erba e fieno. L’azienda punta su percorsi brevi, sulla collaborazione diretta con partner regionali e rinuncia sistematicamente a sali da salamoia, zucchero o altri additivi artificiali. La carne viene invece lavorata con vino rosso, sale naturale e spezie: deve rimanere un alimento trasparente, comprensibile sia per quanto riguarda la sua origine sia il suo processo di trasformazione.

La creazione di valore a livello regionale costituisce il fondamento del modello di business di Alpahirt.

Dal desiderio di crescità all’innovazione accompagnata

Dopo diversi anni dedicati alla costruzione dell’azienda, Adrian Hirt si è interrogato su come un’azienda funzionante e fondata su valori solidi potesse continuare a svilluparsi. La questione era molto concreta: nuovi prodotti, in particolare salsicce da griglia e salsicce da bollire realizzate al 100% con carne bovina, senza sali di salamoia né additivi. Dal punto di vista artigianale, le competenze di base erano già presenti. Ciò che mancava era un processo di innovazione strutturato: dalla ricetta alla sensorica, ovvero la valutazione sistematica del gusto, dell’odore, della consistenza e dell’aspetto di un prodotto, fino al suo posizionamento all’interno dell’assortimento.

Patrick Zbinden/INOS

A questo punto è entrato in gioco il coaching per l’innovazione del Rete per l’innovazione della Svizzera orientale (INOS). Il programma è finanziato nell’ambito della Nuova politica regionale (NPR) attraverso il suo strumento dei Sistemi regionali d’innovazione (RIS).

I RIS sono spazi economici funzionali, per lo più intercantonali, che sostengono le imprese nello sviluppo delle proprie attività attraverso l’innovazione. Tramite INOS, Adrian Hirt è entrato in contatto con Patrick Zbinden, specialista in analisi sensoriale degli alimenti e food designer. In qualità di coach, accompagna le aziende nell’affrontare in modo sistematico i progetti di innovazione — dal punto di vista del gusto, della tecnologia e della cultura aziendale.
Il processo comune è iniziato con un workshop sull’innovazione, durante il quale sono state sviluppate le prime ricette combinando intelligenza artificiale ed esperienza umana. Nello specifico, LLM (modelli linguistici di grandi dimensioni) come ChatGPT, Perplexity o Mistral hanno aiutato nella creazione delle ricette, nell’analisi sensoriale e, successivamente, anche nello sviluppo del packaging e nella denominazione.

I risultati del workshop hanno costituito la base per la messa a punto sensoriale delle ricette. I primi prototipi sono stati poi valutati da numerose persone per ottenere una panoramica sensoriale la più ampia possibile. Questo processo iterativo è diventato un elemento centrale per il successo dello sviluppo dei prodotti. Ciò che motiva particolarmente Patrick Zbinden, coach INOS, nell’accompagnare i coachee nei processi di innovazione: «Quando le aziende trovano il coraggio di affinare le proprie idee culinarie invece di limitarsi a copiare le tendenze».

Attuazione lungo la catena del valore

Il passo successivo è stata l’attuazione. In questa tappa, Alpahirt ha collaborato strettamente con Samuel Helbling, maestro macellaio e amministratore delegato del Fleischzentrum Davos a Klosters. «Per noi macellai è una sfida continua reinventarci e svilupparci, ossia rispondere alle esigenze in evoluzione dei clienti e alle tendenze partendo sempre dalle stesse materie di origine animale», spiega Helbling.

Grazie ai coaching INOS cofinanziati dalla NPR, è stato infine possibile lanciare sul mercato le due salsicce «Alpenblüte» e «Felsenkraft». I due prodotti si differenziano nettamente per il profilo gustativo – il primo piuttosto delicato e floreale, il secondo con un carattere più deciso – ma seguono lo stesso principio di base: carne di provenienza regionale, lavorazione artigianale, nessun additivo. Questi due prodotti sono stati lanciati il 1° agosto 2025 e oggi vengono distribuiti in tutta la Svizzera.

I Sistemi regionali di innovazione (RIS) come fattori abilitanti

Secondo Marc Plancherel, responsabile dei Sistemi regionali di innovazione (RIS) e capo Innovazione presso la SECO, il progetto dimostra in modo esemplare come la promozione dell’innovazione possa avere un impatto diretto nelle zone rurali: «I sistemi regionali di innovazione come INOS rafforzano la dinamica innovativa nelle regioni, promuovono l’imprenditorialità e aumentano il valore aggiunto regionale. Per questo, sono uno strumento fondamentale della Nuova politica regionale». Questi sistemi si riferiscono a spazi economici funzionali, per lo più intercantonali, nei quali gli attori necessari al processo di innovazione – imprese, università e settore pubblico- sono messi in rete.

Entro il 2029 Alpahirt intende affermarsi come punto di riferimento svizzero nel settore della carne naturale senza additivi. L’attenzione è rivolta alla creazione di valore aggiunto regionale e allo sviluppo qualitativo continuo. La storia di Alpahirt dimostra come l’origine possa diventare il punto di partenza per il futuro, quando le aziende sono disposte ad evolversi. E spesso sono necessari anche strumenti di sostegno adeguati per accompagnare questo percorso.

Maggiori informazioni sulla NPR e su come sostiene i progetti regionali:

Sui sentieri del gusto nella regione del Gottardo

Un’escursione che coinvolge tutti i sensi e combina il movimento in montagna con la cucina regionale. Il progetto Sentieri del gusto San Gottardo mette in rete i fornitori locali lungo sentieri escursionistici tematici: gli ospiti assaggiano le specialità direttamente dai produttori, ascoltano le loro storie e scoprono così da vicino la cultura della regione del Gottardo. Ciò è reso possibile da un progetto che riunisce gastronomia, turismo e agricoltura locali, sostenuto dalla Nuova politica regionale (NPR).

Dall’idea all’escursione

L’idea è nata durante la pandemia di coronavirus. Quando i grandi eventi che aveva organizzato in passato sono stati cancellati, il promotore del progetto Niklaus Niederhauser ha cercato un’alternativa: esperienze su scala più piccola, prenotabili in modo flessibile e comunque vicine alle persone. Attraverso un annuncio è venuto a conoscenza del programma San Gottardo, che promuove lo sviluppo della regione del Gottardo in collaborazione con la Confederazione e i Cantoni di Uri, Grigioni e Ticino. Il programma punta sulla creazione di valore aggiunto sostenibile attraverso il turismo, l’utilizzo delle risorse locali e collaborazioni innovative. La visione alla base è quella di rendere la regione del Gottardo un luogo attraente dove vivere, lavorare e fare turismo, con posti di lavoro sicuri e nuovi e una maggiore competitività. 

Come spiega Anja Beivi, responsabile del programma San Gottardo, il progetto dei sentieri del gusto è stato sviluppato all’interno del suo incubatore turistico. Questo mostra come idee turistiche innovative provenienti dalla zona del Gottardo possano essere avviate, testate e realizzate per promuovere in modo mirato la forza innovativa della regione. I sentieri del gusto San Gottardo sono stati premiati come uno dei migliori progetti. Beivi sottolinea anche quanto sia fondamentale la promozione dei fornitori locali per l’ulteriore sviluppo della regione.

È così che è nato il concetto di un’escursione culinaria con diverse tappe: i sentieri del gusto San Gottardo. Attualmente nella regione si contano tre percorsi di questo tipo: il percorso della birra dei Grigioni, il sentiero della birra di Monsteiner e il sentiero del gusto e delle leggende della Surselva. La maggior parte di questi sentieri è attualmente attiva e prenotabile soprattutto nei mesi estivi e all’inizio dell’autunno. Un percorso comprende da quattro a cinque tappe con una durata totale di circa due ore, che lasciano il tempo per immergersi nella natura. Gli ospiti passeggiano di fattoria in fattoria, di ristorante in ristorante, degustano ad esempio la birra grigionese o i capuns e scoprono chi c’è dietro questi prodotti. La particolarità dei percorsi è che combinano elementi già esistenti in un’esperienza del tutto nuova. Il tour può essere prenotato con breve preavviso e in formato digitale. I percorsi possono essere vissuti anche in modo classico su carta, per godersi appieno il panorama.

Per gli albergatori, come ad esempio la direttrice dell’Hotel Surselva, Beatrice Hug, questo concetto significa: nessun rischio, ma un vantaggio diretto. All’inizio, secondo Niederhauser, un ostacolo era spesso la paura dei ristoratori di dover pagare in anticipo, una preoccupazione che però è stata rapidamente dissipata. Quando gli ospiti prenotano, si genera un fatturato, mentre se non si presentano non si subisce alcuna perdita. Circa l’80-90% del valore aggiunto rimane nella regione. «Gli ospiti vivono incontri autentici e le aziende guadagnano fatturato e visibilità», afferma Niederhauser. Il team del progetto testa personalmente gli itinerari e cerca in modo mirato le aziende che desiderano partecipare. Spesso sono gli stessi fornitori a contattare il team. Quest’ultimo coordina il processo e accompagna l’attuazione in loco. «La fiducia delle persone nella regione è fondamentale. Solo così si crea una rete che funziona», afferma Niederhauser.

La NPR come motore del progetto

Fin dall’inizio, la NPR è stata la promotrice e il motore del progetto. Il suo sostegno ha permesso, tra l’altro, l’apertura dei sentieri, l’ulteriore sviluppo del sito web e l’ampliamento dell’offerta in diverse lingue. Attualmente l’offerta è prenotabile in tedesco e in italiano, ma in un secondo momento saranno aggiunti anche l’inglese e il romancio, che ha un carattere simbolico particolare nel Cantone dei Grigioni. «Il multilinguismo nella regione del Gottardo fa parte del patrimonio culturale. Grazie ad esso apriamo i percorsi a un pubblico più ampio», spiega Niederhauser. Il sostegno della NPR crea strutture, garantisce la sicurezza della pianificazione e conferisce al progetto una maggiore portata.

I percorsi del gusto sono più di una semplice offerta escursionistica. Rafforzano la gastronomia, l’industria alberghiera e l’agricoltura, avvicinano ospiti e abitanti del luogo e rendono visibile la cultura regionale. Nel frattempo attirano anche un numero sempre maggiore di visitatori dall’estero.

Uno sguardo al futuro

Si prevede di aprire altri sentieri, ad esempio in Ticino e in località meno battute dal turismo, e di offrirli tutto l’anno, anche in inverno. I partecipanti sono d’accordo: i percorsi del gusto del San Gottardo dimostrano come gastronomia e turismo possano insieme animare e arricchire una regione.

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Fonte dell’immagine: Surselva Tourismus/ Ida Sgier

Regio Retica: l’anello alpino che unisce svizzeri e italiani

Dalle montagne dell’Engadina alla Valtellina italiana: chi vive qui attraversa il confine quasi ogni giorno, per lavorare, fare la spesa o scambiare servizi. La Regio Retica può essere immaginata come un grande anello nelle Alpi, in cui tutto è collegato: ciò che accade da una parte ha un effetto diretto sull’altra. La regione si estende su oltre 4000 km² e conta quasi 200 000 abitanti, distribuiti tra il versante svizzero e quello italiano. Con la Regio Retica nasce un modello per il futuro: una regione che pensa e agisce in modo comune al di là dei confini.

Molte persone sono pendolari, altre dipendono dai servizi sanitari e assistenziali oltre confine e anche nel turismo ci sono innumerevoli punti di contatto tra il versante svizzero e quello italiano. Maurizio Michael, attivo da oltre 20 anni in progetti transfrontalieri, lo riassume così: «Senza la manodopera italiana, soprattutto nel settore dell’assistenza, alcuni servizi in Svizzera non potrebbero essere mantenuti». Il confine è visibile, ma lo scambio permanente e la stretta collaborazione fanno ormai parte della vita quotidiana. Regio Retica vuole ora istituzionalizzare questa realtà.

Dai progetti alle strutture

Finora la cooperazione transfrontaliera si è basata soprattutto su singoli progetti e sull’impegno di persone motivate. Con Regio Retica si vuole ora creare una struttura permanente. La base è costituita dal programma Interreg Italia-Svizzera e dalla Nuova politica regionale (NPR). Interreg è uno strumento europeo di sostegno alla cooperazione transfrontaliera. Come sottolinea Maurizio Michael, la Svizzera ha un ruolo particolare in questo contesto: pur non essendo membro dell’UE, partecipa al programma con fondi propri.

Mentre Interreg crea il quadro per la cooperazione transfrontaliera, la NPR dà l’impulso decisivo affinché i risultati siano radicati nelle regioni stesse. Maurizio Michael spiega: «Interreg ci apre le porte alla cooperazione con l’Italia. Allo stesso tempo, la NPR ci obbliga a dimostrare in modo chiaro il valore aggiunto economico e sociale per la parte svizzera». Interreg offre uno sguardo oltre confine, mentre la NPR fa sì che ne derivino strutture durature, a beneficio della popolazione e dell’economia.

Val Morteratsch: Sicht auf Piz Palü & Piz Bernina ©Andrea Furger

Tra vicinanza e differenze: il ruolo dei traduttori

A prima vista, il sud dei Grigioni e la Valtellina si somigliano: una lingua comune, tradizioni affini. Eppure ci sono differenze significative nei sistemi politici, nei percorsi formativi, ma anche semplicemente nel significato delle parole. Maurizio Michael lo descrive così: «A volte basta una sola parola che in Italia ha un significato diverso rispetto alla Svizzera. La parola «strategia», ad esempio, in Italia è spesso equiparata a un periodo di cinque anni, ovvero la durata di una legislatura. In Svizzera, invece,  una strategia è la base di un progetto. Ciò richiede mediazione, non solo nella lingua, ma anche nella comprensione culturale».

Anche i diversi sistemi fiscali e gli accordi amministrativi rappresentano ulteriori ostacoli per i progetti transfrontalieri, spesso impegnativi quanto le differenze culturali. È qui che entra in gioco il progetto Regio Retica: riunisce i vicini attorno a un tavolo, rende visibili le differenze, media e crea così nuova fiducia.

Corvatsch: Aussicht Fuorcla Surlej ©Engadin Tourismus AG

Uno sguardo al futuro

Fino all’estate 2025 sarà in corso un’ampia analisi socioeconomica che esaminerà la mobilità, il mercato del lavoro e i servizi su entrambi i lati del confine. Sulla base di questa analisi, entro il 2026 dovrebbero essere avviati i primi progetti pilota, come ad esempio un biglietto dell’autobus comune per facilitare la mobilità transfrontaliera o una carta turistica che colleghi le offerte dell’Engadina e della Valtellina. Entro il 2027, Regio Retica non solo avrà realizzato i progetti, ma sarà anche una regione transfrontaliera riconosciuta giuridicamente. In concreto, diventerà una regione dotata di una struttura giuridicamente vincolante.

Uno sguardo ad altre regioni mostra cosa è possibile realizzare. Il progetto Interreg Via Spluga, un classico tra i percorsi culturali ed escursionistici tra Thusis e Chiavenna, genera un fatturato annuo di circa un milione di franchi svizzeri. Pensato fin dall’inizio come strumento di sviluppo regionale, ha riunito comuni, organizzazioni turistiche e istituzioni culturali per creare un’offerta sostenibile. Il percorso non è quindi solo un’attrazione culturale e turistica, ma anche uno strumento per garantire posti di lavoro, promuovere l’identità regionale e rafforzare il valore aggiunto locale.

Questo articolo si basa su un colloquio con Maurizio Michael, da oltre 20 anni esperto di cooperazione transfrontaliera e uno dei promotori del progetto Regio Retica.

Per saperne di più su Interreg e NPR e su come questi programmi aiutano le regioni a plasmare insieme il loro futuro:

Podcast: «CdC: rafforzare le regioni attraverso l’intelligenza collettiva»

Le comunità delle conoscenze (CdC) riuniscono attori provenienti da diversi settori per promuovere insieme lo sviluppo regionale in Svizzera. Promosse da regiosuisse, sostengono l’attuazione della Nuova politica regionale (NPR) creando spazi di scambio di esperienze e di co-creazione per i progetti regionali. Come funziona questo formato e come si configura la collaborazione tra i partecipanti? I nostri ospiti Luc Jaquet e Laura Collaud ne parlano con noi ed esplorano, tra l’altro, i parallelismi tra resilienza individuale e territoriale.

Dalla crisi all’apprendimento collettivo

«Dopo le crisi, siano esse personali o territoriali, l’obiettivo non è solo quello di rimettersi in piedi, ma, se possibile, di disporre di strumenti che ci consentano di affrontare meglio le crisi future. L’essenziale è rivedere le proprie priorità e concentrare gli sforzi dove serve», spiega Luc Jaquet, senior project manager presso regiosuisse.

È proprio in questa logica che si inserisce una delle comunità delle conoscenze (CdC) di regiosuisse, un formato utilizzato per riunire gli attori dello sviluppo regionale attorno a temi portanti, quali l’economia locale, l’innovazione sociale o ancora l’economia circolare. Queste iniziative sono direttamente collegate agli obiettivi della Nuova politica regionale (NPR), che promuove dinamiche economiche innovative nelle regioni.

Tre workshop per trovare soluzioni concrete

Il funzionamento delle CdC si basa su tre workshop fisici che riuniscono un gruppo ristretto e complementare di circa 15-20 persone provenienti da diversi ambiti. «Un buon progetto regionale combina le competenze del mondo accademico, dei promotori di progetti concreti e degli attori pubblici», precisa Luc Jaquet.

L’obiettivo di questi workshop è triplice:

  1. Definire una comprensione comune delle sfide legate all’argomento trattato
  2. Condividere esperienze concrete che rispondano a tali sfide
  3. Rafforzare le competenze e proporre un trasferimento tramite regiosuisse

La Svizzera, un terreno fertile per la co-creazione

Secondo Luc Jaquet, che ha lavorato anche con altri paesi, la Svizzera e la sua vicinanza tra gli attori, in particolare le autorità pubbliche, facilitano particolarmente questa dinamica.

«In Svizzera, questa cultura del pragmatismo e della collaborazione consente di avanzare insieme in modo più efficace», spiega. Questa capacità di far dialogare universi diversi su un piano di parità è un punto di forza distintivo del sistema svizzero e un terreno fertile ideale per la co-costruzione di progetti NPR.

Esperienza: la città di Friburgo

Laura Collaud, specialista in marketing urbano presso la città di Friburgo, testimonia la sua partecipazione attiva alla CdC «economia locale». La considera un’opportunità di ispirazione, di networking e di trasferimento di competenze e sottolinea che molte città si trovano ad affrontare sfide simili. La condivisione di approcci ed esperienze non solo fa risparmiare tempo, ma migliora anche l’efficienza. Di fronte alle sfide del suo settore in evoluzione, era alla ricerca di buone pratiche, scambi stimolanti e accesso a nuove reti.

Durante la CdC ha presentato la strategia di marketing urbano della città di Friburgo, recentemente messa in atto: la sua genesi, la nascita del settore e l’attuazione del piano d’azione.Si tratta di un settore ancora giovane ma strettamente legato all’economia locale, la cui strategia si basa su una governance multipartner e ha già permesso di ottenere primi successi, ispirando anche altri territori.

 «Non potremmo farcela da soli: è necessaria la partecipazione di tutta una serie di partner locali, regionali e anche oltre», afferma, aggiungendo che l’intelligenza collettiva è diventata una necessità.

L’interesse suscitato dal suo intervento è stato tale che «non è mai riuscita a bere il suo caffè durante la pausa», tanto erano intensi gli scambi con le altre partecipanti e i partecipanti. Inoltre, la città di Friburgo si sta aprendo anche a livello internazionale, in particolare attraverso la sua appartenenza alla rete delle città creative dell’UNESCO, senza tuttavia perdere di vista il radicamento regionale e locale. Un esempio eloquente del ruolo delle comunità di conoscenze come catalizzatori di ispirazione e trasferimento.

NPR: una leva strategica per le regioni

Attraverso la Nuova politica regionale, la Confederazione svizzera e i Cantoni sostengono progetti che creano valore economico al di fuori dei grandi centri urbani. I servizi NPR cantonali accompagnano i promotori dei progetti – imprese, comuni, associazioni – offrendo loro un sostegno finanziario e metodologico.

Tutti i risultati di queste comunità di competenza sono resi pubblici e disponibili su regiosuisse.ch. Ciò consente non solo ai partecipanti di ritrovare i contenuti scambiati, ma offre anche l’accesso a tutte le altre persone interessate. Luc Jaquet sottolinea inoltre che alcune CdC, nel corso delle quali vengono individuate ulteriori esigenze di approfondimento, possono dare origine a quelle che vengono chiamate piattaforme tematiche permanenti. Ciò è già avvenuto per i temi della digitalizzazione e dello sviluppo regionale, nonché per quello dell’economia circolare.

Altri link:

Come delle case abbandonate nella Valle di Muggio si trasformano in un villaggio per gli ospiti

Trasformare case abbandonate in un vivace villaggio turistico: è questa l’idea alla base dell’Albergo Diffuso Monte Generoso. Claudio Zanini, uno dei promotori del progetto, punta sull’identità regionale, la sostenibilità e la creazione di valore aggiunto per il territorio locale. La Nuova politica regionale (NPR) sostiene finanziariamente il progetto, consentendo così la realizzazione di un concetto alberghiero decentralizzato in una regione periferica. Scoprite nel video come, nel cuore del Ticino, una valle intera e la sua regione alpina traggono vantaggio dal turismo e gli ospiti diventano parte integrante della vita del villaggio.

Una piccola oasi nell’estremità meridionale della Svizzera: attraverso strade tortuose fiancheggiate da boschi, piccole cappelle e viuzze serpeggianti si raggiunge il villaggio di Scudellate nella Valle di Muggio. Un tempo colpito dall’emigrazione e minacciato, ora sta rifiorendo.  Alle sue spalle il Monte Generoso, davanti la vista sulla pianura italiana. Nelle giornate limpide si vede lo skyline di Milano e, con una visibilità perfetta, con il binocolo si scorge persino il Duomo.

Ospiti nella vita quotidiana di una valle nella regione del Monte Generoso

Qui, all’Albergo Diffuso Monte Generoso, Claudio Zanini accoglie personalmente i suoi ospiti. Con calore e una filosofia tutta sua: quella di una vita tranquilla in armonia con la natura. Indirizza gli ospiti sui sentieri escursionistici giusti, si prende cura di loro, racconta, ride. «Non viaggio più, sono i viaggiatori che vengono da me. Durante la stagione parliamo quattro o cinque lingue e ascoltiamo storie da tutto il mondo». Spesso nascono amicizie e molti ospiti tornano.

L’Albergo Diffuso è un concetto di hotel decentralizzato che punta sull’identità regionale, la sostenibilità e la creazione di valore locale. Diverse infrastrutture nella regione del Monte Generoso, come ristoranti, hotel, B&B, ostelli, rifugi e negozi con diversi proprietari, sono riunite sotto un unico marchio.
I servizi centralizzabili come il marketing, la comunicazione, ma anche gli acquisti, la logistica, i trasporti e l’accoglienza vengono raggruppati a vantaggio di tutti, perché in questo modo le singole aziende risparmiano sui costi.

Nel 2021 è stato avviato il progetto dell’Albergo Diffuso con la ristrutturazione dell’Osteria Manciana e dell’ostello di Scudellate. Negli anni successivi sono stati ristrutturati e aperti al pubblico il Panorama Lodge «La Casa dei Gelsi», la Capanna «Alpe di Caviano» e l’Hotel «Cà Nani». Quest’ultimo si trova in un altro villaggio della Valle di Muggio. Attualmente sono quindi cinque le strutture ricettive affiliate al progetto. A Scudellate tre delle strutture ricettive si trovano a pochi passi l’una dall’altra, mentre le distanze dalle altre sono leggermente maggiori. Gli ospiti che scelgono uno di questi alloggi dell’Albergo Diffuso non si limitano a pernottare, ma si immergono nella vita della regione con la sua ricca offerta naturalistica e culturale. Fanno la spesa nel negozio del paese, mangiano nel grottino, passeggiano nei boschi di castagni. Incontrano la gente del posto e scoprono molti luoghi in altri piccoli villaggi.

Il sostegno della Nuova politica regionale (NPR) come parte del percorso

Claudio Zanini, originario della regione, ha acquistato per questo scopo alcune case nel suo paese natale, vecchi edifici in pietra, alcuni dei quali quasi in rovina. La realizzazione di un progetto di questo tipo è impegnativa e richiede, oltre all’idealismo, anche risorse e un’attenta pianificazione. In questo senso, il progetto è stato decisamente rafforzato dal sostegno della Nuova politica regionale (NPR). Secondo Claudio Zanini, promotore del progetto, il contributo finanziario della NPR ha permesso di sviluppare gradualmente l’iniziativa e di realizzare le prime fasi.

La Nuova politica regionale è, secondo Zanini, «la base dell’intero progetto». Grazie al suo sostegno finanziario è stato possibile realizzare il progetto di ristrutturazione dei vecchi edifici e avviare l’attività dell’Albergo Diffuso.

Impatto turistico per un’intera regione

Anche Nadia Fontana Lupi, Direttrice di Mendrisiotto Turismo, vede il potenziale del progetto ben oltre i singoli pernottamenti. Nel video spiega: «L’Albergo Diffuso porta nuova vita nella valle e sul Monte Generoso. Non si tratta solo di turismo, ma di impulso economico, identità regionale e nuova consapevolezza per la popolazione locale».

Il progetto Albergo Diffuso è un esempio di come la Nuova politica regionale possa dare nuovi impulsi. Proprio nelle regioni periferiche come la Valle di Muggio si vede concretamente cosa può significare lo sviluppo regionale: si utilizzano le risorse locali esistenti, nascono nuove offerte, si rafforza l’identità della regione. Il valore aggiunto rimane nella valle e i villaggi ricevono nuovo slancio.

Attualmente l’Albergo Diffuso conta circa 80 posti letto. L’obiettivo è quello di costruire ulteriori infrastrutture nei prossimi anni e di sviluppare ulteriormente il concetto, con nuove case e soluzioni digitali per far prosperare ulteriormente la regione. A tal fine è necessaria una politica che continui a sostenere tali iniziative.

«La NPR ha un grande impatto e continuerà ad averlo anche in futuro», afferma Zanini.

Maggiori informazioni sulla NPR e su come promuove le idee progettuali nelle regioni:

Responsabili NPR
Per saperne di più sull’Albergo Diffuso Monte Generoso
Per saperne di più sulla regione del Mendrisiotto e del Basso Ceresio
Guida pratica a uno sviluppo regionale di successo

Foto © Albergo Diffuso Monte Generoso